VILNIUS — Meno di un’ora di chiusura, e i caccia della Nato in aria. L’aeroporto di Vilnius ha sospeso sabato mattina le operazioni dopo la segnalazione di un sospetto drone in arrivo verso la Lituania dalla direzione della Bielorussia; i jet della missione alleata che sorveglia i cieli baltici sono decollati per intercettarlo. Lo ha reso noto il Centro nazionale di gestione delle crisi, l’organismo del governo lituano che coordina le emergenze, citato da Reuters.Nella contea di Vilnius era stata dichiarata un’allerta aerea di livello «giallo». Lo scalo ha interrotto decolli e atterraggi e li ha ripresi nel giro di un’ora. L’oggetto non è stato identificato: secondo il Centro crisi «probabilmente» proveniva dalla Bielorussia, ma gli accertamenti sono ancora in corso per stabilire che cosa abbia fatto scattare l’allarme. Sui cellulari dei residenti, secondo le prime cronache, è arrivato un messaggio con l’invito a cercare riparo.Minsk non ha commentato, e nemmeno Mosca. La Nato non ha diffuso dichiarazioni oltre al dato sui caccia fornito dalle autorità lituane.La Lituania confina con la Bielorussia, alleata di Mosca, e con l’exclave russa di Kaliningrad. Da un anno il cielo sopra la capitale è diventato il punto in cui la pressione sul fianco orientale dell’Alleanza si misura in minuti di chiusura e voli dirottati, e ogni allarme, fondato o no, costa denaro e passeggeri a terra.Sedici violazioni in un annoI numeri li ha messi in fila il governo lituano nel ricorso presentato all’Icao, l’agenzia dell’Onu per l’aviazione civile: dall’ottobre 2025 almeno 16 violazioni dello spazio aereo, oltre 370 voli coinvolti e circa 53.000 passeggeri. I danni superano i 2,3 milioni di euro, secondo il ministero dei Trasporti. Il ministro Juras Taminskas ha detto al giornale bielorusso indipendente Nasha Niva di cogliere segnali che l’Icao possa qualificare quegli episodi come attacco ibrido.Tutto è cominciato con i palloni. Nell’autunno 2025 decine di aerostati carichi di sigarette di contrabbando hanno attraversato il confine dalla Bielorussia, costringendo più volte a chiudere lo scalo: la sera del 30 ottobre lo spazio aereo è rimasto bloccato per oltre due ore, con 20 voli e più di 2.000 passeggeri colpiti. In una settimana l’aeroporto si è fermato quattro volte. La premier Inga Ruginienė ha annunciato allora l’abbattimento dei palloni («Oggi abbiamo deciso di prendere le misure più severe, non c’è altra via»), ha parlato di «attacchi ibridi» e ha evocato l’articolo 4 del trattato Nato, quello che consente a un alleato di chiedere consultazioni. Vilnius ha accusato Minsk e Mosca di «deliberata escalation di guerra ibrida» e ha chiuso la frontiera con la Bielorussia.Poi sono arrivati i droni. A metà settembre un velivolo tipo Gerbera, modello di fabbricazione russa, è stato abbattuto vicino a Kaunas, seconda città del Paese. In un episodio analogo, ha raccontato alla radiotelevisione pubblica Lrt il comandante delle forze terrestri, generale Nerijus Stankevičius, la segnalazione dei droni in arrivo era venuta proprio dai militari bielorussi, e la stessa informazione era stata passata ai lettoni; il ministro della Difesa Robertas Kaunas ha poi ipotizzato che quegli apparecchi venissero dalla Lettonia.Il 14 settembre scorso lo scalo di Vilnius si era fermato un’altra volta, con gli Eurofighter della Nato in volo e gli aerei dirottati su Kaunas e su Danzica, in Polonia. L’oggetto sospetto, alla fine, era uno stormo di uccelli.