Oltre 75 milioni di dollari contro l’ISIS, la Coalizione punta ora su Iraq e Siria

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Oltre 75 milioni di dollari per rafforzare la lotta all’ISIS in Siria e Iraq, aumentare la capacità delle strutture di detenzione e sostenere sfollati e detenuti. È l’impegno finanziario annunciato dai Paesi della Coalizione Globale anti-Daesh riuniti a Roma il 1° ottobre sotto la co-presidenza di Italia e Stati Uniti.Il dato emerge dal comunicato congiunto diffuso oggi da Roma e Washington, che definisce la conclusione del mandato dell’Operazione Inherent Resolve in Iraq una «vera vittoria» degli sforzi della Coalizione e della capacità del governo iracheno di assumersi direttamente la responsabilità di impedire una riorganizzazione dello Stato Islamico.La riunione, alla quale hanno partecipato direttori politici e alti funzionari diplomatici, segna quindi il passaggio verso una nuova fase della strategia internazionale contro l’ISIS. Il progressivo ridimensionamento dello strumento militare dovrà essere accompagnato dal rafforzamento delle capacità degli Stati iracheno e siriano, chiamati a impedire che le cellule jihadiste possano sfruttare vuoti di sicurezza, tensioni sociali e divisioni interne.Particolarmente significativo è il passaggio dedicato alla Siria. Italia e Stati Uniti affermano che la Coalizione dispone ora a Damasco di un partner che riconosce la minaccia dell’ISIS ed è intenzionato a collaborare per contrastarla. Il governo siriano ha presentato ai partecipanti le proprie priorità nell’antiterrorismo e indicato le lacune per le quali ritiene necessario un sostegno internazionale.È un cambiamento rilevante rispetto alla configurazione sulla quale si era basata per anni l’azione della Coalizione in territorio siriano. La dichiarazione di Roma mette infatti direttamente il governo di Damasco tra gli interlocutori con i quali i partner intendono lavorare per impedire una ricostituzione delle capacità dell’ISIS.L’Iraq, dal canto suo, ha ribadito la volontà di mantenere un ruolo di guida nella lotta contro l’organizzazione jihadista. La conclusione del mandato di Inherent Resolve non viene quindi presentata come la fine della minaccia, ma come il trasferimento di una quota crescente delle responsabilità alle autorità irachene.Il documento Italia-USA insiste anche su un altro aspetto: la risposta non potrà essere esclusivamente militare. Secondo i partecipanti, la sicurezza duratura di Iraq e Siria dipenderà dalla presenza di istituzioni statali «inclusive e sovrane», capaci di rappresentare e proteggere le diverse comunità. L’obiettivo dichiarato è impedire che rivendicazioni, esclusioni e divisioni sociali possano nuovamente creare un terreno favorevole alla penetrazione dello Stato Islamico.Da qui deriva anche la destinazione dei nuovi finanziamenti.Gli oltre 75 milioni di dollari annunciati a Roma saranno utilizzati per sostenere le esigenze antiterrorismo della Siria, aumentare la capacità di detenzione, mantenere i servizi igienico-sanitari e fornire assistenza alle popolazioni sfollate e alle persone detenute sia in Iraq sia in Siria.Il problema delle strutture di detenzione assume un’importanza particolare nella strategia contro l’ISIS. Migliaia di persone legate, a diverso titolo, all’organizzazione sono state detenute negli anni successivi alla sconfitta territoriale del cosiddetto Califfato, mentre la sicurezza delle carceri e dei campi è stata ripetutamente considerata dalla Coalizione uno degli elementi necessari per impedire il ritorno dei combattenti sul terreno.La Coalizione aveva già indicato negli anni precedenti la gestione dei combattenti stranieri e dei detenuti come una delle questioni centrali per evitare la ricostituzione delle reti dello Stato Islamico. La perdita del controllo territoriale, infatti, non ha coinciso con la completa eliminazione delle cellule e della capacità dell’organizzazione di sfruttare situazioni di instabilità.La riunione di Roma conferma quindi una trasformazione della strategia internazionale.Quando la Coalizione nacque nel 2014, la priorità era fermare l’espansione territoriale dello Stato Islamico, che aveva conquistato vaste aree dell’Iraq e della Siria e proclamato il proprio Califfato. Negli anni successivi le operazioni militari hanno progressivamente eliminato quel controllo territoriale.Oggi la sfida è differente: evitare che ciò che resta dell’organizzazione riesca a rigenerarsi.Per questo Roma e Washington indicano come priorità non soltanto le capacità antiterrorismo, ma anche il rafforzamento delle istituzioni statali, la stabilizzazione delle comunità, la gestione dei detenuti e l’eliminazione delle condizioni politiche e sociali che l’ISIS ha saputo sfruttare in passato.Il comunicato pubblicato oggi completa quanto anticipato dalla Farnesina immediatamente dopo la riunione. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva sottolineato la necessità di impedire all’ISIS di «riprendere forza», indicando nella condivisione delle informazioni e nel rafforzamento della collaborazione tra Italia e Stati Uniti due strumenti fondamentali della nuova fase.La conclusione di Inherent Resolve in Iraq assume così un significato duplice: certifica i risultati ottenuti dalla campagna militare iniziata contro il Califfato, ma trasferisce contemporaneamente una parte crescente dell’onere della sicurezza ai governi della regione.La scommessa della Coalizione è che Baghdad e Damasco riescano ora a mantenere sotto pressione le cellule dello Stato Islamico senza consentire loro di approfittare della riduzione della presenza internazionale.Gli oltre 75 milioni di dollari annunciati a Roma rappresentano il primo investimento concreto di questa nuova fase: meno centrata sulla riconquista militare del territorio e maggiormente sulla capacità di Iraq e Siria di impedire che l’ISIS possa nuovamente costruire le condizioni per tornare a controllarlo.