La storia di OnePlus: la parabola del Flagship Killer del mondo Android

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Il percorso di OnePlus è stato parecchio strano. Un'azienda che in poco più di dieci anni è passata dall'essere la ribelle del mondo Android a diventare quasi indistinguibile da OPPO e Realme. E ora potrebbe sparire del tutto.Nelle ultime settimane sono emerse notizie sempre più concrete su un possibile smantellamento del brand, con un progressivo accorpamento all'interno di OPPO. Per chi segue OnePlus da anni, come noi, è una notizia che fa male. Abbiamo visto nascere quest'azienda, abbiamo seguito ogni lancio, ogni svolta, ogni errore. E oggi vogliamo ripercorrere con voi tutta la sua storia, dalle origini esplosive fino alla crisi attuale. Vi abbiamo raccontato in un video dedicato la storia di OnePlus, con tante immagini e ulteriori dettagli. Nel video mostriamo anche alcuni dei prodotti più celebri dell'azienda, che abbiamo conservato nella nostra collezione. Basta avviare il player in basso e mettervi comodi per gustarvi il video. OnePlus nasce ufficialmente il 15 dicembre 2013, fondata da due imprenditori cinesi con idee molto precise su come stravolgere il mercato degli smartphone.Il primo è Pete Lau, ex vicepresidente di OPPO, con una solida esperienza nel settore. Il secondo è Carl Pei, che al momento della fondazione ha appena 24 anni e un curriculum più snello (qualche anno tra Meizu e OPPO) ma una visione chiarissima su cosa deve essere il nuovo brand.E quella visione si riassume in due parole: Never Settle. Mai accontentarsi. Nel 2013 il mercato Android è già affollato: Samsung domina, Huawei e Xiaomi crescono, marchi storici come Sony, LG e HTC resistono. OnePlus sa di non avere né le risorse né la fama per competere ad armi pari. Sceglie quindi una strada completamente diversa: essere il rompiscatole della situazione, puntare tutto sulla community e creare qualcosa che nessuno aveva ancora fatto davvero bene: un flagship killer.L'idea è semplice quanto ambiziosa: hardware top gamma a un prezzo da medio gamma. E il risultato è OnePlus One, messo in vendita il 23 aprile 2014 a 269€. Per l'epoca era un prezzone straordinario.Lo smartphone montava un processore Qualcomm Snapdragon 801, il top assoluto di quel momento, aveva il leggendario rivestimento Sandstone sul retro, diventato subito un marchio di fabbrica del brand, e nella versione europea arrivava con una chicca davvero unica: la ROM CyanogenMod preinstallata ufficialmente. Per la community degli appassionati Android, avere la custom ROM più amata al mondo già pronta all'uso, con tutte le ottimizzazioni del caso, era un sogno che diventava realtà. A rendere tutto ancora più interessante (e discusso) c'era il sistema d'acquisto: OnePlus One non si poteva comprare liberamente. Serviva un invito, da vincere tramite contest, recuperare sul forum ufficiale o ricevere da un utente già registrato. Una scelta che serviva a gestire gli ordini, certo, ma soprattutto ad alimentare l'hype con grande efficacia.Il risultato? In meno di un anno quasi un milione di unità vendute. Un risultato straordinario per un brand appena nato e senza pubblicità tradizionale. I primi anni di OnePlus filano lisci. Il brand sta simpatico a tutti, il primo prodotto ha funzionato, e nel 2015 arrivano due nuovi modelli.A luglio viene presentato OnePlus 2 con un innovativo video in realtà virtuale su YouTube, altra mossa di marketing fuori dagli schemi. A novembre tocca a OnePlus X, un modello entry-level per chi vuole spendere ancora meno. Entrambi usano ancora il sistema ad inviti e vengono accolti bene. Ma dietro le quinte, OnePlus sta prendendo decisioni importanti che cambieranno il suo percorso.La prima è l'abbandono di CyanogenMod, sostituita da una personalizzazione Android proprietaria chiamata OxygenOS, adottata a partire da OnePlus 2. La seconda è la fine del sistema ad inviti, finalmente sostituito da canali di vendita