Il centrosinistra vince in 10 capoluoghi, ma la «spallata» al governo non arriva. Il centrodestra tiene nelle città chiave, mentre cresce il peso delle liste civiche. È il bilancio delle amministrative 2026, le comunali post-referendarie che tanta apprensione avevano generato nei partiti. Il risultato finale, però, sa più di pareggio che di svolta. Nei sei capoluoghi arrivati alballottaggio finisce tre a tre: il centrodestra vince ad Arezzo, Lecco e Macerata; il centrosinistra ad Agrigento, Chieti e Trani. Sul totale dei 18 capoluoghi al voto, secondo le elaborazioni di YouTrend, il centrosinistra passa da 8 sindaci uscenti a 10 eletti, il centrodestra da 5 a 6.June 8, 2026 Un dato che consente al campo progressista di rivendicare il vantaggio nella mappa dei capoluoghi. Ma non basta per parlare di «onda nazionale». Allargando lo sguardo ai 118 comuni sopra i 15 mila abitanti, infatti, la fotografia si fa anche meno nitida: il centrosinistra, con 50 sindaci, resta avanti, ma arretra rispetto ai 59 uscenti. Il centrodestra passa da 42 a 40. A crescere sono soprattutto i civici, che salgono da 17 a 28.«Nessuna spallata, ma nessun vero vincitore»Per Livio Gigliuto, presidente dell’Istituto Piepoli, il punto è proprio questo: le amministrative erano state caricate di un’attesa nazionale che il risultato non ha confermato. «Guardavamo a questa tornata con la mente del referendum, con l’idea che potesse arrivare un segnale di spallata al centrodestra e al governo. Quello sguardo probabilmente ci ha fuorviato», spiega a Open. La spallata, dice, «sicuramente non c’è stata». Ma questo non significa che il centrodestra abbia avuto la meglio: «È una tornata in cui sostanzialmente nessuno dei due schieramenti ha propriamente vinto le elezioni».Il ragionamento parte dai ballottaggi nei capoluoghi. «Ad Arezzo ha vinto il centrodestra, che era uscente, quindi ha confermato se stesso. Ad Agrigento ha vinto il centrosinistra e l’uscente era il centrodestra. A Lecco ha vinto il centrodestra e l’uscente era il centrosinistra. Chieti, Trani e Macerata hanno segnato delle conferme: Macerata al centrodestra, Chieti e Trani al centrosinistra». Qualche passaggio di consegne, dunque, ma nessun terremoto. «Mi sembra abbastanza un pareggio», sottolinea Gigliuto.June 8, 2026 C’è poi un altro dato che aiuta a spiegare perché una lettura nazionale della tornata sia quantomeno fragile. YouTrend ha incrociato i risultati delle amministrative nei 118 comuni sopra i 15 mila abitanti con quelli del referendum sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo. E il risultato va nella stessa direzione indicata da Gigliuto: il consenso raccolto dal No al referendum non si è tradotto automaticamente in voti per i candidati di centrosinistra. Il centrodestra, infatti, si è affermato in 25 comuni nei quali al referendum aveva prevalso il No. Al contrario, il centrosinistra ha vinto in 6 comuni dove aveva prevalso il Sì. Da considerare che i comuni al voto in cui il No aveva vinto erano molti di più, 91 contro 27.Il caso VeneziaNel quadro dei risultati, il caso più rilevante resta Venezia. Lì Simone Venturini, candidato del centrodestra ed erede politico dell’ex sindaco Luigi Brugnaro, ribaltando i pronostici ha battuto l’avversario del campo largo già al primo turno, stroncando sul nascere il racconto della rimonta del centrosinistra. Ma anche qui la lettura è più complessa, Venturini non ha vinto solo come candidato del centrodestra: «La sua civica ha preso più del 30%», ricorda Gigliuto. È un dato che aiuta a leggere uno dei fenomeni di questa tornata: anche se nei capoluoghi i sindaci civici diminuiscono, cresce il peso delle liste civiche, non riconducibili direttamente ai partiti nazionali.Il peso delle liste civicheIl dato dei capoluoghi, preso da solo, sembrerebbe suggerire il contrario — i civici passano da 5 uscenti a 2 eletti — ma in molte città sopra i 15 mila abitanti le liste civiche diventano il primo o il secondo motore delle coalizioni, scavalcando i partiti. E gli esempi, oltre Venezia, non mancano. Ad Agrigento, osserva Gigliuto, ha avuto un peso il movimento Controcorrente di Ismaele La Vardera, «che possiamo sicuramente considerare civico». A Messina, il sindaco Federico Basile è espressione di Sud chiama Nord, la formazione fondata da Cateno De Luca. A Salerno, Vincenzo De Luca «non era un civico, ma era sostenuto solo da civiche, senza il simbolo del Pd e degli altri partiti di centrosinistra».L’affluenza e il limite del test nazionaleAnche sul fronte dell’affluenza, infine, il confronto con il referendum, che fece registrare numeri importanti, secondo il presidente dell’Istituto Piepoli va maneggiato con prudenza. «È sempre un appuntamento elettorale più largo, perché non è partitico. È su temi che possono abbracciare anche persone che magari non hanno voglia di votare alle politiche, ma vogliono dire come la pensano sulla Costituzione o sulla giustizia». Insomma, queste amministrative restano tali, anche se «ciascuno ci trova la propria vittoria».L'articolo Comunali, la spallata non c’è: il centrosinistra avanti nei capoluoghi, ma il centrodestra tiene. «È un pareggio» proviene da Open.