Legge elettorale: Preferenze sì, ma in maxi-circoscrizioni

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C’è una notizia che arriva dalle Camere e che meriterebbe un premio speciale per fantasia politica. Dopo anni trascorsi a spiegare che gli elettori non dovevano scegliere troppo, improvvisamente molti partiti hanno scoperto le “preferenze”. Proprio quelle preferenze che permettono ai cittadini di indicare il nome del candidato da eleggere.Una scoperta emozionante. Quasi commovente. Peccato che arrivi insieme ad un’altra idea altrettanto geniale: allargare sempre di più le circoscrizioni e trasformare molti collegi elettorali in territori grandi quanto mezzi continenti. In pratica il cittadino potrà finalmente scegliere il candidato. A patto però di riuscire prima a trovarlo.Il dibattito ruota attorno al cosiddetto “Stabilicum”, ribattezzato da molti Melonellum, la nuova legge elettorale attualmente in discussione alla Camera. Fratelli d’Italia spinge per introdurre le preferenze e sostiene che sia giusto restituire agli elettori la possibilità di scegliere i propri rappresentanti. Un’idea che ha provocato discussioni perfino nel Partito Democratico e creato alleanze trasversali che fino a ieri sembravano improbabili.Fin qui sembrerebbe quasi una buona notizia. Il problema nasce quando si osserva il resto del progetto. Le liste bloccate vengono contestate perché consentono alle segreterie di decidere chi verrà eletto. Le preferenze dovrebbero correggere questo difetto. Ma contemporaneamente i collegi diventano sempre più grandi. Così il candidato che una volta si muoveva tra pochi territori dovrà adesso inseguire elettori sparsi su aree immense. È un po’ come regalare una bicicletta a qualcuno e poi trasferirlo nel deserto del Sahara. Il mezzo c’è. Manca il resto.Il paradosso diventa ancora più evidente guardando agli italiani all’estero. Da anni sono tra i pochi cittadini italiani che votano già con le preferenze. Eppure proprio per loro si starebbe studiando una rivoluzione che potrebbe ridurre le attuali quattro ripartizioni estero a due sole alla Camera e addirittura ad una unica circoscrizione mondiale al Senato. Tradotto in termini pratici significa che un candidato potrebbe dover convincere contemporaneamente italiani residenti a Londra, Buenos Aires, New York, Toronto, Sydney, Tokyo e Johannesburg. Una campagna elettorale che assomiglierebbe più ad un giro del mondo che ad una competizione democratica.A quel punto una domanda diventa inevitabile. Come può un rappresentante conoscere davvero i problemi delle comunità italiane sparse in continenti diversi? Come può mantenere un rapporto diretto con gli elettori? E soprattutto come può un cittadino valutare chi lo rappresenta, se il suo candidato deve occuparsi contemporaneamente di mezzo pianeta?La risposta rischia di essere molto semplice. Più i collegi diventano enormi, più contano le strutture di partito, la notorietà televisiva, le campagne costose e gli apparati organizzati. Esattamente ciò che le preferenze dovrebbero contribuire a limitare. Nel frattempo restano irrisolti i problemi che gli italiani all’estero denunciano da anni. La sicurezza del voto per corrispondenza. La tracciabilità dei plichi. I rapporti tra eletti ed elettori. La qualità della rappresentanza. Questioni concrete che sembrano però molto meno affascinanti dei giochi di geometria elettorale. Così il rischio è quello di assistere all’ennesimo miracolo della politica italiana. Restituire teoricamente potere agli elettori e contemporaneamente renderne più difficile l’esercizio. Una specie di democrazia con istruzioni complicate.Nelle prossime settimane arriveranno emendamenti, trattative e votazioni. Sapremo se le preferenze entreranno davvero nella nuova legge e se gli italiani all’estero vedranno scomparire le circoscrizioni che li rappresentano da oltre vent’anni.Una cosa però è già chiara. Quando la politica dice che vuole avvicinare i cittadini alle istituzioni, conviene sempre controllare la cartina geografica. Perché in Italia capita spesso che mentre ti promettono di avvicinarti alla democrazia, ti allargano il collegio fino all’altro lato del mondo. (Pier Francesco Corso)