E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.comDove andremo a finire? Sottinteso: stiamo andando a sbattere, o forse stiamo già sbattendo da un po’. Quindi dobbiamo fermarci. Piede sul freno. Accelerazione contro frenata. Questo in politica c’è sempre stato. Generalmente è una sfida tra destra e sinistra. La destra – nella narrazione canonica e stereotipata – è la conservazione. Piede sul freno e difendiamo quello che abbiamo. La sinistra, sempre secondo gli stereotipi, è invece “progressista”. Cioè, dobbiamo andare avanti, accelerare.Milano non ha mai decelerato negli anniPerò, a Milano, tutta questa differenza ideologica negli anni non si è mica molto vista. Un sindaco non ha mai disfatto quello che aveva fatto quello prima. L’ha al massimo emendato e portato avanti. Per esempio un sindaco che non fu certo grande, ovvero Formentini, decise di fermare la costruzione delle metropolitane (finite al centro anche dello scandalo di Tangentopoli) e di potenziare la rete in superficie, con metrotramvie in sede riservata (corsie preferenziali et similia). Albertini ritornò a investire nelle metro, ma non fermò il progetto di Formentini. Idem tra Moratti e Albertini. E il piano regolatore della Moratti, che alla base aveva il concetto di perequazione, venne ripreso, corretto ed emendato sotto la giunta Pisapia, che dalla Moratti aveva anche ereditato Expo. E via, di continuità in continuità, tra Sala e Pisapia la M4, lo sviluppo della Milano internazionale e della crescita immobiliare. No, Milano non ha mai decelerato.C’è chi dice che bisogna avere il piede sullo stopMa oggi c’è chi dice che bisogna. Perché oggettivamente rispetto a un tempo Milano ha allargato il divario. Non solo tra ricchi e poveri (là c’è sempre stato un abisso tra il benessere di corso Magenta e le povertà dello Stadera o della Barona o degli altri quartieri popolari), ma tra ricchi, ricchissimi e classe media. Pian piano Milano ha incrementato i prezzi di tutto. Non facciamo il solito refrain perché tanto ognuno di noi sa che cosa vuol dire vivere a Milano. Il punto è qual è la ricetta per uscirne. C’è chi dice che bisogna fermarsi. Basta sviluppo immobiliare, basta attrattività internazionale. Meglio fermarsi. Perché così si peggiora solo la situazione.Questo concetto del “fermarsi” è presente – incredibilmente – sia a destra che a sinistra. A destra perché è funzionale rispetto alla contestazione di quel che ha fatto Sala e la sua maggioranza (nella quale sì, ci sono anche i Verdi, ricordiamocelo). A sinistra – per esempio proprio tra i Verdi – c’è chi dice che bisogna fermarsi subito: troppo consumo di suolo, case troppo care, eccetera eccetera. Ad oggi la politica ha tutta il piede sullo stop. Perché è la risposta più semplice. Dove finiremo signora mia? E giù applausi.Per correggere una rotta non bisogna fermarsi, bisogna sterzare il volanteIo invece penso che servirebbe una proposta un po’ diversa. Per correggere una rotta non bisogna fermarsi, ma bisogna semplicemente sterzare il volante. Abbiamo bisogno di difendere la classe media che viene espulsa? Prima di tutto iniziamo a costruire case “riservate” alla classe media. Non certo quelle popolari, che hanno indici di ISEE incompatibili con la realtà di gente che porta a casa due stipendi, seppur modesti. Ma case proprio riservate alla middle Class. E chi dovrebbe farle, queste case? Non certo il Comune. Devono farle i privati, e perché le facciano i privati bisogna stabilire a priori quale dovrebbe essere il loro profitto. In fondo, nessuna azienda è Madre Teresa di Calcutta: ognuno lavora per guadagnare e marginare. E dunque: meglio dire le cose come stanno. I costruttori devono guadagnare, riteniamo che il guadagno congruo sia una certa percentuale, indirizziamo i processi perché l’edilizia acceleri ancora, ma nella direzione corretta. Ho avuto modo di dirlo varie volte. Il mio sogno non è una città con più verde in centro, con le auto elettriche.Perché quella roba “serve” a chi in centro ci vive, cioè i ricchi. E noi dobbiamo pensare a chi invece in centro non ci vive. Il mio sogno sono i grattacieli, alti alti, con migliaia di appartamenti convenzionati per la classe media, e sotto i parchi. Il mio sogno è l’annessione dei comuni più prossimi, uno dopo l’altro. Perderemo la specificità storica di Corsico, Rozzano o Sesto San Giovanni, e pure qualche decina di consiglieri comunali. Ma guadagneremo in efficacia amministrativa. E’ una rivoluzione? Sì. Ma in fondo Milano vive di questo. Non di segnali di stop, ma di piede premuto sul pedale del gas e occhi fissi sulla strada e le sue curve.L'articolo A Milano il futuro si giocherà tra chi vuole accelerare e chi frenare proviene da Nicolaporro.it.