Surreale intervista al Papa: “Viviamo un’inutile strage” ▷ Ma il giornalista lo “tira per la giacca”

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“Viviamo un’inutile strage”.Lo disse della prima guerra mondiale Benedetto XV in un mondo già in guerra da tre anni, lo ripete oltre cento anni dopo Leone in un mondo in guerra perenne. Nemmeno allora, contrariamente a quanto si può pensare, la reazione della stampa mondiale a queste parole fu di piaggeria. In Francia lo chiamarono il Papa dei tedeschi, in Germania il Papa dei francesi, in Italia lo accusarono di disfattismo e qualcuno arrivò a mettere sul suo conto perfino Caporetto. Ogni cancelleria lesse in quella nota la stessa cosa: un uomo che si rifiutava di scegliere la squadra giusta.Un secolo dopo il copione è più raffinato, ma la sostanza non cambia. Sul volo di ritorno dalla Francia il Papa parla di pace, dice che la guerra è una sconfitta per tutti, chiede che il denaro smetta di finire nelle armi e torni a curare le persone, a dare ai giovani una ragione per lavorare, intraprendere, costruire. Discorso breve, limpido, leggibile in una classe di liceo. E qui arriva la domanda. Santità, ma il conflitto in Europa è tra Russia e Ucraina: come si può parlare con uno Stato che aggredisce, bombarda e minaccia anche altri Paesi europei?Basta fermarsi un attimo per vedere il trucco. Una domanda o una sentenza con il punto interrogativo in fondo? Dentro c’è già tutto: la premessa, il giudizio, perfino la risposta attesa. Il Papa ha appena detto che bisogna parlare con tutti, e gli si chiede in sostanza se si rende conto di aver detto una sciocchezza. Non è giornalismo, è un tentativo di tirarlo per la talare fino a fargli pronunciare la frase che serve al titolo del giorno dopo. E infatti il giorno dopo i titoli arrivano, puntuali e fuorvianti, a raccontare non quello che il Papa ha detto ma quello che gli si voleva far dire.Lui ha risposto con la pazienza di chi ha visto passare molti cronisti: ho detto che non voglio le armi, ho detto che non voglio la guerra, si deve parlare con tutti. Punto. Come un maestro che rimette in fila l’alunno distratto senza alzare la voce.Il paradosso è che oggi tocca difendere il Papa. Non dalle sue idee, che sono quelle di sempre, ma da chi lo vorrebbe utile: un pontefice che alza le mani al cielo, invoca la pace in astratto e poi lascia che il mondo vada avanti come deve andare. Va bene finché prega. Diventa un problema quando ricorda che la fede non abita fuori dal mondo, che l’umanità non si divide a spicchi e che le spese militari sono una scelta politica, non una legge di natura. Allora scatta la censura morbida, quella che non vieta ma incornicia, non zittisce ma traduce.Paternalismo con la pennaDietro la domanda del volo c’è anche un’idea precisa del pubblico. Un pubblico da trattare come un bambino, a cui raccontare un mondo da cartone animato con i buoni buonissimi da una parte e i cattivi cattivissimi dall’altra. Se il criterio fosse davvero quello, non si dovrebbe parlare con nessuno che abbia mai aggredito qualcuno. E allora, a voler essere coerenti, dal dopoguerra in avanti più di una cancelleria avrebbe dovuto chiudere i rapporti anche con Washington.Si finge di non sapere come funziona il mondo. Durante la seconda guerra mondiale Churchill e Stalin, che si detestavano cordialmente, sedevano allo stesso tavolo, e fino all’ultimo i canali diplomatici rimasero aperti anche tra nemici giurati. La diplomazia esiste proprio per questo: per parlare quando le armi parlano già troppo. Chi dice che quel tavolo non deve esserci dovrebbe avere il coraggio di dire l’alternativa ad alta voce: la sconfitta militare di un Paese che possiede quasi seimila testate nucleari. Detta così, suona per quello che è.Il guaio è che queste domande non restano sull’aereo. Scendono, finiscono nei titoli, poi nei bar, poi nelle conversazioni di tutti i giorni, dove il conformista che Gaber aveva raccontato così bene ripete il sentito dire convinto che sia un pensiero suo. Provate a parlare di diplomazia e vi sentirete rispondere, con la stessa formula, che con un aggressore non si tratta. Il pappagallo ha imparato la frase. Non sa da chi.Nel video il focus con Fabio Duranti, Manlio Dinucci e Giorgio Bianchi.The post Surreale intervista al Papa: “Viviamo un’inutile strage” ▷ Ma il giornalista lo “tira per la giacca” appeared first on Radio Radio.