MACALLÈ — L’esercito federale etiope ha ripreso l’aeroporto Alula Aba Nega di Macallè, a circa 10 chilometri dal centro del capoluogo del Tigrai, e i combattenti del Fronte popolare di liberazione del Tigrai (Tplf) stanno abbandonando le postazioni in città. Lo riferisce Reuters citando tre fonti: una a conoscenza degli eventi, una umanitaria e un residente che sente gli spari fuori dal centro e descrive saccheggi di edifici pubblici. Una fonte vicina al Tplf parla di una città accerchiata da truppe governative e milizie alleate.È il colpo più pesante inferto finora all’alleanza di opposizione che il 23 settembre ha aperto le ostilità proprio dal Tigrai, la regione settentrionale al confine con l’Eritrea dove il Tplf ha la sua roccaforte. Dieci giorni dopo aver conquistato tre aeroporti e sospeso i voli civili, i ribelli vedono le forze federali alle porte della loro capitale. Il Tplf non era raggiungibile per un commento; il governo di Addis Abeba non ha commentato gli sviluppi sul terreno.Dentro Macallè, per ora, i soldati federali non si vedono. Un giornalista locale lo ha detto all’Afp, che ha raccolto anche le testimonianze di residenti che hanno visto dirigenti e combattenti del Tplf lasciare la città. «Temo che le proprietà pubbliche e del governo siano esposte ai saccheggi perché non ci sono forze di sicurezza in città», ha detto uno di loro. Un altro: «Temo che l’illegalità si diffonda e temo per la mia vita, voglio che torni presto l’ordine». Banche e negozi sono chiusi da venerdì.La caduta della città, se arriverà, non chiuderebbe la guerra: lo dicono gli analisti sentiti da Reuters e una fonte diplomatica, secondo cui i vertici del Tplf avevano già lasciato Macallè prima dell’accerchiamento. Giovedì il presidente del partito, Debretsion Gebremichael, dal maggio scorso anche presidente della regione, aveva ammesso che le forze federali occupano parti del Tigrai e aveva promesso una controffensiva «a tempo debito». In un video ha detto: «La guerra è regionale ed è una guerra per il controllo del Mar Rosso».La partita del Mar RossoSul Mar Rosso si gioca anche lo scontro tra Addis Abeba e Asmara. L’Eritrea ha rotto le relazioni diplomatiche con l’Etiopia, nega ogni coinvolgimento e la accusa di «perseguire un’agenda di incessante ostilità» e di preparare un’invasione per ottenere lo sbocco al mare. Il primo ministro etiope Abiy Ahmed ha risposto che il suo Paese punta all’accesso al mare con mezzi pacifici; la portavoce del governo ha detto che i gruppi della coalizione ribelle collaboravano già con il sostegno finanziario eritreo. Sudan ed Egitto negano a loro volta un ruolo, ma giovedì Addis Abeba ha espulso un diplomatico egiziano e Il Cairo ha replicato espellendo un consigliere dell’ambasciata etiope.L’alleanza guidata dal Tplf è stata annunciata a settembre con il nome di «Alleanza per la sopravvivenza»: sette gruppi, tra cui i miliziani amhara Fano e l’Esercito di liberazione oromo, con l’obiettivo dichiarato di rimuovere Abiy e il suo Partito della prosperità e insediare un governo di transizione. Il governo ha risposto con una controffensiva su tre direttrici verso Macallè e con attacchi di droni; Amnesty International denuncia colpi contro infrastrutture civili e una coscrizione forzata intensificata. Attacchi con droni sono stati segnalati anche su Addis Abeba.Nel Tigrai vivono tra 6 e 7 milioni di persone, oggi senza elettricità e senza internet. I civili fuggono verso le regioni vicine di Amhara e Afar; la regione contava già circa 750mila sfollati interni prima dell’escalation. La Commissione dell’Unione Africana ha chiesto a Etiopia, Eritrea ed Egitto la «massima moderazione» e ha incaricato l’ex presidente nigeriano Olusegun Obasanjo, mediatore dell’accordo di Pretoria, di intervenire con urgenza.Proprio quell’accordo, firmato nel novembre 2022, aveva chiuso la guerra più sanguinosa dell’Etiopia recente: due anni di combattimenti e centinaia di migliaia di morti. Da allora un’amministrazione ad interim aveva governato il Tigrai, finché in maggio il ripristino del consiglio legislativo prebellico l’ha sostituita e ha riportato Debretsion alla guida della regione.La storia di Macallè dice che la conquista non è la fine. Nel novembre 2020 le forze federali entrarono in città entro il primo mese di guerra e Abiy proclamò conclusa l’operazione; sette mesi dopo il Tplf la riprese e i soldati di Addis Abeba si ritirarono.