Si sa: i tre problemi scottanti per i grandi porti italiani, nel senso che chi li governa rischia sempre di scottarsi le dita, sono gli spazi (o troppo pochi o troppo estesi e comunque quasi mai commisurati alla realtà dei traffici), le modalità con cui carichi e container dovrebbero essere smaltiti dai porti verso le destinazioni finali e viceversa; e infine le modalità di assegnazione degli spazi attraverso le concessioni demaniali.Su queste tre problematiche i presidenti dei porti hanno perso e perdono il sonno. Ora è di turno Livorno, porto che un paio di decenni addietro si considerava, a ragione, l’alternativa a Genova in grado anche di battere facilmente il concorrente La Spezia e che oggi si trova in mezzo a un guado di cui non si conosce la profondità. Alla luce del sole c’è di certo l’eterna incompiuta (primo progetto fra gli anni 2007 e 2009), quella Darsena Europa che dovrebbe consentire al porto toscano di compiere un salto di qualità, e che oggi pone due interrogativi ,ripetiamo, scottanti. Da un lato, se sarà possibile affidarne in concessione una parte, faticosamente ultimata, o se sarà necessario per procedere con l’assegnazione che l’intera opera sia conclusa (2030 con grande ottimismo). Dall’altro, se dovranno essere rispettati i precetti di un lontano piano regolatore che prevedeva nella Darsena Europa certi traffici su una sponda e altri sulla sponda ovest, in ritardo sui tempi di costruzione.E su tutto incombono le vere motivazioni dell’enigma, sul quale l’Autorità di sistema portuale continua a mantenere un silenzio quasi celestiale; la prima motivazione di ordine pratico: qualcuno ha pensato come farà a funzionare il nuovo mega terminal della portualità italiana, se i collegamenti ferroviari e autostradali (fra cui il famoso scavalco) non si costruiscono? E dulcis in fundo: come verrà risolto il problema della convivenza fra due gruppi leader ma anche fra due mentalità di porto. Da un lato, il gruppo Grimaldi, che registra una crescita record e che è ormai consolidato leader mondiale nel trasporto di auto nuove (molte sono cinesi) e che sarebbe pronto (e forse ha già un affidavit) a insediarsi nella parte quasi completata della Darsena Europa. Dall’altra Msc, altro leader mondiale questa volta nei container, che come la sponda ovest sia destinata ai traffico ro-ro e ro-ro pax (ovvero navi con il portellone di carico) mentre quella completata debba essere consacrata ai container. Per altro a chi si prenderà banchine e piazzali toccherà sborsare non pochi soldi per attrezzarli.Sullo sfondo gli operatori e forse anche la comunità livornese che della politica dei silenzi e dei rinvii incominciano – come si dice a Livorno – a “avécelo a banchina”, ovvero “pieni fino all’orlo” il che sta per… al limite della sopportazione. La Darsena Europa avrebbe dovuto essere il futuro di Livorno, traffici e lavoro per tutti. Ma come i livornesi ben ricordano, rischia di essere una nuova testa finta di Modigliani. E a quasi cinquant’anni dalla grande beffa del 1984 la cosa non suona bene.L'articolo A Livorno Darsena Europa o Darsena…dei desideri? proviene da Nicolaporro.it.