Dom, 4 Ott 2026Il candidato escluso dalle elezioni federali torna sul mancato tesseramento di Malagò e contesta una serie di omissioni degli organi FIGC: «Il commissariamento è un atto dovuto».DiMarco SacchiCondividi l'articoloIl logo del CONI (Foto: Samantha Zucchi Insidefoto)L’Avvocato Renato Miele torna all’attacco sul caso che riguarda l’elezione di Giovanni Malagò alla presidenza della FIGC e chiede formalmente al Coni di procedere con il commissariamento della Federcalcio.È quanto emerge da un atto integrativo di diffida datato 3 ottobre 2026, consultato da Calcio e Finanza e indirizzato al presidente del Coni Luciano Buonfiglio, al segretario generale Carlo Mornati e a tutti i componenti della Giunta e del Consiglio Nazionale. Nel documento Miele sostiene che siano ormai emerse «gravi violazioni dell’ordinamento sportivo» tali da rendere, a suo giudizio, il commissariamento un «atto dovuto».Miele, ex calciatore e candidato non ammesso alle elezioni federali dello scorso 22 giugno, parte dalla questione ormai al centro dello scontro istituzionale: al momento della presentazione della candidatura, il 13 maggio, Malagò non risultava tesserato per la FIGC. Secondo il legale, si trattava invece di un requisito essenziale previsto dallo Statuto federale per poter concorrere alla presidenza.Ma la nuova diffida va oltre il solo tema del tesseramento. Miele sostiene infatti che, sulla base della documentazione successivamente emersa, Malagò non avrebbe depositato al momento della candidatura neppure la relativa lettera di presentazione e la dichiarazione con cui attestare il possesso dei requisiti richiesti e l’assenza di cause di incompatibilità o ineleggibilità. Il documento ricostruisce quindi una serie di passaggi precedenti all’elezione e successivi al voto. Miele contesta in particolare il comportamento di diversi organi federali, accusandoli di non essere intervenuti nonostante le segnalazioni presentate nel corso dei mesi.Il legale ricorda di avere inviato l’11 e il 18 giugno due esposti alla Procura Federale chiedendo un intervento sulla procedura elettorale, senza ottenere – secondo quanto riportato nella diffida – né una risposta né un’iniziativa. Il 27 giugno, cinque giorni dopo l’elezione, Miele si era rivolto anche alla Commissione Federale di Garanzia, chiamata a verificare eventuali irregolarità o incompatibilità, contestando anche in questo caso il mancato intervento.Nel mirino sono finite inoltre le decisioni degli organi di giustizia sportiva che hanno respinto i ricorsi presentati nel corso della vicenda. Miele ha contestato, tra le altre cose, la mancata trasmissione degli atti alla Procura Federale e solleva questioni relative alla composizione dei collegi che hanno esaminato alcuni dei procedimenti. Si tratta, va sottolineato, delle contestazioni formulate dallo stesso Miele nell’atto inviato al Coni.Secondo il legale, l’insieme di questi elementi avrebbe determinato non una singola irregolarità, ma una serie di omissioni prima, durante e dopo l’elezione federale. Nella sua ricostruzione, Malagò non avrebbe posseduto i requisiti necessari per presentare la candidatura e gli organi della FIGC avrebbero commesso «numerose gravi violazioni dell’ordinamento sportivo».Da qui la richiesta rivolta direttamente agli organi del Coni. Miele ha richiamato le norme che consentono al Comitato Olimpico di intervenire sulle federazioni in presenza di gravi violazioni dell’ordinamento sportivo e ha chiesto a Giunta e Consiglio Nazionale di procedere con il commissariamento della FIGC. «Appare evidente che il commissariamento della FIGC sia atto dovuto del CONI per legge», si legge nella parte conclusiva della diffida. Miele avverte inoltre che, in assenza di un intervento, si rivolgerà alle «autorità ritenute competenti» nelle sedi amministrative e giudiziarie per tutelare i propri interessi.La posizione di Miele è dunque più netta rispetto a quella emersa dai quattro pareri giuridici acquisiti dal Coni, che appaiono un assist in favore di Malagò: mentre questi ultimi riconoscono il problema relativo al requisito del tesseramento ma lasciano agli organi del Comitato Olimpico la valutazione sulla gravità della violazione e sulle conseguenze da adottare, il legale sostiene che gli elementi raccolti siano già sufficienti per rendere necessario il commissariamento della Federazione.Developed by 3x1010