Ancora sfruttamento e lavoro nero a Milano: dopo i rider e l’edilizia nel cantiere del Consolato Usa tocca alla ristorazione. Una donna è indagata dalla Procura per caporalato all’interno del ‘Pina Restaurant Café‘ di Piazza del Duomo 22. Secondo il pubblico ministero Luigi Luzi la 59enne, Giuseppa Maria Tocci, rappresentante legale della società Shelter srl, avrebbe approfittato dello “stato di bisogno” di almeno tre lavoratori “stranieri, soli, e appena trasferitisi sul territorio italiano” da impiegare in condizioni di “sfruttamento” all’interno del bar ristorante nel pieno centro del capoluogo lombardo. Le accuseSecondo le accuse, mosse in concorso con un 46enne libanese responsabile dell’attività, a un migrante formalmente inquadrato con il contratto nazionale del Turismo per 36 ore settimanali e mansione di “operaio” di sesto livello sarebbero stati corrisposti pagamenti in “nero”, una paga “sproporzionata” alla quantità di lavoro con turni di “durata ben superiore” e il divieto di fruire di “ferie” e riposi oltre alla violazione delle norme di materia di “visite mediche” e “corsi di formazione”. Per un secondo dipendente le imputazioni riguardano in particolare la normativa sulla sicurezza mentre ad un terzo lavoratore (part time a 20 ore) non sarebbe proprio mai stata erogata “alcuna retribuzione”. I fatti risalgono al 2016-2019 e l’inchiesta è nata dalla denuncia documentata di un lavoratore che ha portato a sentire i testimoni che hanno confermato i racconti. Nonostante l’avviso di conclusione indagini preliminari sia stato firmato dal sostituto procuratore milanese nel 2022, è stato notificato agli indagati dai carabinieri della stazione Duomo solo nelle scorse settimane, a distanza di 6 anni dai fatti contestati e di 4 anni dalla chiusura indagine. Un’anomalia che, secondo quanto apprende LaPresse, riguarda in realtà centinaia di fascicoli penali ‘congelati’ per i ritardi dovuti alla carenze di organico del personale amministrativo, segreterie e cancellerie della Procura.La ristoratrice è cugina di un killer della mafiaGiuseppa Maria Tocci è la cugina di Giorgio Tocci, ex poliziotto corrotto arrestato nel 1985 e poi diventato killer di professione ai vertici del clan Flachi-Trovato e infine collaboratore di giustizia, il cui nome è riapparso negli ultimi due anni agli atti dell’inchiesta della Procura di Milano sugli ultras di San Siro. È quanto apprende LaPresse. Durante una perquisizione, inoltre, la 59enne fu trovata nel 2018 in possesso di oltre 1,5 milioni di euro in contanti nella sua abitazione (e altri 367.500 a casa della sorella). Denaro sequestrato e poi in parte restituito che le costarono un’accusa di riciclaggio da cui uscì completamente prosciolta. Secondo l’iniziale ricostruzione della Procura all’epoca avrebbe ripulito il denaro distratto dalla bancarotta da 6 milioni di euro della Rico srl di Michele Chiovetta. La titolare della Shelter srl che gestisce il ‘Pina Restaurant Café’, finita anche intercettata mentre faceva allusioni a soldi da spostare da cassette di sicurezza presso istituti bancari, spiegò e dimostrò la provenienza del denaro come il “nero” della sua società con 22 dipendenti e un giro d’affari da 3,5 milioni l’anno, per gli anni 2016-17-18. In quella vicenda ha pagato all’Agenzia dell’Entrate quasi mezzo milione di euro.Questo articolo Caporalato a Milano, sfruttamento in ristorante in Duomo: indagata titolare proviene da LaPresse