Ecco come Radio France “nasconde” il partito di Le Pen e Bardella

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C’era, nei decenni della Prima Repubblica italiana, un istituto singolare: il Centro di ascolto del Partito Radicale. Marco Pannella e i suoi lo avevano creato per monitorare il tempo di parola concesso ai partiti sulle reti Rai.I risultati erano invariabilmente gli stessi: i partiti di governo sovra-rappresentati, i radicali – allora partito con una certa rilevanza – sistematicamente penalizzati. Nessuno contestava i numeri. Politici e tecnici della Rai avevano sempre una spiegazione. Era un problema di palinsesto. Era la natura del programma. Era, in fondo, la complessità del sistema.Legge aggirata in FranciaQuarant’anni dopo, dall’altra parte delle Alpi e a fronte di una censura verso il partito di maggioranza ma non al governo, Radio France ha trovato una spiegazione ancora più elegante: la colpa è del software. Che, stranamente, agisce sempre contro chi non è solidale al partito del presidente e ai blocchi progressisti.La legge francese impone l’equità di trattamento tra le formazioni politiche. Non dice nulla sulle fasce orarie. È una norma che tutela la quantità, non la qualità dell’esposizione.Radio France ha rispettato i numeri. Ha semplicemente scelto di accumularli nelle ore in cui l’audience è strutturalmente nulla. E così, Il primo partito francese per consensi elettorali – l’inviso Rassemblement National di Le Pen e Bardella – ha ottenuto il suo spazio in radio tra la mezzanotte e le sei del mattino. La forma, impeccabile. La sostanza, inesistente.Non è una tecnica nuova e non riguarda solo la politica. Le radio francesi sono obbligate per legge a trasmettere una quota minima di musica francofona. Alcune adempiono scrupolosamente: piazzano i brani francesi il sabato e la domenica mattina tra le cinque e mezzogiorno. Obbligo rispettato.Ascoltatori: qualche migliaio di nottambuli tardivi e qualche appassionato del genere. Che, nel caso di Radio FG e del suo FG Lounge vede anche una schiera di estimatori accaniti. In entrambi i casi il meccanismo è identico. Si svuota una norma di tutela trasformandola in un adempimento burocratico. L’importante è poter esibire i numeri al regolatore.Un problema di cultura redazionaleNon è necessario ipotizzare una riunione di redazione in cui qualcuno abbia detto: “mettiamo il RN dopo la mezzanotte”. Riteniamo – da ascoltatori ed estimatori di France Info – che si tratti di una questione strutturale.Siamo in presenza di una cultura redazionale omogenea che produce scelte editoriali omogenee, in modo del tutto naturale e non coordinato. Le redazioni di France Inter e Franceinfo – come quelle della gran parte dei media italiani – sono composte in larga prevalenza da giornalisti con sensibilità politica che va dal centro-sinistra alla sinistra.Non è un segreto, non è una colpa: è un dato sociologico documentato in tutta Europa. O forse, come potrebbe raccontarci il presidente Usa Donald Trump, in tutte le democrazie auto-definite liberali.Il risultato pratico è che il RN, primo partito francese, viene percepito come un ospite scomodo, da relegare nelle fasce in cui l’ascolto è irrilevante. Non per ordine superiore. Per riflesso condizionato. E quando il regolatore bussa, si tira fuori la scusa del software.L’industria del pluralismo formaleIl Centro di ascolto radicale documentava esattamente questo meccanismo nell’Italia degli anni Settanta e Ottanta. I numeri erano ineccepibili sul piano tecnico-formale e devastanti sul piano sostanziale. La Rai rispondeva invariabilmente con spiegazioni di natura tecnica, editoriale, strutturale. Nessuno veniva mai sanzionato in modo significativo.Il pluralismo formale è un’industria fiorente. Produce certificazioni di conformità, relazioni al regolatore, dichiarazioni di impegno. Produce tutto tranne la cosa che dovrebbe produrre: un accesso reale e proporzionale all’informazione per tutte le forze politiche.La scusa del softwareRadio France ha risposto con una dichiarazione che è un piccolo capolavoro del genere. A gennaio 2026 è stato introdotto un nuovo strumento di gestione dei tempi di parola. Per chi mastica di radio: un sistema di automazione della regia personalizzato.Lo strumento viene definito “molto complesso”. Il distinguo tra fascia diurna e fascia notturna “non era ancora possibile”. Rileggiamo questa frase, perché chiunque conosce i sistemi di automazione sa che si tratta di un falso: ovviamente questi sistemi conoscono la differenza tra giorno e notte, anzi tra minuto e minuto, essendo vincolati alla messa in onda, ad esempio, di spot e inserzioni pubblicitarie con cadenze e ad orari ben precisi.Tre mesi. Da gennaio a marzo. In tre mesi, nessuno nella redazione di franceinfo – dove il 70 per cento dello spazio al primo partito francese andava in onda dopo la mezzanotte – ha sollevato la questione. Nessun giornalista, nessun responsabile di palinsesto, nessun direttore. Perché il software non li avvisava. Ora – dicono – il problema è risolto con un aggiornamento.La messa in moraLa mossa è significativa. È la prima volta che il regolatore audiovisivo francese censura esplicitamente il servizio pubblico radiotelevisivo per violazione delle regole sul pluralismo in relazione al RN.Il segnale istituzionale è chiaro, anche se le conseguenze pratiche restano tutte da vedere. Radio France ha già fatto sapere di aver invitato più volte Marine Le Pen e Bardella all’intervista politica delle 8:30 – e che i due hanno declinato per oltre due anni. Una contro-narrazione elegante, anche questa.Il caso Radio France–Arcom è la fotografia di un sistema in cui le regole sul pluralismo esistono, i regolatori esistono, le sanzioni esistono – e il risultato pratico è che il primo partito francese ottiene il suo spazio in radio quando gli ascoltatori dormono.Non sappiamo se la stessa regola valga in Italia in quella che chiamano “Tele Meloni“, ma ricordiamo con esattezza i tempi in cui valeva contro il partito che – a suo tempo – ha visto anche Daniele Capezzone quale segretario. Il Centro di ascolto radicale avrebbe segnalato subito l’anomalia. Ma qui in Francia, non esiste. E – purtroppo – neppure più in Italia.L'articolo Ecco come Radio France “nasconde” il partito di Le Pen e Bardella proviene da Nicolaporro.it.