La mappa del tesoro dei nostri rifiuti

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Qualche anno fa il nostro collega Raymond Zreick scriveva un interessante articolo intitolato Quello che ci mettiamo in tasca con lo smartphone, denunciando le condizioni disumane nelle quali nei Paesi più poveri vengono recuperate dalle discariche i metalli preziosi contenuti nei nostri rifiuti elettronici.Sono passati sette anni, ma purtroppo è cambiato poco o niente, e continuiamo a produrre quantità industriali di rifiuti. Ora per la prima volta un team di esperti ha mappato la quantità di materie prime critiche (in inglese critical raw materials, CRM) sepolte nei rifiuti europei, scoprendo che questa miniera invisibile potrebbe, nella migliore delle ipotesi, coprire entro la metà del secolo il 2050 oltre la metà del fabbisogno europeo.. Una miniera in potenzaI ricercatori del progetto FutuRaM (Future Availability of Secondary Raw Materials) hanno presentato una mappatura completa delle materie prime critiche contenute in prodotti dismessi, residui industriali e infrastrutture demolite nei 27 Stati UE più i 4 Paesi dell'EFTA (European Free Trade Association, associazione europea di libero scambio).Lo studio ha analizzato 42 CRM contenuti in sette categorie di rifiuti: i RAEE (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), le batterie a fine vita, i veicoli fuori uso, le macerie edili, le scorie e le ceneri dei processi industriali, i rifiuti minerari e le turbine eoliche dismesse.. Secondo le stime dei ricercatori, entro il 2050 con i sistemi di recupero adeguati potremmo estrarre annualmente dai rifiuti tra i 4,1 e i 5,7 milioni di tonnellate di materie prime critiche. Queste CRM potrebbero coprire fino al 33% del fabbisogno europeo allo stato attuale delle cose, fino al 47% migliorando i sistemi di recupero, e addirittura il 56% ipotizzando di vivere in una piena economia circolare, riducendo così la dipendenza europea da materiali importati.. L'importanza del recuperoCome evidenzia il report, il problema della mancanza di recupero di CRM è di notevoli dimensioni: nel 2022 sono stati immessi nel mercato UE prodotti contenenti 5,2 milioni di tonnellate di materie prime critiche; lo stesso anno, 2,1 milioni di tonnellate di CRM sono finite nei rifiuti, e di queste solo 1,4 milioni sono state recuperate.. Questo divario è destinato ad ampliarsi a causa dell'aumento di veicoli elettrici, energie rinnovabili e digitalizzazione: entro il 2050 la quantità di materie prime critiche nei prodotti in commercio potrebbe salire a 8,4-12,2 milioni di tonnellate l'anno, con una produzione di rifiuti compresa tra 5,2 e 6,4 milioni di tonnellate e un recupero potenziale di 4,7-5,7 milioni di tonnellate. Con i giusti sistemi industriali e legislativi, nel 2050 17 CRM (tra cui cobalto e litio) potrebbero raggiungere tassi di recupero superiori all'80%.. Benefici anche per il climaOttimizzare il recupero delle materie prime critiche non aiuterebbe l'Europa solo da un punto di vista economico, ma avrebbe benefici anche per il clima. Secondo quanto emerge dal report, oggi recuperare le CRM in Europa genera circa 38 milioni di tonnellate di emissioni, ma ne evita 77 milioni grazie alla riduzione dell'estrazione primaria, con un beneficio di circa 39 milioni di tonnellate di CO2 equivalente all'anno.Entro il 2050 le emissioni evitate potrebbero attestarsi tra 81 e 273 milioni di tonnellate di CO2e l'anno: per capire di quanto parliamo, basti pensare che l'Italia emette circa 370 milioni di tonnellate di Co2e l'anno..