Afghanistan, Cina e Russia rafforzano i rapporti di sicurezza con i talebani

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La progressiva normalizzazione internazionale del governo talebano passa sempre più anche attraverso la cooperazione nel settore della sicurezza. Russia e Cina mantengono rapporti con Kabul che comprendono incontri tra apparati, partecipazione a iniziative militari e discussioni sulla condivisione di informazioni, mentre rimangono forti divergenze internazionali sulle politiche interne dei talebani, in particolare sulle restrizioni imposte alle donne.Il 3 ottobre, un resoconto basato sulle comunicazioni del ministero della Difesa talebano ha riferito della partecipazione di una delegazione afghana alle esercitazioni russe «Centro-2026». Il gruppo era guidato da Nasibullah Madani, responsabile di un centro di addestramento militare.La delegazione ha osservato le manovre e visitato un’esposizione comprendente armamenti pesanti, droni, missili a lunga gittata e sistemi robotici. Sono stati inoltre riferiti incontri con rappresentanti militari di diversi Paesi, tra cui Russia, Cina e India.La presenza afghana alle esercitazioni rappresenta un passaggio significativo nel processo attraverso il quale i talebani cercano di inserirsi nelle reti regionali di cooperazione militare dopo essere tornati al potere nel 2021.Osservare sistemi d’arma e partecipare a incontri con delegazioni straniere non significa tuttavia avere accesso a quelle tecnologie. La visita documenta l’esistenza di contatti, ma non dimostra accordi per la fornitura degli armamenti mostrati durante le esercitazioni.Più concreta appare la possibilità di una crescente cooperazione nel settore della sicurezza con la Cina.In un comunicato del 12 settembre, il ministero dell’Interno talebano ha dichiarato la propria disponibilità ad ampliare la collaborazione con Pechino nella lotta al narcotraffico, alla criminalità organizzata e ad altre minacce alla sicurezza.Kabul ha richiamato esplicitamente il rafforzamento dei rapporti tra le rispettive istituzioni, la formazione professionale e la condivisione di informazioni sulle minacce emergenti.Si tratta per il momento di una disponibilità pubblicamente dichiarata e non della prova dell’esistenza di un sistema informativo già integrato tra Cina e Afghanistan. La direzione indicata è però rilevante perché la cooperazione nel campo dell’intelligence e della formazione può produrre conseguenze più durature rispetto alla semplice fornitura di armamenti.Pechino potrebbe infatti aumentare la propria influenza contribuendo alla formazione del personale responsabile della sicurezza afghana. Lo scambio di informazioni permette inoltre di costruire relazioni dirette con i vertici degli apparati e di individuare priorità condivise.Se a questi rapporti dovessero aggiungersi nel tempo tecnologie, sistemi di comunicazione, manutenzione e assistenza tecnica, potrebbe svilupparsi una dipendenza più strutturale. È tuttavia uno scenario che dovrà essere verificato sulla base degli accordi effettivamente conclusi.Anche dal punto di vista militare, l’acquisizione di sistemi tecnologicamente avanzati non sarebbe sufficiente a trasformare rapidamente le capacità delle forze talebane. L’impiego efficace richiede personale addestrato, ricambi, manutenzione, comunicazioni affidabili e risorse finanziarie continuative.Per Kabul, il miglioramento dei sistemi di comunicazione, comando e coordinamento potrebbe quindi produrre risultati più immediati rispetto all’acquisizione di armamenti particolarmente sofisticati.Queste capacità avrebbero però una duplice funzione. Potrebbero migliorare il contrasto ai gruppi armati ostili al governo, ma potrebbero essere utilizzate anche per rafforzare il controllo interno esercitato dalle autorità talebane.La strategia cinese nei confronti dell’Afghanistan risponde principalmente a esigenze di sicurezza e stabilità regionale. Pechino vuole impedire che il territorio afghano possa essere utilizzato da organizzazioni armate ostili alla Cina e contemporaneamente proteggere i propri interessi economici nell’Asia centrale e nelle aree confinanti.L’approccio cinese rimane comunque prudente. L’ampliamento dei rapporti con Kabul non si è finora tradotto nella disponibilità ad assumere impegni militari paragonabili a quelli sostenuti in passato dalle potenze occidentali.Anche gli interessi economici devono essere valutati alla luce delle condizioni concrete dell’Afghanistan. Le risorse minerarie del Paese possono attirare investimenti, ma la loro valorizzazione richiede infrastrutture, energia, trasporti e condizioni di sicurezza sufficientemente prevedibili.La presenza di giacimenti potenzialmente redditizi non garantisce quindi automaticamente investimenti né entrate per il governo afghano.Una maggiore cooperazione tra Pechino e gli apparati di Kabul potrebbe ridurre alcuni rischi per le imprese cinesi impegnate nel Paese, senza tuttavia risolvere i problemi infrastrutturali e politici che continuano a limitare gli investimenti.Se la stabilizzazione fosse accompagnata dalla costruzione di infrastrutture e dallo sviluppo di attività produttive, gli investimenti potrebbero generare occupazione, commercio ed entrate pubbliche.Una cooperazione concentrata prevalentemente sulla protezione di singoli progetti estrattivi potrebbe invece rafforzare gli apparati governativi senza produrre necessariamente benefici economici diffusi. A determinarne gli effetti saranno soprattutto le condizioni dei contratti e la destinazione delle entrate.La Russia rappresenta l’altro interlocutore centrale di questo processo. Mosca ha riconosciuto formalmente il governo talebano nel luglio 2025, segnando un’importante apertura diplomatica nei confronti delle autorità di Kabul.Il riconoscimento non ha però eliminato le preoccupazioni russe e regionali sulla presenza di organizzazioni armate in Afghanistan.Nella dichiarazione congiunta del settembre 2025, Cina, Russia, Iran e Pakistan avevano chiesto alle autorità afghane azioni concrete e verificabili contro diversi gruppi terroristici. Il dialogo con Kabul convive quindi con la richiesta che i talebani dimostrino di poter impedire l’utilizzo del territorio afghano da parte di organizzazioni considerate una minaccia dai Paesi vicini.Anche il Pakistan occupa una posizione decisiva. Per Pechino, una maggiore capacità delle autorità afghane di contrastare i gruppi armati potrebbe contribuire alla sicurezza degli investimenti e dei collegamenti regionali. Un deterioramento dei rapporti tra Kabul e Islamabad produrrebbe invece nuove difficoltà per la strategia cinese.La normalizzazione internazionale dei talebani rimane infine separata dalla questione dei diritti interni. Le Nazioni Unite continuano a contestare le restrizioni imposte a donne e ragazze, considerate una violazione dei loro diritti e un ostacolo allo sviluppo economico e sociale dell’Afghanistan.Una maggiore cooperazione internazionale nel settore della sicurezza potrebbe quindi produrre un risultato contraddittorio: rafforzare la capacità delle autorità afghane di contrastare organizzazioni armate e criminalità, ma contemporaneamente fornire al governo strumenti più efficaci per esercitare il controllo sulla popolazione.Il vantaggio diplomatico per Kabul è già evidente nella crescente frequenza dei contatti internazionali. Più difficile è stabilire fino a che punto Cina e Russia siano disposte a trasformare questi rapporti in una vera integrazione militare e informativa.Per Pechino, in particolare, la sicurezza rappresenta la porta attraverso la quale aumentare gradualmente la propria influenza senza assumersi i costi di un coinvolgimento diretto. La portata di questo processo dovrà però essere misurata sugli accordi, sulla formazione e sulle tecnologie effettivamente trasferite, distinguendo i contatti diplomatici dalle capacità realmente acquisite dai talebani.