KIEV — Code di auto ferme agli accessi del ponte Paton, transenne ai due imbocchi del Pivdennyi, filobus dirottati su percorsi alternativi: venerdì Kiev ha passato la giornata con tre dei suoi otto attraversamenti sul Dnipro chiusi o dimezzati, dopo che i droni russi hanno colpito per la prima volta i ponti della capitale. Gli ingorghi, riferisce l’Associated Press, hanno bloccato il traffico in tutta la città.Il quadro lo ha dato l’amministrazione militare cittadina: il ponte Pivdennyi, a sud, chiuso nei due sensi; il ponte Paton transitabile solo verso il centro e chiuso in direzione della riva sinistra; il ponte della Metropolitana ridotto a una corsia verso la riva destra. «Il ponte Pivdennyi è completamente chiuso al traffico nei due sensi», ha detto il sindaco Vitali Klitschko. Fino a giovedì, in oltre quattro anni e mezzo di invasione, nessun ponte di Kiev era mai stato colpito.Il Dnipro divide la capitale in due e i ponti sono l’unica via tra le due rive: dopo i palazzi residenziali, i depositi dei supermercati, i distributori di carburante e i centri dati, l’agenzia americana legge nei colpi ai ponti una nuova tattica di Mosca.Il primo attacco è arrivato giovedì poco prima di mezzogiorno (le 11 in Italia). Due droni sono esplosi vicino a un pilone del Pivdennyi mentre un convoglio della metropolitana attraversava il fiume sulla linea verde; l’onda d’urto ha spinto polvere nelle carrozze attraverso il sistema di ventilazione, senza feriti. L’azienda municipale che gestisce ponti e strade ha ispezionato la struttura e non ha trovato «nessun danno critico». In serata, alle 21.50 e alle 23.04, due nuovi impatti hanno danneggiato un pilone, il guard-rail, la carreggiata e la barriera di cemento che protegge i binari della metro, messi fuori tensione.Il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha insistito su un punto: il drone ha colpito con un treno in transito. Nella notte tra giovedì e venerdì, secondo il presidente Volodymyr Zelensky, oltre 100 droni hanno attaccato Kiev e altre otto regioni, quasi metà a reazione; uno ha centrato un grattacielo residenziale della capitale, dove è morta una persona, e almeno quattro feriti si contano altrove. «Ogni drone russo può essere fermato già sulla linea di produzione», ha scritto Zelensky su X, perché i vettori di Mosca restano «criticamente dipendenti» da componenti straniere.La versione di MoscaIl ministero della Difesa russo, in una nota ripresa da Reuters, rivendica di aver colpito nella notte obiettivi di logistica militare: «un ponte stradale e ferroviario sul Dnepr a Kiev», che a suo dire serviva a trasferire truppe e materiale verso il Donbass, una sottostazione elettrica nella regione della capitale, un complesso industriale nel porto di Izmail, sul Danubio, e un mercantile nel Mar Nero. La stessa nota conta 646 droni ucraini abbattuti nella notte; il vicepremier Alexander Novak ha ammesso attacchi a quattro raffinerie, senza danni ai macchinari principali. L’agenzia americana non ha potuto verificare le affermazioni di nessuna delle due parti.I ponti arrivano dopo l’energia. Il 30 settembre il più vasto attacco da mesi alla rete elettrica aveva ucciso sette persone e costretto l’operatore Ukrenergo ai primi tagli d’emergenza a Kiev dalla primavera, con oltre venti ore di allarme aereo e la centrale termica di Trypillia danneggiata. Il premier Serhii Koretskyi aveva parlato di un attacco combinato di quella portata «per la prima volta dalla fine della scorsa stagione di riscaldamento».Sul fronte diplomatico Sybiha ha riferito di quattro proposte separate di tregua parziale, da Stati Uniti, India, Turchia ed Egitto, la prima volta per Nuova Delhi. «Siamo pronti a un cessate il fuoco su energia e Mar Nero, ma solo in quella combinazione», ha detto. Mosca ha respinto l’ipotesi, chiedendo un accordo di pace complessivo. Kiev chiede 300 missili Patriot. L’intelligence ucraina stima 600 balistici russi in riserva e una produzione fino a 140 al mese.A Ginevra l’Alto commissario Onu per i diritti umani Volker Türk ha detto che i civili «stanno pagando il prezzo più alto di questa guerra» e che «in tutta l’Ucraina la gente vive nel terrore costante». Nelle stesse ore la Commissione europea ha erogato a Kiev 2,9 miliardi di euro, e la società elettrica DTEK ha riportato la corrente a 8.000 utenze sulla riva sinistra, quella che i ponti chiusi hanno reso più difficile da raggiungere.