più tradizionali, con sollievo generale da parte degli utenti. La terza è una nuova ambizione: non solo hardware potente, ma anche design più curato e un'esperienza utente più raffinata.Il risultato di questo percorso arriva il 14 giugno 2016 con OnePlus 3, il primo smartphone del brand venduto liberamente sin dal giorno del lancio. Il corpo è in alluminio anodizzato, il design è più ricercato, il lettore d'impronte è frontale. Costa 399€ e mostra che i prezzi stanno salendo, ma vende comunque bene. Ancora meglio va OnePlus 3T, lanciato a novembre: hardware leggermente aggiornato, qualche funzione in più. Con questo modello nasce anche la tradizione della serie T, un aggiornamento di metà generazione che OnePlus conserverà per molti anni.È però in questo periodo che qualcosa inizia a cambiare nell'aria. L'hype della community si abbassa, i prezzi salgono, la magia dei primi anni si diluisce. OnePlus sta diventando un marchio più serio, il che non è necessariamente un male, ma sta anche perdendo quella scintilla che l'aveva resa così amata. Il 20 giugno 2017 arriva OnePlus 5. E no, non ci siamo persi un modello: OnePlus 4 non esiste, perché il numero 4 in cinese è considerato sfortunato e quindi viene saltato, come fanno molti altri brand cinesi.OnePlus 5 è un ottimo prodotto: hardware al top, software fluido, e una novità importante come la doppia fotocamera posteriore, primo segnale di un'attenzione crescente al comparto fotografico. Critica e pubblico lo apprezzano. Lo stesso vale per il successore OnePlus 5T, che arriva a novembre con display in formato 18:9, sblocco con il volto e lettore d'impronte spostato sul retro. Il 2018 porta OnePlus 6 (notch e retro in vetro) e OnePlus 6T (primo modello con lettore impronte integrato nello schermo). Nel 2019 arrivano le prime varianti Pro, con hardware ulteriormente migliorato: OnePlus 7, 7 Pro, 7T e 7T Pro, ben quattro smartphone in un anno solo.La lineup si sta allargando rapidamente, e con essa anche il catalogo: nel 2018 debuttano i primi auricolari wireless, gli OnePlus Bullets Wireless, seguiti dai Bullets Wireless 2 l'anno successivo. Prove ancora timide, ma indicative di un'azienda che vuole crescere oltre gli smartphone.Dal punto di vista della qualità, i prodotti di questi anni sono solidissimi. Ma è sempre più difficile ignorare che OnePlus stia diventando un brand come gli altri. I prezzi non sono più quelli dei flagship killer, le innovazioni sono incrementali, e l'identità originale si fa sempre più sfumata. Il 2020 inizia bene: ad aprile arrivano OnePlus 8 e 8 Pro, seguiti dai Bullets Wireless Z, dai primi OnePlus Buds e, ad agosto, dal primo OnePlus Nord, il ritorno a un segmento economico, con una linea separata dai flagship.Ma in ottobre, mentre esce OnePlus 8T, arriva la notizia che nessuno si aspettava: Carl Pei lascia OnePlus. Pochi mesi dopo fonda Nothing, e già dai primi prodotti – Nothing ear (1) e Nothing Phone (1) – si capisce perché abbia voluto cambiare aria. Design originale, approccio dirompente, voglia di sorprendere: tutto quello che OnePlus aveva alle origini e che aveva progressivamente abbandonato. Nothing è, in un certo senso, lo specchio di ciò che OnePlus avrebbe potuto continuare ad essere.Nel frattempo, OnePlus va nella direzione opposta. Tra il 2021 e il 2022 lancia una quantità enorme di prodotti, tra cui 13 modelli di smartphone, 3 linee di auricolari, la OnePlus Band e il primo OnePlus Watch. La qualità complessiva è ancora buona, ma con sempre meno identità.OnePlus 9 introduce la collaborazione fotografica con Hasselblad, un'icona della fotografia professionale. OnePlus 10 Pro è un top gamma curato, con un ottimo schermo. Lo stesso OnePlus Watch, nonostante le incertezze software iniziali, pone le basi per le versioni successive, oggi considerate tra i migliori smartwatch Wear OS in circolazione. Il problema non è la qualità: è che questi prodotti sembrano troppo simili a quelli di OPPO. E non è un