“Dobbiamo intervenire per formare questi ragazzi ma anche gli insegnanti. Iniziamo dai giovani per evitare episodi paradossali come le aggressioni ai professori”. Mariastella Giorlandino e la Fondazione Artemisia lanciano l’allarme sull’uso dei chat bot di intelligenza artificiale da parte dei più giovani per chiedere consigli sul proprio malessere. La presidente della Fondazione, che da anni lotta contro molestie e stalking, in campo per promuovere un uso consapevole dell’IA da parte delle nuove generazioni con un occhio al benessere psicologico. “L’intelligenza artificiale sta rischiando di creare uno scenario per cui i ragazzi non parlano più dei loro problemi con gli amici e i compagni ma con un algoritmo” dice Giorlandino. “Sono emersi disagio e solitudine nei giovani. Non c’è più rapporto umano. Se l’intelligenza artificiale è scambiata per il proprio sé, verso quale società stiamo andando?”. Con questo obiettivo Fondazione Artemisia lancia l’evento del 16 gennaio “Generazione Alpha: disagio adolescenziale, radicalizzazione digitale e violenza emulativa” rivolto a tutte le professioni sanitarie e organizzato in collaborazione con HAL-Human Ai Lab e Università degli Studi Link. Al centro del convegno di Artemisia Academy il disagio adolescenziale sarà affrontato in sessioni tematiche che spaziano dalla sicurezza agli aspetti giuridici, da quelli psicologici a quelli socio-educativi. Con questi obiettivi la Fondazione Artemisia ha firmato assieme al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara un Protocollo d’intesa per avviare una collaborazione e un impegno comune che metta al centro i giovani e il loro benessere. Gestire un nuovo tipo di tecnologia, l’IA, che non è programmata per un uso consapevole e distaccato, come spiega Elena Stella, psicologa e psicoterapeutica della Fondazione Artemisia: “Si tratta di architetture digitali che spesso spingono alla dipendenza. Se pensiamo a Chat Gpt, oltre a rispondere alle nostre domande, fa sempre altre domande a sua volta perché è programmato per coinvolgere l’utente e creare una comunicazione chiusa. Così il ragazzo non parla più né con i suoi coetanei né con gli adulti significativi come genitori e insegnanti”. Il rischio è quindi quello di una ricerca di aiuto che si traduce in ancora più isolamento e ancora più disagio. “L’interlocutore è un algoritmo e non un individuo sensibile” conclude Stella, “Così si crea isolamento nei giovani. Isolamento che può portare alla valutazione errata della realtà intorno, a non sviluppare quelle capacità di resilienza che servono ad affrontare il mondo”.{"@context": "http://schema.org","@type": "VideoObject","name": "IA, Giorlandino (Artemisia): “Contro solitudine giovanile serve formazione anche per insegnanti”","description": "IA, Giorlandino (Artemisia): “Contro solitudine giovanile serve formazione anche per insegnanti”","thumbnailUrl": "https://img.lapresse.it/2026/06/08/94aa03a25d571d221ed716e42db4d9b2.jpg","uploadDate": "2026-06-08T22:01:10+02:00","contentUrl": "https://videolapresse-meride-tv.akamaized.net/exposed/folder29/1780943709_cc2c11039ad6ae570013c695e6a13c93_lapresse_hd.mp4"}Questo articolo IA, Giorlandino (Artemisia): “Contro solitudine giovanile serve formazione anche per insegnanti” proviene da LaPresse