Migranti, da inizio anno 1.317 morti nel tentativo di raggiungere le coste della Spagna

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Dall’1 gennaio al 31 maggio 2026, 1.317 migranti sono morti nel tentativo di raggiungere le coste spagnole, 142 erano donne e 129 bambini. Nello stesso periodo, 27 imbarcazioni sono scomparse con tutti i passeggeri a bordo. E’ quanto emerge dal rapporto della ong spagnola Caminando Fronteras, che monitora le vittime e le violazioni dei diritti umani lungo le rotte migratorie del confine euro-africano occidentale. Il rapporto è stato pubblicato alla vigilia della visita di Papa Leone XIV alle Isole Canarie. La rotta atlantica, ovvero quella che collega la costa nord-occidentale dell’Africa all’arcipelago spagnolo rimane la più letale lungo il confine, con 635 vittime. 🚨 En solo 5 meses 1.317 personas han muerto en las fronteras españolas.8 víctimas por día.Cada tres horas, una vida perdida.#DerechoAlaVida2026 pic.twitter.com/thgFoQvSjm— Caminando Fronteras (@walkingborders) June 10, 2026Rotte sempre più pericoloseQuesti dati dimostrano che, nonostante una diminuzione del 72% degli arrivi, la rotta sia diventata più pericolosa, spiega la ong. Per ogni 100 persone arrivate nel 2025, circa 14 sono morte. Nel 2026, la cifra è salita a 21. La rotta algerina è quella che ha registrato il maggior numero di tragedie di migranti nel periodo analizzato, superando per la prima volta le 507 vittime, con un incremento del 54% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.Sia la rotta dello Stretto di Gibilterra (che prevede principalmente la traversata a nuoto fino a Ceuta) sia la rotta terrestre lungo la recinzione di Ceuta, hanno registrato un considerevole aumento del numero di vittime rispetto allo stesso periodo del 2025, rileva Caminando Fronteras. La rotta dello Stretto ha più che raddoppiato il numero di vittime, passando da 52 a 99 nel 2026. Lungo la recinzione di Ceuta, 48 persone hanno perso la vita nei primi cinque mesi del 2026.La memoria come atto di giustizia“Questo documento è, prima di tutto, un atto di memoria. Nasce dal diritto delle famiglie di sapere, dal diritto delle vittime di essere riconosciute e dalla convinzione che la memoria sia anche una forma di giustizia. È uno strumento di riparazione e trasformazione sociale, sostenuto anno dopo anno da coloro che si rifiutano di lasciare che i loro nomi scompaiano nel silenzio”, afferma Helena Maleno, coordinatrice della ricerca. “I dati che presentiamo oggi illustrano con precisione la realtà a cui si riferisce il Papa e testimoniano cosa accade quando queste parole non si traducono in politiche concrete a tutela del diritto alla vita“, ha aggiunto. Prevost, ricorda l’ong, ha denunciato pubblicamente il fatto che in molti Paesi i migranti siano trattati peggio degli animali e ha esortato i Paesi ad accoglierli con rispetto, a rafforzare i soccorsi e l’assistenza alle vittime e a garantire un trattamento umano ed equo. Questo articolo Migranti, da inizio anno 1.317 morti nel tentativo di raggiungere le coste della Spagna proviene da LaPresse