SEUL — Il Consiglio di sicurezza nazionale della Corea del Sud si è riunito d’urgenza sabato dopo che la Corea del Nord ha lanciato un missile balistico dall’area di Wonsan, sulla costa orientale, alle 6.30 locali (le 23.30 di venerdì in Italia). L’ordigno ha percorso oltre 700 chilometri prima di cadere nel mar del Giappone, riferisce Reuters. Pyongyang non ha rivendicato né confermato il lancio.Il test arriva meno di ventiquattro ore dopo la dichiarazione con cui Kim Yo-jong, sorella di Kim Jong-un e capo del Dipartimento affari generali del Partito dei lavoratori, ha respinto come «infondata» l’accusa di Seul sulle mine che il 21 settembre hanno ferito tre soldati sudcoreani nella zona demilitarizzata. È il primo lancio dall’incidente, e cade mentre il Sud chiede al Nord scuse ufficiali per una violazione dell’armistizio.Il ministero della Difesa giapponese ha contato almeno un missile, con una gittata di circa 680 chilometri e una quota massima di 90, caduto fuori dalla zona economica esclusiva nipponica. Una fonte di governo a Seul ipotizza un missile a raggio intermedio lanciato con gittata ridotta, simile a quello del 12 agosto. L’esercito sudcoreano ha alzato il livello di sorveglianza e condividerà le informazioni con Stati Uniti e Giappone. Il comando Usa per il Pacifico ha monitorato il lancio e ha ribadito che Washington «resta impegnata nella difesa del territorio statunitense e dei nostri alleati nella regione».Per Cheong Seong-chang, vicepresidente del Sejong Institute di Seul, il test può essere un tentativo di provocare una reazione del Sud alla dichiarazione di Kim Yo-jong; non esclude che si tratti di un missile di tipo nuovo.Le mine nella zona demilitarizzataL’esplosione del 21 settembre ha ferito gravemente tre militari sudcoreani in pattuglia nella fascia che separa i due Paesi. Il 30 settembre l’esercito di Seul e il Comando Onu, che vigila sull’armistizio, hanno parlato di «posa di mine occulta e deliberata» e di violazione dell’accordo del 1953, chiedendo scuse formali. Il ministro della Difesa Kang Shin-chul ha collegato le mine ai lavori di fortificazione del confine condotti dal Nord.La risposta è arrivata venerdì attraverso la KCNA, l’agenzia di Stato nordcoreana. Kim Yo-jong ha negato che le mine fossero piazzate di proposito e ha definito la richiesta di scuse «davvero spregevole»: «Il nemico resta il nemico», ha scritto, «questa è la grave conclusione che traiamo dall’ennesima farsa recitata da sé di Seul». Ha aggiunto che il Nord non concederà «il minimo spazio» di contatto e che la fortificazione del confine serve «a chiudere la porta per sempre». Il presidente sudcoreano Lee Jae-myung è «quel tale chiamato presidente», e la sua volontà di ridurre la tensione «il culmine della farsa». Martedì aveva già minacciato una ritorsione «immediata e spietata» se i soldati del Sud avessero aperto il fuoco.Lee, in carica dal 2025, ha proposto al Nord il congelamento del programma nucleare, non la denuclearizzazione immediata, in cambio di un alleggerimento delle sanzioni. Dopo il lancio di sabato non ha parlato in pubblico oltre al comunicato del suo ufficio. L’opposizione del People Power Party, il partito conservatore, lo accusa di non criticare Pyongyang.Il quadro si inserisce in un anno di contatti a distanza tra Washington e Pyongyang. In agosto Donald Trump ha ordinato di «ridurre sostanzialmente» l’esercitazione congiunta Ulchi Freedom Shield citando il buon rapporto con Kim Jong-un e il 17 agosto ha detto di aver ricevuto una sua risposta. Kim Yo-jong ha replicato di non essere al corrente di alcuna comunicazione e che la «politica ostile» americana non è cambiata.Quello di sabato è l’ultimo di una serie fitta. Il 12 agosto un missile da oltre 700 chilometri, sempre da Wonsan, era l’undicesimo test balistico sospetto dell’anno secondo Seul; il 20 agosto il Nord ha sparato più di dieci missili a corto raggio alla fine delle manovre; il 20 settembre un nuovo lancio a corto raggio aveva già costretto il Consiglio di sicurezza sudcoreano a una riunione d’emergenza.La linea di fondo risale al 2024, quando Kim Jong-un ha designato il Sud «nemico principale», ha abbandonato l’obiettivo della riunificazione e ha fatto minare e sbarrare il confine. Nella zona di controllo civile presso Yeoncheon, contea della provincia di Gyeonggi sul fronte occidentale, i cartelli di campo minato segnano ancora una frontiera che l’armistizio del 1953 doveva rendere provvisoria: quel documento non è mai diventato un trattato di pace, e le due Coree sono formalmente ancora in guerra.