PARIGI — Joe Hamilton, 2.500 acri di mais e soia nella contea di Delaware, nell’Indiana, ha fatto il conto del raccolto che comincia la settimana prossima: quattro trattori, due mietitrebbie, cinque autoarticolati e circa 9.000 galloni di gasolio, la fattura più alta che abbia mai pagato. «Durante il raccolto usiamo circa 300 galloni di diesel al giorno, e abbiamo circa 30 giorni di raccolto in un autunno normale», ha detto al Guardian.Per conti come il suo l’Agenzia internazionale per l’energia, l’organismo dei Paesi consumatori con sede a Parigi, ha comunicato oggi lo stato dell’operazione decisa l’11 marzo, la più grande azione coordinata della sua storia. Dalle riserve strategiche dei 32 membri sono già usciti circa 325 milioni di barili di greggio e prodotti raffinati, oltre l’80 per cento dei 400 promessi. Ne restano 75. Venerdì sera i leader del G7, riuniti in videoconferenza, hanno aggiunto un secondo impegno: altri 100 milioni di barili di gasolio e greggio in quattro mesi, con «un rilascio sostanziale di diesel anticipato nei primi 20 giorni».Il comunicato, diffuso dall’Eliseo che ha la presidenza di turno, prevede anche manutenzioni delle raffinerie coordinate fra i Paesi, impianti spinti al massimo e nessuna restrizione all’export. L’Agenzia dovrà riferire entro 20 giorni e i governi torneranno a riunirsi «nei prossimi giorni per valutare ulteriori rilasci di diesel se necessario». Un punto il testo non lo chiarisce: se i 100 milioni comprendano i 75 ancora dovuti da marzo o si sommino a quelli.L’annuncio è arrivato pochi minuti dopo un post di Donald Trump su Truth Social: l’Europa, ha scritto il presidente americano, «ha appena accettato di rilasciare una enorme quantità del suo diesel abbondantemente stoccato». Nei giorni precedenti Trump aveva minacciato di vietare l’export di gasolio americano se gli europei non avessero aperto le scorte. Bruxelles ha respinto la minaccia per intero e molti funzionari europei hanno accolto le pressioni «con diffidenza». Unione e Regno Unito custodiscono circa 52 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi, 38 delle quali come riserve d’emergenza. La legge comunitaria impone a ogni Stato scorte pari a 90 giorni di importazioni nette.Un dollaro per miglioNegli Stati Uniti il gasolio costava venerdì in media 6,37 dollari al gallone, poco sotto il record di 6,52 toccato il 22 settembre. Le scorte di distillati sono al minimo storico. In Illinois il prezzo è salito a 6,72 dollari, contro i 3,75 di un anno fa. Mike Moran, che guida una società di autotrasporto a Elk Grove Village, alle porte di Chicago, calcola quasi un dollaro in più per ogni miglio percorso: «Ogni miglio, butta un dollaro dal finestrino». Le associazioni dei camionisti hanno chiesto al governatore JB Pritzker di sospendere l’accisa statale.Hamilton non è solo. Mike Yegge, che coltiva mais e soia a Lake Mills, nel nord dell’Iowa, non ha prenotato il gasolio per l’autunno e si ritrova con prezzi raddoppiati dalla primavera: «Colpirà duro quest’anno».All’origine c’è la guerra che Stati Uniti e Israele conducono contro l’Iran dal 28 febbraio e la stretta imposta da Teheran al traffico nello Stretto di Hormuz, il passaggio da cui esce il petrolio del Golfo. Il greggio è tornato ai volumi prebellici a fine settembre grazie a un sistema di navette scortate dalla Marina americana e agli oleodotti; i prodotti raffinati no. In agosto il Golfo ha esportato 390.000 barili al giorno di gasolio, poco più di un quarto di quanto spediva prima della guerra. Helima Croft, responsabile della strategia sulle materie prime di RBC Capital Markets, ha detto alla CNBC che il sistema delle navette è «molto costoso, e un enorme impegno militare Usa» e che i Paesi del Golfo non lo considerano un sostituto accettabile della riapertura. Pesano anche gli attacchi ucraini alle raffinerie russe, che Trump indica come causa principale della penuria.Teheran sostiene che la chiave sia a Washington. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha detto il 25 settembre che la navigazione può riprendere in sette giorni se gli Stati Uniti accettano il piano trasmesso tramite il Qatar; Trump lo ha respinto e afferma che «l’Iran vuole disperatamente un accordo». Sul rilascio deciso dal G7 l’Iran non ha commentato. Il rubinetto delle riserve compra tempo ai governi, non riapre lo Stretto.Hamilton comincia a mietere la settimana prossima. Il suo raccolto dura 30 giorni; i 100 milioni di barili del G7 arriveranno in quattro mesi.