ALGERI — «Per ovvie ragioni, questa è una provocazione contro di noi. E allora anch’io mando gli aerei, e ci affrontiamo a viso aperto». Con queste parole il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune ha rivelato di aver inviato caccia in Niger a fine agosto per aiutare la giunta di Niamey a sventare quello che ha chiamato un «tentativo di colpo di Stato». Lo ha detto in un’intervista ai media nazionali, i cui estratti sono stati diffusi sabato dalla presidenza e che la tv di Stato ha trasmesso in serata, riferisce Al Jazeera.Alcune parti, ha spiegato Tebboune, erano «andate troppo oltre». Non ha detto quali, né se pensasse ad attori interni o stranieri. Il 30 agosto il ministero della Difesa algerino aveva annunciato l’invio a Niamey di quattro caccia Sukhoi Su-30, con un aereo cisterna e un trasporto, parlando di una «missione di sostegno all’esercito nigerino di fronte a un tentativo di destabilizzare lo Stato fratello», su richiesta delle autorità nigerine. Ora il presidente dà alla cosa il suo nome, colpo di Stato, e ne fa una questione di sicurezza algerina.Tebboune ha aggiunto un dettaglio di calendario: il primo ministro nigerino Ali Mahaman Lamine Zeine era in visita ad Algeri il 26 e 27 agosto con una delegazione di ministri, ed era rientrato in patria la notte prima dell’ammutinamento.Gli spari erano cominciati poco dopo la mezzanotte tra il 28 e il 29 agosto (le 2 in Italia) alla Base 101, l’installazione militare dentro l’aeroporto internazionale Diori Hamani di Niamey, un tempo usata dalle forze americane. Il ministro della Difesa, generale Salifou Mody, ha letto alla tv pubblica un comunicato: un gruppo di militari «in violazione dei regolamenti» aveva tentato di trattenere alcuni commilitoni e aperto il fuoco su «siti sensibili». Altri attacchi hanno colpito la tv di Stato, rimasta fuori onda per circa un’ora, e il palazzo presidenziale nel quartiere Plateau, difeso dalla guardia presidenziale.Il bilancio ufficioso parla di decine di soldati uccisi o arrestati, alcuni mostrati in diretta dalla tv nigerina. I reparti coinvolti venivano dal sud-ovest, da Ouallam, Téra e Dosso, le zone dove l’esercito subisce le perdite più pesanti contro i gruppi armati. «Questi attacchi di massa che travolgono le postazioni dell’esercito nigerino stanno diventando la norma e continueranno ad alimentare il malcontento e ad aggravare le tensioni nei ranghi», ha osservato Heni Nsaibia, analista per l’Africa occidentale del centro di ricerca sui conflitti Acled. Il capo della giunta, generale Abdourahamane Tiani, al potere dal golpe del luglio 2023, non si è mostrato né ha parlato per tutta la notte.I russi alla Base 101La Base 101 ospita lo stato maggiore della forza congiunta dell’Alleanza degli Stati del Sahel, il blocco di Niger, Mali e Burkina Faso nato nel 2023, e il quartier generale dell’Africa Corps, la forza paramilitare del ministero della Difesa russo che ha preso il posto della Wagner in Africa. L’ambasciatore russo in Niger, Viktor Voropaev, ha detto sabato all’agenzia di Stato russa Tass che l’Africa Corps aveva ricevuto una richiesta di assistenza per neutralizzare gli ammutinati; secondo fonti diplomatiche e di sicurezza, la guardia presidenziale ha ripreso la base con l’appoggio russo. Con la frase di sabato Algeri si mette apertamente, accanto a Mosca, tra i garanti armati della giunta di Niamey.Niamey non ha commentato la ricostruzione di Tebboune. Nelle settimane scorse il governo militare nigerino ha accusato la Francia di aver orchestrato l’ammutinamento; Parigi ha negato ogni coinvolgimento. Tebboune non ha indicato colpevoli e da Mosca non è arrivata alcuna reazione all’intervista. La giunta ha poi rimaneggiato i vertici militari.Il Niger ha espulso in tre anni i suoi vecchi alleati occidentali: la Francia ha ritirato 1.500 soldati nel settembre 2023, gli Stati Uniti hanno chiuso nel 2024 le basi di Niamey e di Agadez. Gli attacchi jihadisti non si sono fermati: a gennaio una rivendicazione dell’Isis per un assalto alla stessa base aerea dell’aeroporto, ad agosto almeno 18 soldati uccisi nella regione di Dosso.L’Algeria condivide con il Niger una lunga frontiera desertica e considera la stabilità del Sahel parte della propria sicurezza nazionale. Nella stessa intervista Tebboune ha tenuto aperte tutte le porte: «Non rinunciamo alla nostra relazione con la Russia, né con la Cina, né con gli Stati Uniti». E al Mali, con cui Algeri è in crisi dall’abbattimento di un drone maliano a Tinzaouaten nell’aprile 2025, ha detto: «Siamo con il Mali con tutto il cuore nella lotta contro i resti del terrorismo nel Sahel».