Riforma Schillaci al palo, i silenzi del ministro e gli scenari futuri

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“Difendere il Servizio sanitario nazionale oggi significa innovarlo, non conservarlo”. Il ministro della Salute Orazio Schillaci affida a una lettera pubblicata stamattina su ‘Repubblica’ le sue riflessioni dopo lo stop alla riforma della medicina generale. Dal giorno della riunione a porte chiuse tra gli assessori regionali alla Salute e il Capo di gabinetto del ministero Marco Mattei – che ha di fatto congelato il progetto – Schillaci sembra essersi trincerato nelle stanze del suo dicastero. Riforma Schillaci al paloMa che cosa è successo? All’avversione dei sindacati di categoria si è gradualmente aggiunto lo scetticismo all’interno della maggioranza. Il testo illustrato da Schillaci e poi passato alle Regioni, quindi, in Consiglio dei ministri non è mai arrivato. Ma il tempo stringe e Schillaci lo sa bene: per non perdere i fondi del Pnrr le Case di Comunità dovranno diventare operative entro il 30 giugno. “L’articolo 32 della Costituzione non è una formula retorica: è una promessa fatta ai cittadini, in particolare a quelli che non hanno altra rete”, sottolinea il ministro nella sua lettera, non lesinando una stoccata alla categoria che, con il suo pervicace ostruzionismo, ha contribuito ad affossare il progetto. “Tradire quella promessa per non disturbare equilibri consolidati significa scaricare il costo della nostra immobilità su chi può permettersi meno di portarlo”. Foto Mauro Scrobogna / LaPresse La disponibilità dei medici più giovaniMa se la vecchia guardia è reticente a passare alla dipendenza, “esiste una generazione di giovani medici che vorrebbe scegliere la medicina territoriale, che crede nella prossimità come vocazione, che immagina ambulatori moderni, lavoro in équipe, un ruolo riconoscibile e dignitoso nel sistema”, dice ancora Schillaci. Costruire quel sistema, riflette, “è l’unico modo per garantire che tra dieci anni ci siano ancora medici disposti a curare chi ne ha bisogno, nei territori dove oggi i bandi restano deserti, nelle aree dove trovare un medico di famiglia è diventato un privilegio”. Il “senso di responsabilità” dei mediciStarà al ministro e alla Regioni ora trovare il modo per chiudere la partita in poco meno di venti giorni. “Io sono un medico, ho fiducia nel senso di responsabilità di tutti i medici che sono profondamente legati alla loro professione”, aveva detto Schillaci in un’intervista sul ‘Corriere della Sera’. “Non credo che i medici di medicina generale verranno meno a un impegno all’interno delle case di comunità”.L’ipotesi più realistica, al momento, è quella di sostituire il decreto con un accordo condiviso con la categoria, da tradursi quindi in una norma ad hoc, oppure rimandare la questione all’Atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione, inserendo l’obbligo per i medici di famiglia di garantire sei ore a settimane nelle Case di Comunità. Questo articolo Riforma Schillaci al palo, i silenzi del ministro e gli scenari futuri proviene da LaPresse