Negli ultimi anni il dibattito sulle scuole paritarie è stato spesso raccontato attraverso una narrazione semplicistica: da una parte lo Stato che combatte i cosiddetti “diplomifici”, dall’altra istituti accusati di offrire scorciatoie facili per il conseguimento del diploma.È una rappresentazione che rischia però di nascondere la complessità del problema e, soprattutto, di ignorare una domanda fondamentale: chi pensa agli adulti, ma anche ai tanti giovani che non sono riusciti a completare il tradizionale percorso di studi e che oggi cercano una seconda opportunità?Sia chiaro fin dall’inizio: nessuno intende difendere né tollerare eventuali irregolarità. Se esistono scuole che non rispettano la legge, che non garantiscono un reale percorso formativo o che rilasciano titoli senza i requisiti previsti, è giusto che vengano individuate, controllate e adeguatamente sanzionate. Anche con rigore, se necessario. La legalità non è negoziabile e la credibilità del sistema scolastico dipende anche dalla capacità delle istituzioni di intervenire contro gli abusi.Ma proprio perché il rigore è necessario, deve essere accompagnato dall’equilibrio. Il rischio che oggi sembra concretizzarsi è quello di trasformare una battaglia contro poche realtà irregolari in una condanna generalizzata di un intero comparto che svolge una funzione pubblica essenziale e riconosciuta dalla legge.Le scuole paritarie non sono un corpo estraneo al sistema educativo italiano. La Legge n. 62 del 2000 le ha inserite a pieno titolo nel sistema nazionale d’istruzione, attribuendo ai loro percorsi e ai loro diplomi lo stesso valore legale di quelli rilasciati dalle scuole statali. Si tratta dunque di istituzioni che, nel rispetto delle regole, contribuiscono a garantire il diritto allo studio e ad ampliare l’offerta formativa del Paese.Eppure, negli ultimi anni, il confronto tra amministrazione e scuole paritarie è diventato sempre più conflittuale. Ispezioni, nuove prescrizioni, interpretazioni restrittive delle norme e un clima generale di sospetto stanno producendo conseguenze che talvolta vanno ben oltre la semplice attività di controllo. A pagarne il prezzo rischiano di essere soprattutto gli studenti: sia i giovani sia gli adulti.Leggi anche: Sinistra e sindacati non ignorino l’importanza delle scuole paritarieBuono scuola, perché è necessario anche per chi va alle paritarieIl tema assume una rilevanza ancora maggiore se si osservano i dati relativi all’istruzione degli adulti. In Italia decine di migliaia di persone non possiedono un diploma di scuola secondaria superiore. Molti hanno abbandonato gli studi in giovane età per necessità economiche, motivi familiari o altre ragioni personali. Oggi, però, il mercato del lavoro è profondamente cambiato.Sempre più concorsi pubblici, selezioni aziendali, percorsi professionali e graduatorie richiedono il diploma come requisito minimo di accesso. Quello che un tempo era considerato un titolo aggiuntivo è diventato, di fatto, una condizione indispensabile per accedere alla maggior parte delle opportunità lavorative. A questo punto occorre porsi una domanda concreta: quale alternativa reale viene offerta a un quarantenne, a un cinquantenne o, più in generale, a un lavoratore che trascorre gran parte della giornata tra impiego e responsabilità familiari?Come può una persona adulta tornare a frequentare un percorso scolastico tradizionale, seguendo gli stessi tempi e le stesse modalità previste per uno studente adolescente? La risposta non può essere semplicemente quella di chiudere o ostacolare gli strumenti che, nel rispetto delle regole, consentono il recupero degli studi.Per migliaia di cittadini il diploma non rappresenta un’ambizione accademica né il preludio a una carriera universitaria. È piuttosto la chiave per ottenere un lavoro stabile, partecipare a un concorso pubblico, migliorare la propria posizione professionale o uscire da condizioni di precarietà.In questo senso, molte scuole paritarie hanno svolto negli anni una funzione sociale importante, offrendo percorsi compatibili con le esigenze di chi lavora, di chi ha una famiglia e di chi cerca una seconda occasione dopo aver interrotto prematuramente il proprio percorso scolastico. È per questo che la discussione non dovrebbe limitarsi alla contrapposizione tra controlli e libertà. La vera sfida è garantire entrambe le cose.Servono controlli rigorosi contro chi viola la legge. Servono verifiche efficaci e sanzioni severe per chi sfrutta il bisogno delle persone promettendo titoli privi di reale valore formativo. Ma serve anche il coraggio di riconoscere che non tutte le scuole paritarie sono uguali e che non si può colpire un intero settore per le responsabilità di una minoranza.In ogni ambito della vita pubblica lo Stato interviene contro chi sbaglia senza mettere sotto accusa l’intera categoria di appartenenza. Lo stesso principio dovrebbe valere anche per le scuole paritarie. Confondere le irregolarità di pochi con il lavoro serio di molti significa rischiare di privare migliaia di persone di uno strumento di crescita personale e professionale.La questione, in fondo, è tutta qui. Se l’obiettivo delle istituzioni è realmente quello di elevare il livello di istruzione del Paese, allora occorre costruire percorsi accessibili, flessibili e controllati. Percorsi che garantiscano qualità e legalità senza precludere una seconda opportunità a chi desidera completare il proprio percorso di studi.Perché il diploma, sia chiaro, per molti adulti non è soltanto un semplice pezzo di carta da conseguire per obbligo di legge, ma rappresenta tuttora un importante ascensore sociale. E, francamente, sarebbe un grave errore storico demolire l’ascensore per colpa di chi ne ha fatto un uso scorretto.Salvatore di Bartolo, 10 giugno 2026L'articolo Scuole paritarie, perché questa caccia alle streghe? proviene da Nicolaporro.it.