Un linfonodo ingrossato al collo, la gravidanza ormai agli ultimi mesi e poi una diagnosi inattesa: linfoma di Hodgkin. Nelle ultime ore la nota influencer Natalia Paragoni ha raccontato sui social il percorso che l’ha portata a scoprire la malattia mentre era incinta della figlia Beatrice, spiegando di aver iniziato la chemioterapia dopo il parto. «Mentre ero all’ottavo mese mi è stato diagnosticato un linfoma di Hodgkin e, dopo aver dato alla luce Beatrice, ho iniziato il percorso di chemioterapia – ha scritto su Instagram -.In questo mese ho provato dolore, paura e ho pianto tantissimo, quando invece avrei dovuto solo gioire».Una testimonianza che ha riportato l’attenzione su una forma di tumore relativamente rara ma tra le più studiate della medicina moderna, anche perché tende a colpire persone giovani, spesso nel pieno dell’età fertile.Che cos’è il linfoma di Hodgkin?Per capire che cos’è il linfoma di Hodgkin bisogna guardare al sistema linfatico, una sorta di rete parallela a quella dei vasi sanguigni che attraversa tutto il corpo e svolge un ruolo centrale nelle difese immunitarie. È qui che si trovano i linfonodi, piccole strutture distribuite in diverse aree dell’organismo che ospitano molte delle cellule incaricate di riconoscere e contrastare infezioni e agenti esterni.Il linfoma di Hodgkin nasce proprio da una di queste cellule: il linfocita B, un tipo di globulo bianco che normalmente contribuisce alla produzione degli anticorpi. Per ragioni che non sono ancora completamente comprese, questa cellula può accumulare alterazioni genetiche che ne modificano il comportamento. Gli studi hanno identificato alcuni fattori associati a un aumento del rischio, tra cui una precedente infezione da virus di Epstein-Barr, responsabile della mononucleosi, particolari condizioni che alterano il funzionamento del sistema immunitario e una possibile predisposizione familiare. In alcuni casi queste alterazioni possono trasformare il linfocita in una cellula tumorale capace di moltiplicarsi e diffondersi all’interno del sistema linfatico.A rendere questa malattia diversa da altri tipi di linfoma è la presenza delle cosiddette cellule di Reed-Sternberg, cellule anomale che rappresentano una sorta di “firma biologica” della patologia e che vengono ricercate durante la biopsia del linfonodo sospetto. È proprio attraverso l’analisi di un campione di tessuto che i medici possono arrivare alla diagnosi definitiva.Deborah Vanini, il tumore e la scelta di partorire sua figlia prima di morire: «Ha scelto lei, non giudicatela»Come si manifesta e cosa succede quando la diagnosi arriva in gravidanzaNella maggior parte dei casi il primo segnale del linfoma di Hodgkin è l’ingrossamento persistente di uno o più linfonodi, spesso a livello del collo, delle ascelle o sopra la clavicola. Possono comparire anche febbre senza una causa apparente, sudorazioni notturne particolarmente abbondanti, perdita di peso involontaria e una marcata sensazione di stanchezza. Si tratta di sintomi che, soprattutto nelle fasi iniziali, possono essere facilmente confusi con condizioni molto meno gravi. Per questo la diagnosi richiede generalmente una biopsia del linfonodo sospetto, seguita da esami di imaging e valutazioni ematologiche che consentono di stabilire l’estensione della malattia.Diffusione tra i giovaniSi tratta di una malattia relativamente rara: secondo l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), in Italia vengono diagnosticati ogni anno circa 2.000 nuovi casi di linfoma di Hodgkin e il picco di incidenza si registra proprio tra i giovani adulti. Nonostante la sua rarità nella popolazione generale, è il tumore del sistema linfatico più frequente proprio tra i soggetti tra i 20 e i 30 anni. Nonostante l’impatto emotivo che accompagna una diagnosi oncologica, il linfoma di Hodgkin è oggi considerato una delle neoplasie ematologiche con le migliori prospettive di guarigione.La diagnosi in gravidanzaLa storia raccontata da Natalia Paragoni richiama una situazione clinica poco frequente ma ben conosciuta dagli specialisti. Il linfoma di Hodgkin colpisce infatti soprattutto adolescenti e giovani adulti, motivo per cui una parte delle diagnosi riguarda donne in età fertile o in gravidanza. Questo non significa che la gestazione aumenti il rischio di sviluppare la malattia: le evidenze disponibili suggeriscono piuttosto che la sovrapposizione tra gravidanza e diagnosi sia legata all’età in cui il tumore compare più frequentemente.Quando il linfoma viene identificato durante la gravidanza, il percorso di cura deve tenere conto contemporaneamente della salute della madre e di quella del bambino. Le decisioni dipendono da diversi fattori, tra cui lo stadio della malattia, la velocità con cui progredisce e il trimestre in cui viene effettuata la diagnosi. Le linee guida internazionali raccomandano una gestione multidisciplinare che coinvolga ematologi, oncologi, ginecologi e specialisti della medicina materno-fetale. In alcuni casi è possibile iniziare determinati trattamenti anche durante la gravidanza, mentre in altri, soprattutto quando la diagnosi arriva nelle ultime settimane di gestazione, può essere valutato l’avvio delle cure dopo il parto.Prospettive di cura e tasso di sopravvivenzaIl linfoma di Hodgkin è oggi considerato una delle neoplasie ematologiche con le migliori prospettive di guarigione. Secondo i dati AIOM riportati dalla Fondazione Umberto Veronesi, in Italia la sopravvivenza netta a cinque anni dalla diagnosi raggiunge l’85% negli uomini e l’87% nelle donne. Non solo. Il linfoma di Hodgkin è oggi considerato uno dei tumori con i più alti tassi di guarigione in ematologia, con percentuali che negli stadi iniziali possono superare l’85-90%. Numeri che secondo gli esperti continuano a riflettere i progressi compiuti negli ultimi decenni nella diagnosi precoce, nella chemioterapia, nelle terapie mirate e nell’immunoterapia.L'articolo L’influencer Natalia Paragoni: «All’ottavo mese mi hanno diagnosticato il linfoma di Hodgkin». Cos’è questa malattia e quali sono i tassi di guarigione proviene da Open.