Dissequestro del cantiere in Zecca Vecchia, la prova che la Procura ha strabordato creando il caos

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Il dissequestro da parte del tribunale del Riesame del cantiere dell’hotel da 199 camere nell’area Zecca Vecchia di Milano potrebbe avere conseguenze anche su altri siti coinvolti dalle indagini della Procura meneghina. Milano Quotidiano ne ha parlato con Filippo Borsellino, portavoce del Comitato Famiglie Sospese. L’INTERVISTAIl Riesame ha annullato il sequestro del cantiere di via Zecca Vecchia. Per voi è un segnale che alcune delle contestazioni della Procura potrebbero essere state troppo estese?Sì, assolutamente. Il pronunciamento del Riesame è la dimostrazione lampante di un teorema accusatorio che ha strabordato, paralizzando la città su basi giuridiche fragili. Quando la magistratura pretende di riscrivere le regole urbanistiche applicate per anni, non fa giustizia: crea il caos. Questo annullamento certifica che le tesi della Procura erano ipertrofiche, ideologiche e palesemente sproporzionate rispetto alla realtà dei fatti.Alcuni giornali evidenziano che il permesso a costruire non sarebbe mai stato rilasciato. Come interpreta allora il sequestro dell’area?Siamo davanti a un vero e proprio cortocircuito, ad una follia kafkiana: hanno sequestrato un parcheggio, non un cantiere. La società immobiliare non aveva nemmeno ritirato il permesso di costruire; l’area era semplicemente utilizzata come parcheggio in attesa di una futura – e molto futuribile – definizione urbanistica. Siamo all’assurdo giuridico: un “sequestro a futura memoria”, fatto preventivamente su un cantiere che ancora non esiste. È un atto che fatico ad accettare, che calpesta i principi basilari del diritto e dimostra come il fine ultimo fosse solo quello di bloccare l’iniziativa privata a prescindere dai fatti.Dopo questo pronunciamento, vi aspettate che altri sequestri possano essere rivisti dai giudici?Sì, e ce lo auguriamo per il bene dell’economia milanese. Si è creato un effetto domino basato sulla paura e su contestazioni in fotocopia. Crollato il primo tassello a via Zecca Vecchia, l’intero castello accusatorio mostra le sue crepe. Ci aspettiamo che giudici terzi leggano le carte con pragmatismo e revochino gli altri blocchi, restituendo dignità alle famiglie, al lavoro di imprese, architetti e funzionari finiti nel mirino di una vera e propria caccia alle streghe.Negli ultimi mesi avete chiesto più volte un intervento della politica. Che giudizio dà dell’operato del Comune di Milano finora?Cosa avrebbe dovuto fare Palazzo Marino che non ha fatto?Il giudizio è totalmente negativo. Palazzo Marino ha avuto poco coraggio. Il Comune avrebbe dovuto rivendicare il proprio ruolo di autorità amministrativa che ha il diritto-dovere di gestire il territorio, una prerogativa sancita persino dalla Corte Costituzionale. Invece, la giunta di sinistra che governa Milano ha abdicato al compito di amministrare davanti alla Procura. L’autorità giudiziaria ha il solo compito di controllare la legalità, non di dettare la linea urbanistica. Il Comune doveva andare dritto per la sua strada, forte di ben 4 leggi dello Stato e della legge urbanistica della Regione Lombardia che legittimavano il suo operato. Invece di difendere i propri uffici e lo sviluppo della città, ha preferito “adeguarsi” passivamente.Qual è oggi la vostra più grande paura? E qual è invece il segnale che vi farebbe pensare che questa vicenda stia finalmente trovando una soluzione?La paura più grande è l’immobilismo generato dal mix tossico di opportunismo e vigliaccheria della politica. Abbiamo il terrore che l’incertezza normativa, la burocrazia e la paura della firma blocchino Milano per i prossimi anni, facendo scappare gli investitori e distruggendo migliaia di posti di lavoro nell’indifferenza di chi dovrebbe decidere. Di contro, la nostra speranza risiede nella magistratura giudicante, che finalmente ha iniziato a mettere le cose a posto, dimostrando che c’è ancora un giudice a Berlino (e a Milano) capace di distinguere la corretta applicazione delle norme dai teoremi punitivi.Se domani il Comune vi proponesse una soluzione che salvaguarda gli immobili ma non accerta le responsabilità di chi ha sbagliato, la accettereste?Sì, senza esitazione. Chi fa impresa ha bisogno di certezze, di tempi rapidi e di cantieri aperti, non di processi ideologici infiniti. Se una soluzione politica permette di sbloccare gli investimenti e salvare l’economia della città, va presa subito. La caccia al colpevole a tutti i costi è un lusso che le famiglie, il mercato e i lavoratori non possono permettersi. Prima si mette in sicurezza il fare, poi si discuterà del resto.L'articolo Dissequestro del cantiere in Zecca Vecchia, la prova che la Procura ha strabordato creando il caos proviene da Nicolaporro.it.