Il Comune di Milano è stato sconfitto in una serie di cause promosse da 311 agenti della Polizia locale, assistiti dal sindacato Sulpl e dall’avvocato Domenico Tambasco. Al centro del contenzioso il mancato pagamento durante le ferie di alcune indennità considerate parte integrante dello stipendio ordinario. I giudici hanno riconosciuto agli agenti cinque anni di arretrati, per un importo complessivo superiore ai 600mila euro, oltre a contributi e spese legali.Vigili contro Comune: trenta cause e trenta sconfittePer Palazzo Marino non si tratta più quindi di un singolo contenzioso, ma di una sequenza giudiziaria ormai difficile da liquidare come incidente di percorso. Il Comune di Milano si è costituito in giudizio trenta volte, in primo grado, in cause sostanzialmente identiche intentate da gruppi di agenti della Polizia locale. E per trenta volte ha perso. Lo stesso esito si è poi ripetuto anche in appello.Il punto contestato dai vigili riguarda il trattamento economico durante le ferie. Gli agenti, sostenuti dal sindacato Sulpl e dall’avvocato Domenico Tambasco, hanno chiesto che anche nei periodi di riposo fossero riconosciute tutte le indennità e le voci retributive percepite nei mesi ordinari di servizio. Non un beneficio aggiuntivo, ma l’applicazione di un principio del diritto del lavoro già sancito dalla Corte di giustizia europea: il diritto alle ferie deve essere effettivo e non può comportare una riduzione dello stipendio tale da disincentivarne l’utilizzo.Il taglio in busta paga durante le ferieSecondo quanto emerso nelle cause, durante le ferie gli agenti della Polizia locale milanese subivano una riduzione dello stipendio di circa il 10 per cento, per effetto del mancato pagamento di alcune indennità. Una decurtazione che i giudici hanno ritenuto non compatibile con la natura ordinaria e continuativa di quelle voci retributive. Le sentenze hanno quindi riconosciuto agli agenti cinque anni di arretrati. Finora i vigili che hanno vinto contro il Comune sono 311. Il conto complessivo supera i 600mila euro, ai quali si aggiungono i contributi Inps, circa 170mila euro di spese legali e altri 25mila euro destinati ai legali dell’Inps. Una cifra rilevante, resa ancora più pesante dal carattere seriale delle cause e dalla prevedibilità dell’esito, alla luce dell’orientamento già consolidato della giurisprudenza.Le indennità come parte dello stipendio ordinarioIl nodo giuridico è la natura delle indennità riconosciute agli agenti. Non si tratta, secondo i giudici, di somme legate a prestazioni occasionali o straordinarie, ma di compensi connessi in modo stabile al lavoro quotidiano svolto dalla Polizia locale. Gli agenti coinvolti nei ricorsi operano in tutti i settori del Corpo: tutela ambientale, supporto all’autorità giudiziaria, centrale operativa, pattugliamento, ordine pubblico, sgomberi, microcriminalità, viabilità, incidenti stradali gravi o mortali, uffici verbali, arresti e fermi, trattamenti sanitari obbligatori, mercati rionali.Nelle decisioni viene sottolineato che “le condizioni particolarmente disagiate sono quelle strettamente connesse al servizio ordinario prestato dagli agenti di polizia municipale” e che “la natura continuativa dell’attività richiesta per il riconoscimento dell’indennità ne esclude l’equiparazione a una spesa occasionale o accessoria”. Da qui la conclusione: se quelle indennità accompagnano stabilmente il servizio ordinario, non possono scomparire durante le ferie.La delibera della giunta e il pagamento in autotutelaNegli ultimi giorni la giunta comunale è intervenuta con una delibera che punta a evitare nuove cause. Il provvedimento prevede che, dopo una richiesta del dipendente, il Comune proceda ai conteggi e riconosca in autotutela cinque anni di arretrati, senza costringere l’agente a rivolgersi al Tribunale del lavoro. Una scelta che prova a mettere un argine alla crescita del contenzioso, ma che secondo il sindacato non risolve davvero il problema. I singoli agenti dovrebbero ricevere arretrati nell’ordine di 2-3mila euro ciascuno. I giudici hanno inoltre riconosciuto che il mancato pagamento delle indennità durante le ferie comportava una riduzione “tutt’altro che irrisoria” dello stipendio, tale da poter incidere concretamente sull’esercizio del diritto alle ferie. L'articolo Il Comune di Milano perde trenta cause contro i ghisa: ferie pagate senza indennità, conto da oltre 600mila euro proviene da Nicolaporro.it.