Brasile, domani 158 milioni votano tra Lula e Flávio Bolsonaro: gli Usa chiudono l’ambasciata e i consolati

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BRASILIA — Cancelli chiusi davanti all’ambasciata americana di Brasilia e un avviso che vale anche per le emergenze: non presentatevi. Da venerdì gli Stati Uniti hanno sospeso i servizi consolari in tutto il Brasile «per motivi di sicurezza», senza dire quale sia la minaccia. A poche strade di distanza l’ambasciatrice australiana ha chiuso a sua volta la sede e ha invitato i connazionali a tenersi lontani dagli uffici americani.Succede alla vigilia del voto. Domani 158 milioni di brasiliani eleggono il presidente, rinnovano la Camera, parte del Senato e tutti i governatori. La sfida tra Luiz Inácio Lula da Silva, 80 anni, in corsa per un quarto mandato, e il senatore Flávio Bolsonaro, 45, figlio dell’ex presidente Jair, arriva alle urne in parità: l’ultimo sondaggio AtlasIntel sul ballottaggio dà 47,6 a Lula e 47,7 allo sfidante.La Polizia federale ha eseguito venerdì perquisizioni a San Paolo e nel Distretto Federale, sulla base di presunti piani contro obiettivi diplomatici americani. Ha sequestrato apparecchiature di comunicazione e aperto un’indagine, ma non ha identificato sospetti né esibito prove della minaccia. «Stiamo lavorando a stretto contatto con le controparti brasiliane», ha fatto sapere il Dipartimento di Stato, riferisce Reuters.Il partito di Lula legge la mossa in chiave elettorale. Edinho Silva, presidente del Partito dei Lavoratori, ha definito le chiusure «senza precedenti»: «Non ha alcun senso. È uno dei modi di Trump per influenzare l’opinione pubblica brasiliana». Il ministero degli Esteri di Brasilia ha rifiutato di commentare. Washington respinge l’accusa di ingerenza e ricorda che gli allarmi di sicurezza alle sedi diplomatiche sono prassi.Non è il primo attrito. Da metà luglio gli Stati Uniti applicano al Brasile un dazio del 25 per cento. Washington ha revocato il visto all’ambasciatrice brasiliana dopo lo stallo sul gradimento del proprio nuovo ambasciatore e ha inviato funzionari a «discutere di integrità elettorale». Donald Trump ha elogiato Flávio Bolsonaro senza un endorsement formale e ha detto di seguire l’elezione «molto da vicino».A settembre l’intelligence brasiliana ha informato le delegazioni francese e tedesca a Brasilia su presunte ingerenze americane e russe. A ventiquattr’ore dalle urne, la sicurezza delle sedi diplomatiche è così diventata l’ultimo terreno di una campagna che Washington ha attraversato da protagonista, con i dazi da una parte e gli elogi dall’altra.Il comizio e la motociataLula ha chiuso la campagna venerdì sera a Rio de Janeiro, davanti a migliaia di persone. Flávio Bolsonaro era lo stesso giorno in piazza a Montes Claros, nell’interno dello Stato di Minas Gerais, e per oggi ha convocato una «mega-motociata», un corteo di motociclette, nello Stato di San Paolo.Il padre non può esserci. Jair Bolsonaro sconta una condanna a 27 anni per tentato colpo di Stato, ha il divieto di comunicare in pubblico ed è ineleggibile fino al 2060. In campagna il figlio ne ha fatto parlare un avatar generato con l’intelligenza artificiale: a luglio, da un maxischermo, la copia digitale diceva «vi chiedo di accogliere a braccia aperte la persona che ho scelto per sostituirmi».I numeri restano stretti. Datafolha, l’istituto del quotidiano Folha de S.Paulo, dà Lula al 40 per cento e Flávio al 36 al primo turno; Quaest stima gli indecisi al 5 per cento. «La corsa è in parità ma non è ferma», ha detto all’AFP Felipe Nunes, direttore di Quaest. Gli altri undici candidati sono tutti sotto il 7 per cento, e dal 2002 nessuna presidenziale brasiliana si è chiusa al primo turno: l’eventuale ballottaggio è fissato per il 25 ottobre.Le urne chiudono alle 17 ora di Brasilia (le 22 in Italia). Lo spoglio è elettronico e il Tribunale superiore elettorale, l’organo che gestisce il voto, conta di dare il risultato in poche ore. Il margine di errore di Datafolha è di due punti, pari allo scarto che l’istituto misura tra i due candidati nel ballottaggio.