Le parole di Gianni Infantino sulla Nazionale italiana hanno provocato inevitabilmente reazioni e polemiche. Durante un’intervista concessa a CazéTV, il presidente della FIFA ha affrontato il tema dell’espansione del Mondiale e, parlando delle difficoltà degli Azzurri nelle qualificazioni, ha commentato con sarcasmo: “Forse l’Italia si qualifica con 64 nazionali. Chissà, magari se ne mettiamo 208…”.Una battuta pronunciata con tono ironico, ma che arriva in un momento particolarmente delicato per il calcio italiano, reduce dall’ennesima delusione internazionale dopo il passo falso contro la Bosnia nel marzo 2026. Ed è proprio il contesto a rendere quelle parole più significative di quanto possano apparire a prima vista.L’Italia continua a pesare nel calcio mondialeNessuno può negare che la Nazionale stia attraversando una crisi profonda. Le mancate qualificazioni ai Mondiali del 2018 e del 2022, seguite dal nuovo fallimento del 2026, rappresentano un problema strutturale che riguarda il movimento calcistico nazionale e che non può essere liquidato con alibi o giustificazioni.Allo stesso tempo, però, ridurre il ruolo dell’Italia nel calcio internazionale alle difficoltà della Nazionale significa ignorare la realtà dei numeri. La Serie A continua infatti a occupare una posizione di assoluto rilievo nel panorama mondiale, confermandosi tra i campionati economicamente più importanti del pianeta.Secondo le valutazioni di mercato più recenti, la Premier League mantiene un vantaggio enorme con un valore complessivo delle rose pari a circa 12,48 miliardi di euro. Alle sue spalle si collocano la Liga con 5,44 miliardi e la Serie A con 5,28 miliardi, davanti alla Bundesliga tedesca e alla Ligue 1 francese. Un dato che conferma come il campionato italiano resti stabilmente sul podio europeo e mondiale.Si tratta di un elemento spesso trascurato nel dibattito internazionale. Mentre all’estero si insiste sulle criticità degli stadi italiani o sulle difficoltà economiche di alcune società, il valore complessivo del nostro campionato continua a superare quello della Germania e a distanziare nettamente quello della Francia.Un peso economico che va oltre la NazionaleLa centralità dell’Italia emerge ancora più chiaramente se si guarda al confronto con i principali mercati extraeuropei. Il Brasileirão, considerato il campionato più importante al di fuori dell’Europa, vale circa 1,81 miliardi di euro, mentre la Major League Soccer statunitense si ferma attorno a 1,18 miliardi.La distanza rispetto alla Serie A evidenzia come il nucleo economico e commerciale del calcio mondiale continui a essere concentrato principalmente in Europa e, in particolare, in tre grandi mercati: Inghilterra, Spagna e Italia. Non è un caso che proprio questi tre campionati rappresentino ancora oggi una parte decisiva dell’industria calcistica globale.Per questo motivo, quando il calcio italiano viene trattato come una realtà marginale o irrilevante, si finisce per ignorare il contributo che continua a fornire al sistema che la stessa FIFA governa.Un rapporto complicato tra Italia e vertici del calcio internazionaleLe parole di Infantino hanno inoltre riacceso il ricordo di una stagione che molti tifosi italiani non hanno dimenticato. Nel 2006, mentre l’Italia conquistava il suo quarto titolo mondiale sotto la guida di Marcello Lippi, il calcio nazionale era travolto dalle conseguenze di Calciopoli.In quel contesto, numerosi osservatori percepirono una forte freddezza da parte dei vertici internazionali nei confronti degli Azzurri. Un episodio rimasto nella memoria collettiva riguarda proprio la finale di Berlino del 9 luglio 2006, quando l’allora presidente FIFA Sepp Blatter non fu presente alla premiazione della Nazionale italiana.Al di là delle interpretazioni, quel periodo contribuì a consolidare la sensazione che il calcio italiano fosse spesso giudicato con maggiore severità rispetto ad altri grandi movimenti internazionali.Gli stereotipi che accompagnano il calcio italianoDa decenni il calcio italiano convive con una serie di etichette difficili da scardinare. La più nota è quella del cosiddetto “catenaccio”, spesso utilizzato in modo dispregiativo per descrivere un approccio tattico considerato poco spettacolare.Eppure la storia del calcio dimostra che saper difendere è un’arte complessa tanto quanto costruire gioco offensivo. Molte delle squadre più vincenti della storia hanno fondato i propri successi proprio sull’equilibrio tra fase difensiva e capacità realizzativa. La mitica zona di Rinus MIchels dell’Olanda 1974 non era un modulo