C’è una cosa che l’Unione europea sembra non avere ancora capito: le priorità contano. Mentre i mercati obbligazionari sono sotto pressione, il costo dell’energia torna a mordere e la crisi dello Stretto di Hormuz continua a mettere alla prova la sicurezza degli approvvigionamenti, Bruxelles decide di insistere sulla sua agenda della decarbonizzazione degli edifici. E l’Italia finisce nuovamente nel mirino. La Commissione europea ha infatti deciso di inviare a Roma un parere motivato per la mancata presentazione del progetto di Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici (imposto dalla direttiva “case green”), dopo la lettera di costituzione in mora dello scorso marzo. L’Italia ha ora due mesi per adeguarsi, dopodiché Bruxelles potrà decidere di portare il caso davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea.Una procedura formalmente prevista dai Trattati, dunque. Ma proprio qui sta il problema politico ed economico: continuare a imporre nuovi obiettivi e nuove scadenze mentre l’Europa è alle prese con una crisi energetica e finanziaria significa perdere di vista la realtà.La nuova stangata sulla casaIl Piano nazionale di ristrutturazione “case green” previsto dalla direttiva sulla prestazione energetica degli edifici dovrebbe indicare come trasformare il patrimonio immobiliare pubblico e privato in un parco edilizio ad alta efficienza e decarbonizzato entro il 2050. Deve inoltre contenere obiettivi per il 2030, il 2040 e il 2050, misure concrete e fabbisogni di investimento.Il punto è che le ristrutturazioni costano. E in un Paese come l’Italia, caratterizzato da un patrimonio immobiliare vastissimo e in larga parte datato, il conto rischia di essere particolarmente pesante.È esattamente ciò che contesta Matteo Salvini. «In Italia nessuna applicazione dell’eurofollia delle CASE GREEN. C’è da chiedersi su quale pianeta vivano i burocrati di Bruxelles e se abbiano la minima idea delle difficoltà che devono affrontare famiglie e imprese. Nessuna intenzione di imporre alle famiglie italiane una nuova stangata europea da decine di migliaia di euro. La casa degli italiani non si tocca», ha scritto il vicepremier sui social.Al di là dei toni, la questione sollevata è concreta: chi paga la transizione energetica degli immobili? Se la risposta è ancora una volta il proprietario, il rischio è quello di trasformare un obiettivo ambientale in un gigantesco trasferimento di ricchezza dalle famiglie verso il costo della conformità normativa.Lo spread sale, Bruxelles pensa alle finestreIl paradosso emerge ancora di più guardando ciò che sta accadendo sui mercati. Il 2 ottobre lo spread Btp-Bund è arrivato fino a 128 punti base, mentre il rendimento del decennale italiano si è mosso intorno al 4,65%. Il differenziale dei titoli francesi ha raggiunto circa 150 punti e il rendimento dell’Oat decennale è arrivato al 4,92%. Negli Stati Uniti, il Treasury decennale ha toccato il 5,34%, ai massimi dal 2002.Non è una crisi italiana, ma una tempesta globale sui mercati obbligazionari, alimentata da debito, inflazione e prospettiva di tassi elevati più a lungo.E nello stesso momento l’Europa deve fare i conti con il petrolio tornato sopra i 100 dollari e con una crisi energetica che ha già costretto i governi europei a spendere miliardi per attenuare l’impatto sui consumatori.Prima la sicurezza energetica, poi la decarbonizzazioneÈ qui che serve un cambio di approccio. L’obiettivo di ridurre consumi ed emissioni può essere condivisibile, ma non può diventare un dogma scollegato dalla realtà economica e geopolitica.La crisi di Hormuz ha mostrato quanto sia fragile la sicurezza energetica europea. A settembre i flussi di Gnl attraverso lo Stretto sono tornati ai livelli mensili più elevati dall’inizio della guerra, ma restano enormi i rischi geopolitici e i costi legati ai trasporti. Per l’Italia, inoltre, QatarEnergy ha prorogato fino all’inizio di dicembre la sospensione delle consegne di Gnl a Edison, costringendo a sostituire una parte significativa dei carichi con forniture alternative.Di fronte a questo scenario, l’ideologia dovrebbe lasciare spazio alla tecnologia e all’economia. Se oggi gas, petrolio e altre fonti fossili sono indispensabili per garantire continuità e competitività, non ha senso renderne artificialmente più difficile l’utilizzo prima di avere alternative sufficientemente affidabili e convenienti.E lo stesso vale per il nucleare. Se una fonte energetica consente di produrre elettricità in modo stabile, programmabile e con emissioni molto basse, l’obiettivo dovrebbe essere sfruttare tutte le tecnologie disponibili, senza pregiudizi, mentre si sviluppano rinnovabili, accumuli, reti e sistemi di efficienza realmente sostenibili.Il Green Deal è un autogolLa stessa Commissione sostiene che la riqualificazione degli edifici dovrebbe contribuire a ridurre le bollette e la dipendenza europea dalle importazioni energetiche. Ma tra un obiettivo teoricamente condivisibile e una politica concretamente sostenibile c’è una differenza enorme. Se per risparmiare energia si obbligano milioni di proprietari a spendere decine di migliaia di euro, il rischio è di ottenere l’effetto opposto: comprimere consumi e investimenti delle famiglie, svalutare gli immobili meno efficienti e aggravare il problema abitativo.L’Europa dovrebbe dunque concentrarsi su ciò che aumenta davvero la propria competitività energetica: più produzione interna, più infrastrutture, più diversificazione delle forniture, più nucleare, più innovazione e rinnovabili quando sono economicamente efficienti. E soprattutto meno ideologia. Perché mentre Bruxelles continua a chiedere nuove tabelle di marcia sulla casa green, il mondo reale presenta il conto di energia, debito e geopolitica. E forse sarebbe il caso che l’Unione europea, prima di imporre agli italiani come dovranno ristrutturare le loro abitazioni entro il 2050, si chiedesse come farà l’Europa ad avere energia abbondante e a buon mercato nei prossimi cinque anni.Quella sì che sarebbe una priorità.enrico Foscarini, 2 ottobre 2026L'articolo Case green: Bruxelles insiste con la sua ecofollia mentre i costi energetici ci affondano proviene da Nicolaporro.it.