caso.Dal 2021 l'integrazione tra OnePlus e OPPO diventa ufficiale e trasparente. I rapporti tra le due aziende erano sempre esistiti: Pete Lau era stato vicepresidente di OPPO, entrambe facevano parte del gruppo BBK Electronics insieme a Realme e Vivo. Da questo momento, però, si fa tutto alla luce del sole. I prodotti si assomigliano sempre di più, le funzionalità software convergono, e OxygenOS diventa praticamente indistinguibile da ColorOS. L'identità di OnePlus, quella che aveva fatto la differenza, si dissolve nella casa madre. La fase più recente è anche la più prolifica: oltre 30 prodotti in tre anni e mezzo, tra smartphone top e medio gamma, auricolari, televisori, tablet, tastiere e accessori vari. Qualche prodotto merita una menzione speciale.Nell'ottobre 2023 arriva OnePlus Open, il primo (e finora unico) smartphone pieghevole dell'azienda. Un prodotto splendido, tra i più rifiniti che OnePlus abbia mai realizzato. Purtroppo è rimasto il capostipite di una serie mai nata. OnePlus 13, uscito a gennaio 2025, è l'ultimo a portare il marchio Hasselblad: la collaborazione si chiude dopo questo modello, anche se Hasselblad rimane in famiglia, avviando subito una nuova partnership con OPPO, come dimostra il recente OPPO Find X9 Ultra.OnePlus 15, lanciato a novembre 2025, somiglia molto agli ultimi top gamma OPPO e forse proprio per questo è un ottimo prodotto sul piano hardware, anche se difficilmente distinguibile dalla concorrenza interna al gruppo BBK. Sul fronte audio, OnePlus Buds Pro 3 e i più recenti OnePlus Buds 4 sono tra le migliori scelte nelle rispettive fasce di prezzo. La linea tablet OnePlus Pad, nata nel 2023, è arrivata alla quarta generazione con risultati solidi.E poi ci sono gli zaini, diventati un cult silenzioso tra chi lavora nel mondo della tecnologia: qualità costruttiva eccellente, funzionalità pensate per chi viaggia con tanti prodotti tech. Nei primi mesi del 2026 le voci si moltiplicano: investimenti tagliati nel marketing europeo, lineup ridotta, accorpamento con OPPO, possibile eliminazione del marchio. Una dopo l'altra, queste voci si sono concretizzate.Lo scorso aprile, OnePlus ha confermato di stare "rivalutando la strategia di prodotto per l'Europa", una frase che sa di resa. I segnali concreti sono già evidenti: OnePlus Pad 4, OnePlus Nord 6 e OnePlus 15T sono stati lanciati solo per i mercati cinese e indiano, gli unici dove il brand è ancora forte. L'attesissimo OnePlus Open 2, di cui si parla da anni, non è ancora arrivato e siamo sempre più scettici che arrivi davvero. Gli account social europei di OnePlus sono fermi da mesi. La macchina del marketing si è già fermata. I prodotti non arrivano più nel nostro continente.Si è parlato anche di una possibile fusione con Realme, l'altro brand del gruppo BBK che non sta attraversando un periodo brillante. Ma anche questa mossa avrebbe probabilmente poco senso: i fan di OnePlus si sono evoluti con gusti e aspettative molto precise, e non è detto che OPPO o Realme riescano a raccoglierne l'eredità.Quello che sembra probabile, a questo punto, è uno scenario preciso: OnePlus continuerà a esistere come marchio indipendente solo in Cina, in India e in pochi altri mercati selezionati, concentrandosi sui segmenti entry-level e lasciando il mercato europeo in mano a OPPO. OnePlus ha avuto successo perché era diversa, irriverente, coraggiosa. Poi ha scelto gradualmente di diventare un brand ordinario. Prezzi allineati alla concorrenza, prodotti simili a quelli della casa madre, nessuna vera identità da difendere. E in un mercato veloce e caotico come quello della tecnologia, uniformarsi alla massa non paga.Non è una storia unica: è l'ennesima dimostrazione che perdere la propria unicità, nel lungo periodo, ha sempre un costo. Quello che non sappiamo ancora è quanto durerà il conto alla rovescia.L'articolo La storia di OnePlus: la parabola del Flagship Killer del mondo Android sembra essere il primo su Smartworld.