C'è un momento, ogni anno, in cui l'intelligenza artificiale smette di essere un argomento da titoli di giornale e diventa qualcosa che si può toccare. Succede a Bologna, dove dal 24 al 26 giugno torna il WMF, We Make Future, la manifestazione che si autodefinisce il più grande evento sull'innovazione del pianeta. Non è solo retorica da brochure: l'edizione 2025 ha registrato oltre 73.000 presenze, più di 700 espositori e relatori arrivati da 90 Paesi diversi. Numeri da capitale temporanea della tecnologia.Il cuore dell'evento è un paradosso interessante. Mentre tutti parlano di software, algoritmi e modelli linguistici, una delle aree più affollate è quella dove l'AI diventa fisica. Si chiama Robotics & Physical AI, ed è qui che si gioca la partita più concreta dei prossimi anni: macchine che non si limitano a elaborare dati ma camminano, afferrano oggetti, si muovono nello spazio. Robot che imparano a fare il bucato, bracci meccanici che collaborano con i chirurghi, droni che individuano i sopravvissuti dopo un terremoto. La frontiera non è più capire se le macchine pensano, ma cosa succede quando iniziano ad agire nel mondo reale.Accanto alla robotica, il programma costruisce una mappa quasi completa di dove sta andando la ricerca applicata. C'è la Digital Health, realizzata in partnership con la Fondazione Gimbe, dove si discute di diagnosi assistite dall'algoritmo e medicina personalizzata. C'è la Space Economy, il settore che trasforma lo spazio in un mercato fatto di osservazione della Terra, dati satellitari e servizi in orbita. E c'è l'Agentic AI, forse il tema più caldo del momento: i cosiddetti agenti, sistemi che non rispondono soltanto alle domande ma eseguono compiti in autonomia, prenotano, comprano, decidono. Un cambio di passo rispetto ai chatbot a cui ci siamo abituati.Il WMF, però, non è una conferenza accademica. È una fiera, e questo significa migliaia di metri quadri di spazio espositivo dove startup e grandi aziende mostrano cosa hanno in cantiere. Tra i corridoi si incontrano le delegazioni di decine di Paesi, dagli Stati Uniti agli Emirati Arabi, dal Giappone alla Germania, in una sorta di censimento globale di chi sta provando a costruire qualcosa.Per chi cerca i numeri della finanza dell'innovazione, c'è il World Startup & VC Fest, il festival dedicato a chi le idee le finanzia: fondi di investimento, business angel, founder a caccia di capitali. È la parte meno spettacolare ma più strategica dell'intera macchina, quella che decide quali tecnologie vedremo davvero e quali resteranno prototipi.A rendere il tutto meno solenne ci pensa il Future Show, il format più scenografico della manifestazione, e una lista di ospiti che mescola scienziati, divulgatori e personaggi capaci di attirare un pubblico ampio. Negli anni il palco principale ha visto passare l'inventore del World Wide Web, esperti di etica dell'AI di fama internazionale e perfino un robot umanoide a fare da co-conduttore. Perché il messaggio di fondo del WMF è proprio questo: l'innovazione non riguarda solo gli addetti ai lavori, ma tutti quelli che dovranno conviverci.Resta una domanda, la stessa che attraversa ogni edizione. Tutta questa tecnologia ci renderà davvero più liberi, più sani, più capaci? Oppure stiamo costruendo strumenti potentissimi senza esserci ancora chiesti chi li governerà? Il bello di un evento come il WMF è che non finge di avere la risposta. La mette in scena, la fa discutere, e lascia a chi guarda il compito più difficile: capire da che parte stare.. Gli ospiti. A dare un volto a questa edizione è un cartellone che mescola scienza, impresa e cronaca. Tra i nomi annunciati c'è Mathew Knowles, manager musicale e padre di Beyoncé, e Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite.Dal fronte della ricerca arrivano Alberto Sangiovanni Vincentelli, leggenda della progettazione dei microchip a Berkeley, e i robotici dell'Istituto Italiano di Tecnologia Giorgio Metta, Daniele Pucci e Marco Pavone, oggi anche alla guida della ricerca autonoma in Nvidia.Sul versante europeo è attesa Henna Virkkunen, vicepresidente della Commissione UE con la delega alla sovranità tecnologica. Non manca il giornalismo, con Enrico Mentana, Corrado Formigli e Cecilia Sala, né la divulgazione, affidata a volti come la sociolinguista Vera Gheno e il magistrato Nicola Gratteri sul fronte legalità. È la conferma della formula del WMF: tenere insieme chi costruisce le tecnologie, chi le governa e chi prova a raccontarle, senza separare mai il laboratorio dalla società che dovrà farci i conti..