d’attacco ma difensivo, declinato in maniera superlativa da campioni come Johan Cruijff, Johan Neskeens e Ruud Krol.Lo stesso vale per l’accusa di eccessiva furbizia o simulazione spesso rivolta ai calciatori italiani. Si tratta di uno stereotipo che nel tempo ha finito per sopravvivere ai fatti, mentre episodi di teatralità e simulazione hanno caratterizzato giocatori e campionati di ogni parte del mondo.Una leadership casualeL’Italia, a differenza di Inghilterra e nazioni sudamericane dove il calcio ha proliferato sin dalle origini, non è nata come Paese “specializzato” nel football. La sua diffusione è molto legata al regime fascista che aveva compreso come un gioco semplice potesse diventare un mezzo di distrazione di massa, I mondiali vinti nel 1934 e nel 1938 nascono da questo focus. La forza che esprime il Paese oggi nel tennis nasce da una comparabile attenzione della federazione nei confronti delle giovani generazioni. Campioni come Sinner nascono da una programmazione paragonabile a quella che in Italia si indirizzò al calcio.Insomma, la forza dell’Italia non è innata, è casuale. E ogni qualvolta si sia abbandonato il percorso della formazione sono arrivate batoste. Ieri con Austria e UNgheria che agli albori erano fortissime, oggi con le meno quotate Svezia, Macedonia del Nord e Bosnia. Insomma, l’Italia – allo stesso modo della sua evoluzione economica – nel calcio non ha mai abitato i “quartieri alti”. Ci si è installata per merito sportivo. Oggi, visto che il disastro dei vari Bastoni, Dimarco e Frattesi è conclamato, si raccolgono i frutti amari dell’incuria. Assecondando chi ha sempre fatto il tifo contro ritenendo che l’Italia occupasse un posto non di sua spettanza, come oggi in Europa.Le responsabilità dell’Italia restano tutteDetto questo, sarebbe sbagliato trasformare una battuta infelice nel motivo delle difficoltà della Nazionale. La verità è che l’Italia ha mancato gli ultimi appuntamenti mondiali per responsabilità proprie. Le eliminazioni contro la Svezia nel 2017, contro la Macedonia del Nord nel 2022 e il fallimento maturato contro la Bosnia nel 2026 rappresentano sconfitte sportive che non possono essere attribuite a fattori esterni.Proprio per questo motivo il dibattito dovrebbe concentrarsi soprattutto sulle riforme necessarie per rilanciare il movimento calcistico nazionale, dalla valorizzazione dei giovani alla competitività dei vivai, passando per le infrastrutture e la sostenibilità economica dei club. Ha riacceso più speranze Silvio Baldini con una Nazionale sperimentale in due amichevoli inutili contro Lussemburgo e Grecia inserendo Francesco Pio Esposito come centravanti che tutto il dibattito mediatico. Perché i ragazzini continuano a essere bravi e con ventenni titolari in Serie B si è battuta una nazionale che nella classifica Fifa è più in alto della Bosnia. È evidente, quindi, che se ci guardiamo il terzo mondiale di fila da semplici spettatori e non da tifosi, la colpa è solo nostra come sistema-Italia. Il discorso, però, è lo stesso che riproponiamo quotidianamente quando parliamo dei rapporti tra il nostro Paese e le istituzioni internazionali. Alle nostre mancanze non abbiamo mai fatto nessuno sconto, ma è altrettanto vero che spesso ci è stato negato uno “spunto” per ripartire che poi dobbiamo inventarci da soli…L’Italia tornerà ai Mondiali quando riuscirà a risolvere questi problemi. Tuttavia, una cosa resta evidente: nonostante le difficoltà della Nazionale, il calcio italiano continua a rappresentare uno dei pilastri economici, tecnici e culturali dell’intero sistema calcistico mondiale. Ed è una realtà che nessuna battuta può cancellare. E, soprattutto, gli italiani amanti del calcio non rinnegheranno mai Marcello Lippi, Max Allegri e Antonio ConteEnrico Foscarini, 13 giugno 2026P.S.: Se vi interessa una mia personale opinione, anche io mi iscrivo al partito di coloro che pensano che Silvio Baldini dovrebbe essere confermato dal nuovo presidente della Federcalcio che molto probabilmente sarà Giovanni Malagò. Tutti noi siamo entusiasmati dalle Nazionali che hanno vinto, ma andare in Argentina nel 1978 con Cabrini e Rossi titolari era una pura follia. La stessa che Bearzot replicò a Messico 1986 con Vialli e De Napoli sebbene con minore fortuna. Un CT deve guardare i giocatori che stanno bene e convocarli. Sono anni che ci portiamo dietro i cadaveri dell’Inter perché vince con giocatori italiani azzoppati, mentre ragazzi che anche in Serie B si fanno rispettare sono esclusi a priori… L'articolo Infantino, non hai capito nulla! proviene da Nicolaporro.it.