Spagna. La crisi della casa riempie le piazze e apre un nuovo fronte per Sánchez

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Decine di migliaia di persone sono scese in piazza sabato 3 ottobre a Madrid e in decine di altre città spagnole per chiedere interventi contro il caro-affitti, gli sfratti e la crescente difficoltà di accesso alla casa. Nella capitale la Delegazione del governo ha stimato circa 70mila partecipanti, mentre gli organizzatori hanno fornito una cifra molto più elevata. La protesta arriva all’indomani della bocciatura in Parlamento di due decreti con cui il governo di Pedro Sánchez aveva tentato di rispondere alla crisi abitativa.Le manifestazioni rappresentano l’ultimo sviluppo di una mobilitazione iniziata dopo lo sfratto di Maricarmen Abascal, 87 anni, costretta a lasciare l’abitazione di Madrid nella quale viveva da oltre settant’anni. Le immagini della donna portata fuori dall’appartamento su una barella hanno trasformato un singolo caso giudiziario nel simbolo di un problema nazionale. Dopo le proteste, Abascal ha raggiunto un accordo che dovrebbe consentirle di rientrare nell’abitazione con un nuovo contratto di otto anni e un affitto simile al precedente.Ma la mobilitazione non si è fermata. Da giorni centinaia di manifestanti sono accampati a Puerta del Sol, nel centro di Madrid, mentre il Sindicato de Inquilinas, tra le principali organizzazioni promotrici, ha annunciato contatti con i sindacati in vista della possibile convocazione di uno sciopero generale. Il richiamo alle proteste degli Indignados del 2011 è inevitabile, anche se le condizioni sono diverse: allora il detonatore era la crisi finanziaria e molti sfratti erano legati all’insolvenza dei mutui; oggi al centro del conflitto vi sono soprattutto il mercato degli affitti, la scarsità di abitazioni disponibili e l’aumento dei prezzi.Il governo aveva provato a intercettare la pressione sociale approvando due decreti d’urgenza. Il primo prevedeva, tra le altre misure, l’estensione fino al 2030 delle protezioni contro gli sfratti per gli inquilini vulnerabili, la proroga di due anni per determinati contratti in scadenza, una maggiore regolamentazione degli affitti temporanei e delle stanze e il divieto, fino alla fine del 2028, di acquisti speculativi di abitazioni da parte dei cosiddetti «fondi buitre». Il secondo introduceva invece il rinnovo automatico dei contratti di locazione, con specifiche salvaguardie.Il passaggio parlamentare ha però mostrato ancora una volta la fragilità della maggioranza che sostiene Sánchez. Venerdì 2 ottobre il primo decreto è stato respinto con 178 voti contrari e 172 favorevoli. Contro hanno votato Partido Popular, Vox, Junts e UPN. Anche il secondo decreto è stato bocciato, con 184 voti contrari e 166 favorevoli: in questo caso al fronte del no si sono aggiunti anche PNV e Coalición Canaria.Particolarmente significativo è stato il voto di Junts, la formazione indipendentista catalana di centrodestra i cui sette deputati sono spesso determinanti per gli equilibri parlamentari dell’esecutivo. Il partito sostiene che l’inasprimento delle regole sugli affitti e l’estensione delle tutele rischierebbero di produrre l’effetto opposto a quello desiderato, riducendo ulteriormente l’offerta di immobili.Una posizione simile è stata espressa dal Partido Popular, secondo cui la risposta alla crisi dovrebbe passare soprattutto dall’aumento della costruzione di nuove abitazioni. Per il governo e per i movimenti degli inquilini, invece, senza maggiori protezioni il costo sociale dell’emergenza continuerà a ricadere sulle fasce più vulnerabili.I numeri spiegano perché la questione stia rapidamente superando i confini della politica sociale. Secondo l’Instituto Nacional de Estadística, nel secondo trimestre del 2026 i prezzi delle abitazioni in Spagna sono aumentati del 12,2 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il Banco de España stima inoltre un deficit di circa 750mila abitazioni, che potrebbe superare il milione entro il 2028, mentre vengono costruite circa 120mila nuove case all’anno.Sul mercato degli affitti la pressione è particolarmente evidente tra i giovani. Secondo dati del Consejo de la Juventud de España citati da Reuters, il costo medio di un affitto ha raggiunto i 1.176 euro mensili, equivalenti a quasi il 99 per cento dello stipendio medio di un giovane. Le rilevazioni di Idealista indicano inoltre che a settembre il prezzo medio richiesto per l’affitto si attestava a 15,1 euro al metro quadrato, il 5,6 per cento in più rispetto allo stesso mese del 2025.La dimensione politica della protesta è quindi destinata a pesare più del singolo provvedimento bocciato. Sánchez dispone di 147 deputati su 350 e per approvare le leggi deve costruire maggioranze variabili con formazioni regionaliste e indipendentiste. La defezione di Junts sulla casa mostra quanto possa diventare difficile trasformare una domanda sociale molto forte in una risposta legislativa stabile.Durante le manifestazioni di sabato la maggior parte dei cortei si è svolta pacificamente. A Valencia si sono tuttavia verificati scontri tra manifestanti e polizia, che ha utilizzato proiettili di gomma e lacrimogeni dopo che alcune decine di persone erano entrate nella Città delle Arti e delle Scienze.Tensioni si sono registrate anche a Madrid dopo la conclusione della manifestazione principale. Militanti di estrema destra, alcuni dei quali hanno effettuato saluti nazisti, hanno cercato di raggiungere l’accampamento di Puerta del Sol. La polizia ha arrestato tre persone e utilizzato proiettili di gomma per contenere il gruppo. Nelle altre città le manifestazioni si sono svolte in gran parte senza incidenti.Il passaggio successivo potrebbe essere ancora più delicato. I movimenti per la casa intendono proseguire le mobilitazioni e discutere con i sindacati la possibilità di uno sciopero generale. Parallelamente, diversi media spagnoli hanno rilanciato l’ipotesi che Sánchez possa valutare elezioni anticipate già a novembre, anche se la Moncloa non ha confermato questa possibilità.È proprio questo il punto che rende la crisi abitativa qualcosa di più di una questione economica. La Spagna continua infatti a mostrare una dinamica economica relativamente solida: nel secondo trimestre del 2026 il PIL è cresciuto del 2,7 per cento su base annua, contro l’1,2 per cento dell’area euro. Ma la crescita complessiva non elimina una frattura sempre più visibile: per molti cittadini l’accesso alla casa sta diventando un ostacolo all’indipendenza personale, alla formazione di nuove famiglie e alla mobilità sociale.Quindici anni dopo gli Indignados, Puerta del Sol torna così a essere un termometro della politica spagnola. Non perché la Spagna stia necessariamente entrando in un nuovo 2011, ma perché ancora una volta una questione apparentemente sociale sta mettendo alla prova il rapporto tra cittadini, mercato e istituzioni. Per Sánchez il rischio è che la casa smetta definitivamente di essere soltanto una voce dell’agenda di governo e diventi il terreno sul quale verrà misurata la capacità dell’attuale maggioranza di continuare a governare.