Stasi, giustizia è quasi fatta

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Con la rimessa in libertà di Alberto Stasi, che resta condannato fino all’esito favorevole di un eventuale processo di revisione, la sempre più sparuta pattuglia di irriducibili colpevolisti che ruotano intorno al mondo dell’informazione subisce un altro, durissimo colpo alle loro “granitiche” certezze.Sempre più orfani del “biondino dagli occhi di ghiaccio”, che a loro parere avrebbe massacrato la fidanzata a causa delle famigerate immagini raccapriccianti conservate sul suo pc, costoro potranno pure continuare a ripetere le solite e strampalate tesi sulla camminata, sullo scambio dei pedali e sulla “prova regina” della porta soffietto, o a libro che dir si voglia – che anche nell’ultima puntata di Quarto Grado è stata ribadita dall’irriducibile Roberta Bruzzone -.Tuttavia mi sembra evidente che da tempo il vento della giustizia sia cambiato. Lo dimostra il fatto che la Procura generale di Milano, la quale sta lavorando con grande impegno nell’eventualità di chiedere la revisione per Stasi, ha comunque dato parere favorevole alla richiesta presentata dai sui legali per l’affidamento ai servizi sociali. Ovviamente ci aspettiamo da chi ancora oggi considera inattaccabile la sentenza di condanna il tentativo di sminuire la cosa, sottolineando che Stasi allo stato è l’unico colpevole dell’uccisione della povera Chiara Poggi.Un addebito che, contrariamente a ciò che avvenne quando egli fu mostrificato da gran parte dell’informazione anche quando fu assolto per due volte consecutive, la stragrande maggioranza degli italiani non gli riconoscono più da tempo. E per quanto si possa parlare male dei cosiddetti social, almeno in questa controversa vicenda giudiziaria il loro intervento è stato molto importante, portando a conoscenza del grande pubblico molti aspetti documentati delle varie indagini e dei vari processi che in passato erano stati in gran parte sottaciuti dalla grande informazione. Grande informazione la quale, stimolata da questa inaspettata quanto agguerrita concorrenza, in parecchi casi ha iniziato a svolgere appieno il suo ruolo; ovvero quello di fare le pulci al potere, in questo caso quello gestito dalla magistratura.Nel mio piccolo posso rivendicare di aver sempre sostenuto l’innocenza del bocconiano, così come dimostra un mio articolo pubblicato il 15 dicembre del 2015’ sulle pagine de l’Opinione delle libertà: “Stasi, una sentenza a dir poco sconcertante”. Sentenza di condanna la quale, come ho già avuto modo di ribadire più volte, lasciò letteralmente sconcertati i garantisti di questo disgraziato Paese che, dopo la presa di posizione a favore dell’imputato da parte del sostituto procuratore generale della Cassazione, si aspettavano quanto meno un rinvio per un nuovo processo.In ultima analisi, tutto ciò che sta accadendo con la riapertura dell’indagine per il crimine di Garlasco, che a mio avviso ha avuto un effetto benefico – seppur tardivo, visto che l’unico imputato si è sciroppato due anni di carcere in attesa del giudizio – anche nei riguardi della più che ragionevole assoluzione di Luois Dassilva, accusato dell’omicidio di Pierina Paganelli, sta profondamente erodendo le fragili fondamenta del processo indiziario. Processo indiziario che, per come si è tradotto nella prassi di innumerevoli processi finiti sotto i riflettori dei media, per molti autorevoli giuristi rappresenta una preoccupante distorsione del sistema.Claudio Romiti, 13 giugno 2026L'articolo Stasi, giustizia è quasi fatta proviene da Nicolaporro.it.