Cosa penso dell’appello di Picierno ai riformisti

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Il bipolarismo italiano sta vivendo probabilmente il momento più difficile dell’intera stagione della Seconda Repubblica. Proprio mentre il Paese è chiamato a confrontarsi con profondi cambiamenti geopolitici, economici e tecnologici, emergono con evidenza tutti i limiti di un sistema politico sempre meno capace di interpretare il cambiamento e di governarlo.L’uscita di Pina Picierno dal PD ed il suo appello ai riformisti e liberali tutti a unirsi per superare il bipolarismo è assai significativo dei possibili cambiamenti futuri. La promessa dell’alternanza, che avrebbe dovuto garantire stabilità e chiarezza programmatica, si è progressivamente logorata. I due poli, pur contrapponendosi sul piano elettorale, finiscono spesso per convergere su impostazioni che ostacolano lo sviluppo del Paese.Le componenti populiste che ne costituiscono la parte prevalente condividono infatti una visione fondata sull’espansione della spesa pubblica, sull’uso sistematico di bonus e sussidi e su politiche orientate più al consenso immediato che alla crescita duratura. Non meno significativa è l’ambiguità che attraversa entrambi gli schieramenti nei confronti dell’Europa e dell’Alleanza Atlantica.Si denunciano le insufficienze dell’Unione Europea, ma allo stesso tempo si respingono quelle cessioni di sovranità indispensabili per costruire una politica economica, fiscale e di difesa comune. Eppure solo un’Europa più integrata può consentire ai suoi Stati membri di affrontare con efficacia le sfide poste dalle grandi potenze globali e dalle tensioni internazionali. Ne deriva una politica spesso oscillante e contraddittoria, incapace di offrire una visione strategica all’altezza dei tempi. I mutamenti in corso rendono dunque sempre più evidente la necessità di una ristrutturazione del sistema politico italiano.Occorre ricostruire alleanze fondate su autentiche affinità programmatiche e non su convenienze elettorali: politiche fiscali eque, sostegno alla crescita, qualità della spesa pubblica, convinto europeismo e lealtà atlantica dovrebbero rappresentare i pilastri di una nuova proposta di governo. La crisi del bipolarismo si manifesta anche nella crescente distanza tra cittadini e istituzioni. Quasi metà dell’elettorato sceglie ormai l’astensione, segnalando una sfiducia che indebolisce la stessa qualità della democrazia. Ma le defezioni non riguardano soltanto gli elettori.Sempre più spesso figure autorevoli abbandonano partiti divenuti strutture chiuse, dominate dalla fedeltà ai leader più che dal confronto delle idee. Emblematico è il caso di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo. Da tempo denuncia il progressivo allontanamento del Partito Democratico dalla vocazione originaria immaginata da Walter Veltroni: un progetto capace di riunire le grandi culture riformiste e democratiche dell’umanesimo italiano.L’appello rivolto da Picierno va oltre la vicenda personale. Esprime la domanda crescente di una aggregazione politica capace di coniugare Europa federale, economia sociale di mercato, innovazione, sostenibilità del welfare, diritti e doveri. In altre parole, la ricerca di una via d’uscita da un bipolarismo sempre più sterile. Forse è proprio qui che si intravede il primo segnale della politica che verrà: non la riproposizione di schieramenti esausti, ma la costruzione di un’alternativa capace di riconnettere cittadini e istituzioni, restituire credibilità alla democrazia e preparare l’Italia alle decisive sfide del XXI secolo.