Kiev, i raid russi colpiscono anche il ponte Settentrionale sul Dnepr: chiusa metà dei ponti della capitale

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KIEV — Un attacco aereo russo ha colpito sabato mattina il ponte Settentrionale, il Pivnichny, uno degli otto che uniscono le due metà di Kiev sul Dnepr. Lo ha annunciato su Telegram il sindaco Vitali Klitschko: «Il ponte Settentrionale è stato colpito. I servizi di emergenza stanno andando sul posto». Due persone sono rimaste ferite, una ricoverata per poche ore. Sul ponte ci sono danni al manto stradale e ai cavi dei filobus, e il traffico dalla riva sinistra verso quella destra è bloccato.È il terzo giorno consecutivo in cui la capitale ucraina, tre milioni di abitanti, vede i suoi ponti sotto tiro. Tre dei sei ponti stradali sono ora chiusi del tutto o in parte, riferisce l’Associated Press, che conta almeno sei morti negli attacchi russi di giornata in tutto il Paese. Sono i primi grandi attacchi ai ponti di Kiev dall’inizio dell’invasione, nel febbraio 2022.Il ponte Meridionale, il Pivdenny, che porta la strada e la metropolitana, è stato colpito cinque volte in meno di 24 ore tra giovedì e venerdì e resta chiuso. Il ponte Paton, più a nord, è aperto in una sola direzione. Sulla riva destra stanno la gran parte degli uffici, dei centri d’affari e delle istituzioni: ogni giorno circa 500.000 persone attraversano il fiume dalla riva sinistra, secondo il calcolo dell’analista economico Andriy Shevchishin. Tetiana Osypenko, sarta di 49 anni, racconta tre ore di autobus per arrivare al lavoro: «Oggi è impossibile attraversare i ponti».Venerdì, dopo una riunione di crisi del consiglio di difesa della città, Klitschko aveva detto: «La capitale è in una situazione molto drammatica. Non è più possibile fingere di poter vivere come in tempo di pace». E ancora: «Il nemico sta facendo a pezzi Kiev». Nelle settimane scorse i droni russi, molti a reazione e difficili da intercettare per una contraerea a corto di sistemi, avevano colpito palazzi, magazzini di supermercati, distributori di benzina e data center.Il presidente Volodymyr Zelensky vede nella sequenza un piano preciso. «Vogliono distruggere i nostri ponti, i data center, internet, le reti mobili, ospedali, asili, scuole, università, tutto. Vogliono che la gente fugga dalle città», ha detto al Financial Times. Su X ha aggiunto, citando l’intelligence: «I russi non sono riusciti a occuparci. Così ora fanno attacchi di massa e uccisioni di massa». Un alto funzionario ucraino lega la campagna a un ordine di Vladimir Putin del mese scorso, che avrebbe tolto i vincoli all’aviazione russa.La nota di MoscaMosca non ha smentito. Il ministero della Difesa russo ha confermato sabato l’attacco, sostenendo che il ponte serve «a facilitare i movimenti di truppe e la logistica delle forniture militari» ucraine, e ha detto di aver colpito anche un centro logistico nella regione di Kiev. Il Cremlino ha respinto l’accusa di Zelensky di aver autorizzato attacchi su aree civili.Lo stesso giorno il ministero degli Esteri russo ha diffuso una dichiarazione rivolta non a Kiev ma alle cancellerie straniere. Ricorda di aver «già esortato i cittadini stranieri e i diplomatici a Kiev a lasciare la città», con una nota del 25 maggio e un briefing al corpo diplomatico due giorni dopo, e nota «con preoccupazione che non tutti hanno dato ascolto a questi avvertimenti e che alcuni si espongono consapevolmente a pericolo mortale». «Le Forze armate della Federazione Russa continueranno a sferrare massicci attacchi di rappresaglia», prosegue il testo, che presenta i bombardamenti come risposta ad «azioni terroristiche» ucraine contro civili e infrastrutture russe: «la responsabilità di ogni possibile conseguenza negativa ricade interamente su chi ignora questo avvertimento».I due testi, usciti a poche ore di distanza, raccontano la stessa partita: i ponti colpiti e l’avviso alle ambasciate dicono a chi sta a Kiev che la città non è più un posto dove restare. La guerra aerea si è allargata da entrambe le parti, con l’Ucraina che colpisce l’industria petrolifera russa e Mosca che usa missili balistici e droni a reazione, mentre il fronte di circa 1.250 chilometri è fermo e nessuna trattativa è in vista.Il ministero di Mosca stesso riconosce che «molte ambasciate restano operative a Kiev e funzionari stranieri continuano a visitare l’Ucraina». A maggio, dopo un appello analogo, nessun ministero degli Esteri occidentale aveva evacuato il personale.