Avvelenate con la ricina, parla il papà di Antonella Di Ielsi: «Mia figlia aveva capito che Sara era morta, ma la famiglia non c’entra»

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A oltre cinque mesi dalla tragedia che ha sconvolto Pietracatella, in provincia di Campobasso, il padre di Antonella Di Ielsi rompe il silenzio e respinge con fermezza qualsiasi ipotesi che possa coinvolgere la famiglia nella morte della figlia e della nipote Sara Di Vita, decedute lo scorso dicembre per un sospetto avvelenamento da ricina. «La famiglia non c’entra», ha dichiarato nel corso di un’intervista a Quarto Grado. «Pensate davvero che sia successo in famiglia? Ma chi potrebbe aver fatto una cosa simile? Mi sembra impossibile», ha aggiunto.«Antonella sapeva che Sara era morta»Durante l’intervista, l’uomo ha inoltre ricordato gli ultimi momenti trascorsi accanto alla figlia, descrivendo una donna «profondamente provata» e «incapace di parlare». Secondo il suo racconto, la donna avrebbe compreso che qualcosa di gravissimo era accaduto alla figlia Sara: «Stava quasi in silenzio. Stava in piedi, ma non aveva la forza di parlare. Per me, Antonella aveva già capito che Sara se ne era andata. È crollata a terra, hanno dovuto portare la barella e portarla al pronto soccorso. Io non l’ho più vista». Il padre racconta anche di aver appreso solo successivamente la possibile causa della tragedia. «Nessuno aveva il coraggio di dirmelo», spiega, ricordando il momento in cui un infermiere avrebbe parlato della presenza di una sostanza velenosa.L’indagineNel frattempo, le indagini proseguono nel tentativo di fare piena luce su una vicenda che, a distanza di mesi, resta ancora ricca di zone d’ombra. Gli investigatori hanno posto sotto sequestro numerosi alimenti consumati durante le cene della vigilia e di Natale, concentrando l’attenzione su possibili fonti di contaminazione. Tra le piste al vaglio degli inquirenti c’è quella che ipotizza l’introduzione della ricina attraverso conserve alimentari o pacchi regalo ricevuti nel periodo natalizio. Dagli alimenti al dark webGli accertamenti si stanno inoltre concentrando sul fronte digitale. Non viene esclusa la possibilità che la sostanza tossica, o i semi da cui è possibile ricavarla, siano stati acquistati online tramite canali riconducibili al dark web. Negli ultimi giorni sono state ascoltate numerose persone vicine alla famiglia, tra cui il marito della vittima Gianni Di Vita e l’altra figlia, Alice, ma al momento nessuna delle ipotesi investigative sembra aver trovato riscontri decisivi. Molti interrogativi restano ancora senza risposta, mentre gli inquirenti continuano a lavorare per ricostruire con esattezza quanto accaduto.Foto copertina: MEDIASET / QUARTO GRADO | Il padre di Antonella Di Ielsi, morta insieme alla figlia, per un sospetto avvelenamento da ricina, 5 giugno 2026L'articolo Avvelenate con la ricina, parla il papà di Antonella Di Ielsi: «Mia figlia aveva capito che Sara era morta, ma la famiglia non c’entra» proviene da Open.