di Piero Bonito Oliva / Dire – Al centesimo giorno dall’inizio del conflitto arabo-iraniano, la fragile tregua diplomatica si è bruscamente interrotta. Dopo 60 giorni di cessate-il-fuoco, l’Iran è tornato a colpire direttamente il territorio di Israele con quattro ondate consecutive di missili balistici. L’attacco, che ha visto il lancio di 10 vettori tutti intercettati dai sistemi di difesa aerea israeliani, rappresenta la ritorsione di Teheran dopo il pesante raid aereo effettuato ieri dallo Stato ebraico su Dahieh, la periferia meridionale di Beirut e roccaforte di Hezbollah. Uno scenario ad altissima tensione che rischia di far precipitare la regione in una guerra totale, proprio mentre la diplomazia statunitense a guida Donald Trump sembrava vicina alla sigla di un accordo di pace.La nuova escalation è stata innescata dalla decisione del premier israeliano Benjamin Netanyahu di colpire la capitale libanese, ufficialmente come risposta al lancio di alcuni droni diretti verso Israele. Un’operazione che, secondo quanto rivelato dalla testata statunitense Axios, avrebbe ricevuto l’avallo dello stesso Donald Trump, nonostante la richiesta formale della Casa Bianca di condurre attacchi più chirurgici contro i vertici di Hezbollah.La reazione dell’Iran non si è fatta attendere. Anticipata sui social da Ebrahim Rezaei, portavoce degli Affari esteri e della Sicurezza nazionale iraniana (“Guardate il cielo stanotte”), l’offensiva dei Guardiani della Rivoluzione ha preso di mira la base aerea israeliana di Ramat David, situata a 20 chilometri da Haifa e definita dai pasdaran la “fonte delle aggressioni lanciate contro il Libano del Sud”. Il comando militare di Teheran ha rivendicato l’azione parlando di un avvertimento circoscritto: “Attaccando Beirut, Israele ha superato tutte le linee rosse. Se l’aggressione si ripete, la risposta sarà più ampia e comprenderà i target americano-sionisti della regione”.Il collasso del cessate-il-fuoco giunge in un momento di estremo nervosismo sul fronte dei colloqui di pace. Nei giorni scorsi, Trump aveva espresso un cauto ottimismo, definendo la Guida Suprema Mojtaba Khamenei “uno che ha fegato” e parlando di buoni rapporti con l’Iran, pur ribandendo che “capiscono solo il linguaggio della forza”.I nodi principali del negoziato rimangono legati a due fattori strategici:– gli asset finanziari. Teheran chiede lo sblocco immediato dei fondi congelati, ma Washington intende farlo solo in un secondo momento, respingendo l’ipotesi del segretario al Tesoro Scott Bessent di utilizzarli per risarcire i danni subiti dai Paesi del Golfo.– l’uranio arricchito: gli Stati Uniti pretendono una mappatura esatta dei depositi nucleari da parte dell’Iran, minacciando di intervenire per sequestrare le scorte anche in assenza di un’intesa formale.Mentre fonti israeliane riferiscono alla Cnn che lo Stato ebraico sta pianificando una controrisposta massiccia, alimentata dalle dichiarazioni del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, che ha tuonato “Teheran deve bruciare”, Donald Trump ha scelto i microfoni dell’emittente Fox per lanciare un appello alla calma e tentare di salvare l’accordo diplomatico.Il presidente americano si è detto profondamente contrariato dagli ultimi sviluppi: “Non sono contento di quanto sta succedendo. Avrei detto che l’accordo sarebbe stato firmato lunedì o martedì e ora questo”. Rivolgendosi direttamente alla leadership iraniana, Trump ha aggiunto: “Avete lanciato i vostri missili, ora torniamo a trattare”. Al contempo, per evitare che la situazione sfugga definitivamente di mano, la Casa Bianca ha annunciato un intervento diretto sul governo israeliano: “Chiamo Netanyahu ora e gli dico di fermare la rappresaglia”.* Fonte: agenzia Dire.