I risultati elettorali in Armenia non lasciano dubbi su come lo Stato caucasico guardi al futuro. Le elezioni parlamentari tenutesi nel fine settimana hanno infatti consegnato una nuova vittoria al primo ministro in carica Nikol Pashinyan e al suo partito Contratto Civile, mentre la piattaforma di opposizione Strong Armenia del miliardario russo-armeno Samvel Karapetyan si è fermata a circa un quarto dei seggi parlamentari. Il risultato rappresenta un successo significativo per il leader armeno, che negli ultimi anni ha progressivamente ridefinito la politica estera del Paese, puntando sulla cooperazione con l’Occidente, sulla normalizzazione dei rapporti con i vicini regionali, e sull’allontanamento da Mosca.Subito dopo la pubblicazione dei risultati Pashinyan ha commentato l’esito del voto, ribadendo che la sua priorità resta il raggiungimento di un accordo definitivo con l’Azerbaigian e la normalizzazione delle relazioni con la Turchia, due obiettivi che considera indispensabili per garantire stabilità e prosperità al Paese. Secondo la sua visione, il lungo conflitto sul Nagorno-Karabakh ha intrappolato l’Armenia in una condizione di isolamento, militarizzazione e dipendenza strategica dalla Russia. La sconfitta del 2023 e la perdita definitiva dell’enclave contesa hanno rappresentato un trauma nazionale, ma Pashinyan ha cercato di trasformare quell’evento in un punto di svolta, sostenendo che solo l’accettazione della nuova realtà geopolitica possa consentire all’Armenia di costruire un futuro più sicuro.La questione del Karabakh è d’altronde stata al centro della campagna elettorale. Le forze di opposizione hanno infatti accusato il premier di aver abbandonato territori storicamente considerati parte dell’identità nazionale armena e di aver ceduto alle pressioni dell’Azerbaigian. Tuttavia, una parte consistente dell’elettorato sembra aver privilegiato il desiderio di stabilità rispetto alle rivendicazioni nazionaliste. Dopo oltre trent’anni di tensioni e conflitti intermittenti, molti cittadini considerano la pace una priorità assoluta, anche a costo di accettare compromessi dolorosi. Nonostante il successo elettorale, Pashinyan non dispone però della maggioranza qualificata necessaria per modificare autonomamente la Costituzione, un aspetto rilevante perché Baku continua a chiedere la rimozione di alcuni riferimenti che potrebbero essere interpretati come rivendicazioni territoriali sul Nagorno-Karabakh, considerandola una condizione essenziale per la firma di un accordo di pace definitivo.Le elezioni rappresentano anche un nuovo capitolo nel deterioramento dei rapporti tra Yerevan e Mosca. Molti armeni hanno maturato una profonda disillusione nei confronti della Russia dopo che il Cremlino non è intervenuto per impedire la riconquista azera del Nagorno-Karabakh, nonostante la presenza di contingenti di pace russi nella regione. La crisi di fiducia ha spinto il governo armeno a sospendere la partecipazione all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, l’alleanza militare guidata dalla Russia, in quella che è stata la più grave frattura nei rapporti bilaterali dalla fine dell’Unione Sovietica. Nelle settimane precedenti al voto, funzionari armeni e osservatori indipendenti hanno accusato Mosca di aver tentato di influenzare il processo elettorale attraverso campagne di disinformazione e sostegno ai candidati filorussi. Parallelamente, la Russia ha introdotto restrizioni commerciali che hanno colpito diversi settori dell’economia armena, dai prodotti agricoli al celebre brandy nazionale, aumentando la pressione economica sul governo di Yerevan.Al contrario, la vittoria di Pashinyan è stata salutata con entusiasmo dalle istituzioni europee, che vedono nell’Armenia uno dei pochi esempi di pluralismo politico e competizione democratica in una regione dominata da leadership autoritarie. Negli ultimi anni il premier ha più volte indicato l’integrazione europea come una prospettiva strategica di lungo periodo e ha espresso l’auspicio che il Paese possa un giorno avvicinarsi all’Unione europea. Bruxelles ha già incrementato il proprio sostegno politico ed economico, annunciando un pacchetto di assistenza da 50 milioni di euro per aiutare l’Armenia a resistere alle pressioni economiche russe. Anche gli Stati Uniti hanno assunto un ruolo crescente nel Caucaso meridionale, sostenendo gli sforzi diplomatici per una pace tra Armenia e Azerbaigian e contribuendo a rafforzare il posizionamento internazionale del governo armeno.