Brasile, gli Usa sospendono i servizi consolari a 2 giorni dal voto: «problemi di sicurezza» non spiegati

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WASHINGTON — Quali sono i «problemi di sicurezza» che da stamattina tengono chiusi gli sportelli dell’ambasciata e dei consolati americani in Brasile? Il Dipartimento di Stato, che ha sospeso i servizi consolari a partire da oggi, venerdì 2 ottobre, non lo ha detto. Non ha indicato una minaccia, non ha fissato una data di riapertura e non ha collegato la decisione al voto di domenica, quando 158 milioni di brasiliani scelgono il presidente.Il comunicato, diffuso ieri sera, è di poche righe. I cittadini americani che hanno bisogno di assistenza urgente, si legge, «non devono recarsi all’ambasciata, ai consolati o ad altre sedi diplomatiche» e sono rinviati a un funzionario di turno raggiungibile per telefono. Oggi un portavoce ha aggiunto per e-mail, riferisce Reuters, che Washington «lavora a stretto contatto con le controparti brasiliane per affrontare i problemi di sicurezza». Nient’altro.Minaccia concreta o precauzione politica? Un indizio arriva da Canberra: anche l’Australia ha sospeso i servizi consolari in Brasile citando ragioni di sicurezza e ha dirottato i propri cittadini su un centro d’emergenza nella capitale, riferisce Bloomberg. Due governi che chiudono lo stesso giorno con la stessa formula lasciano intendere un allarme condiviso, non un gesto politico di Washington; nessuno dei due, però, ha nominato il pericolo.Che cosa si vota domenica? Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva, 80 anni, del Partito dei lavoratori, cerca il quarto mandato contro il senatore Flávio Bolsonaro, del Partito liberale, figlio maggiore dell’ex presidente Jair Bolsonaro. L’ultimo sondaggio Datafolha, del 22-24 settembre, dà Lula al 40 per cento e il rivale al 36. Si rinnovano anche governatori, Camera e due terzi del Senato; se nessuno supera la metà dei voti, il ballottaggio è il 25 ottobre.La campagna si è chiusa senza un solo confronto. Il dibattito finale su TV Globo, a Rio de Janeiro, è saltato giovedì: Lula aveva già disertato tutti gli appuntamenti dell’anno, Flávio Bolsonaro si è ritirato poche ore prima. «Il mio unico avversario in questa campagna è Lula. È lui che voglio sfidare», ha detto. È la prima volta in vent’anni che i principali candidati brasiliani rinunciano a ogni dibattito. Nei sondaggi la criminalità violenta è la prima preoccupazione degli elettori.Dazi, visti e ricorsiIn che stato sono i rapporti tra i due governi? Nel luglio 2025 Donald Trump scrisse a Lula accusando la giustizia brasiliana di una «caccia alle streghe» contro Jair Bolsonaro e annunciò dazi al 50 per cento. Quelle tariffe sono cadute in febbraio, dopo la sentenza della Corte suprema americana sui poteri d’emergenza del presidente, ma ne restano altre su basi giuridiche diverse, più una sovrattassa globale del 10 per cento e nuovi dazi del 25 per cento su alcuni prodotti brasiliani introdotti in luglio. Trump ha definito pubblicamente Flávio Bolsonaro «un giovane in gamba».In agosto Washington ha revocato il visto all’ambasciatore brasiliano negli Stati Uniti; un alto funzionario del Dipartimento di Stato spiegò ai giornalisti, in anonimato, che era una ritorsione per il mancato gradimento di Brasilia al candidato ambasciatore americano, il presidente della Camera della Florida Daniel Perez. Il governo brasiliano «ripudiò» la revoca e definì «false» le motivazioni. Nella stessa estate il Brasile ha negato l’ingresso a due alti funzionari del Dipartimento di Stato, accusandoli di tentata interferenza elettorale.La coalizione di Lula ha portato lo scontro davanti al Tribunale superiore elettorale, l’organo che vigila sul voto: in un ricorso di 117 pagine sostiene che Flávio e il fratello Eduardo Bolsonaro abbiano spinto l’amministrazione Trump a imporre dazi e sanzioni al Brasile, per poi usarli in campagna. Lula ha denunciato in pubblico interferenze straniere nel voto, tariffe comprese.E Brasilia, che cosa dice della chiusura degli sportelli? Nulla, per ora: né l’Itamaraty, il ministero degli Esteri, né la presidenza hanno commentato nelle ore successive all’annuncio. Il Dipartimento di Stato non ha risposto alle richieste di ulteriori informazioni.Resta il fatto pratico. Per tutto il fine settimana elettorale i cittadini americani in Brasile non hanno uno sportello a cui rivolgersi, solo un numero di telefono, e nessuno ha detto quando le porte riapriranno. Domenica si vota comunque.