Lipedema e microbiota, se la salute inizia dall’intestino il cibo è la chiave

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L’intestino è il nostro secondo cervello: vi ‘abitano’ milioni di neuroni che regolano stress, ansia e tensione. Ma anche molto di più. Per le persone che convivono con il lipedema, ad esempio, l’alimentazione non è soltanto una questione di peso. Può influenzare l’infiammazione, sostenere il movimento e contribuire al benessere generale. Parola di Sabrina Basciani, biologa nutrizionista e ricercatrice del Policlinico Umberto I di Roma, da anni impegnata nello studio del microbiota intestinale. L’esperta affronta la questione in occasione di Lipedema Experience, appuntamento dedicato alla salute e al benessere in corso alla Fiera di Roma. Quanto incide l’alimentazione nei processi infiammatori che caratterizzano il lipedema? “Moltissimo. Per comprenderlo – spiega a LaPresse, in occasione degli approfondimenti dedicati a questa patologia – dobbiamo partire da un concetto semplice: non siamo soli. Nel nostro organismo convivono miliardi di microrganismi che costituiscono il microbiota intestinale. Tutto ciò che mangiamo è in grado di influenzare questo ecosistema e, di conseguenza, il nostro stato di salute. Un’alimentazione corretta favorisce l’equilibrio del microbiota, mentre una dieta sbilanciata può alterarlo e contribuire allo sviluppo di uno stato infiammatorio cronico”.Sabrina BascianiLa disbiosi e il lipedemaQuando il microbiota perde il suo equilibrio “si crea una condizione chiamata disbiosi. Questo – dice Basciani – può favorire fenomeni come l’aumento della permeabilità intestinale e l’attivazione di processi infiammatori sistemici. Nel lipedema, dove esiste già una componente infiammatoria a carico del tessuto adiposo, questo meccanismo può contribuire ad amplificare il problema. Ecco perché il cibo non è mai solo nutrimento: è uno strumento capace di dialogare con il nostro organismo e di influenzarne profondamente il funzionamento”.I cibi amiciEsistono indicazioni alimentari valide per le persone con lipedema? “La personalizzazione resta sempre fondamentale, ma ci sono alcuni principi generali che possono essere utili. Innanzitutto privilegiare alimenti freschi e poco processati, ridurre il consumo eccessivo di carni rosse e prodotti ultraprocessati, limitare gli zuccheri semplici e valorizzare le fonti proteiche vegetali, come i legumi. Non significa necessariamente diventare vegetariani o vegani, ma imparare da questi modelli alimentari alcuni aspetti molto positivi”, puntualizza l’esperta.Basciani invita a riscoprire molti dei principi della dieta mediterranea, magari adattandoli. “Penso all’olio extravergine d’oliva come principale fonte di grassi, ai cereali integrali, alla frutta e alla verdura di stagione. È importante anche mantenere un corretto equilibrio tra omega 3 e omega 6, perché uno squilibrio può favorire condizioni metaboliche sfavorevoli e contribuire all’aumento del peso corporeo”.“Non mangiamo solo per nutrire noi stessi”Qual è l’errore più comune che facciamo a tavola? “Pensare che ciò che mangiamo riguardi soltanto noi. In realtà dovremmo sviluppare una visione intestinocentrica: mangiamo per nutrire noi stessi, ma anche il nostro microbiota. Ogni scelta alimentare contribuisce a costruire un ambiente favorevole o sfavorevole all’equilibrio dell’organismo. È un concetto che può sembrare complesso, ma che in realtà è molto concreto”, assicura.Occhio all’orologioNon è solo una questione di quanto, ma di quando mangiamo. “Oggi sappiamo che il rispetto dei ritmi circadiani è importante anche per la salute metabolica. Significa distribuire i pasti in modo equilibrato durante la giornata, evitare cene troppo tardive e non saltare sistematicamente la colazione. Alimentazione e orologio biologico dialogano continuamente, e imparare a rispettare questi ritmi può rappresentare un ulteriore alleato per il benessere”, conclude la specialista.Questo articolo Lipedema e microbiota, se la salute inizia dall’intestino il cibo è la chiave proviene da LaPresse