Gli iraniani tornano a protestare. A poche settimane dalla dura repressione che ha soffocato le proteste di gennaio, gli studenti di diversi atenei – tra cui quelli di Teheran e Mashhad – hanno ripreso a manifestare contro il regime degli ayatollah. Secondo video verificati dalla Bbc, sabato centinaia di giovani hanno sfilato nel campus della Sharif University of Technology della capitale, in occasione dell’inizio del nuovo semestre accademico. Dalla folla che agitava bandiere nazionali si sono levati cori contro la Repubblica teocratica. Le grida di protesta sono le stesse che, in questi mesi, hanno accompagnato le mobilitazioni: «Morte al dittatore (Ali Khamenei, ndr)», «Libertà». C’è chi invoca il ritorno dello Shah, e chi invece condanna le azioni della Guardie rivoluzionarie. Nelle stesse immagini compaiono anche alcuni sostenitori filogovernativi nelle vicinanze e, come riportato da Iran International, la tensione è rapidamente cresciuta fino a sfociare in brevi scontri tra i due gruppi. Un sit-in pacifico si è svolto anche alla Shahid Beheshti University, sempre a Teheran, mentre cori contro il governo sono stati registrati all’Amir Kabir University of Technology. Le proteste si sono estese anche a Mashhad, seconda città del Paese nel nord-est. Nel corso della giornata sono state segnalate manifestazioni in diverse località, con appelli a nuove mobilitazioni per oggi. Secondo diverse fonti, membri del Basij, ala paramilitare delle Guardie Rivoluzionarie, hanno fatto irruzione negli atenei, chiuso i cancelli e aggredito e picchiato gli studenti in protesta. February 21, 2026 La repressione del regimeLe nuove proteste arrivano a poche settimane da un’ondata di manifestazioni iniziate per motivi economici e rapidamente sfociate nella più grande contestazione dal 1979, anno della Rivoluzione islamica. L’agenzia Human Rights Activists News Agency (Hrana), con sede negli Stati Uniti, ha confermato almeno 6.159 morti durante la repressione, tra cui 5.804 manifestanti, 92 minori e 214 persone legate al governo. Alcune fonti parlano addirittura di 30.000 vittime in soli due giorni. Secondo le autorità iraniane, invece, le morti sarebbero poco più di 3.100, la maggior parte tra membri delle forze di sicurezza o civili colpiti dai “rivoltosi”.Le opzioni di TrumpLa mobilitazione studentesca si inserisce in un quadro geopolitico sempre più teso, segnato dal fragile negoziato tra Teheran e Washington per evitare uno scontro militare diretto. Il presidente Donald Trump starebbe valutando due opzioni: un’intesa che consenta all’Iran un arricchimento nucleare “simbolico”, tale da non permettere la costruzione di un’arma atomica. Oppure la linea dura, fino all’ipotesi di un attacco militare mirato ai vertici del regime, inclusa la Guida Suprema Khamenei e il figlio Mojtaba. Fonti americane citate da Axios riferiscono che l’asticella fissata dalla Casa Bianca per un eventuale accordo è molto alta. «Se gli iraniani vogliono evitare un attacco, devono farci un’offerta che non possiamo rifiutare», avrebbe dichiarato un alto funzionario Usa. Non è chiaro quale livello di arricchimento Washington sarebbe disposta a tollerare. Secondo il Guardian, Teheran avrebbe escluso categoricamente di trasferire all’estero le proprie scorte di circa 300 chilogrammi di uranio arricchito. Tuttavia, nella controproposta che intende presentare agli Stati Uniti, si direbbe pronta a diluire la purezza di tali scorte fino al 20% o meno, sotto la supervisione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea). Nonostante i contatti diplomatici, funzionari e diplomatici citati da Reuters si dicono pessimisti: Iran e Stati Uniti, a loro giudizio, starebbero rapidamente scivolando verso un conflitto. La speranza è (forse) legata alla controproposta iraniana preannunciata da Araghchi, con l’auspicio che arrivi sul tavolo di Trump e lo convinca prima che il tycoon ordini al mastodontico schieramento militare americano nella regione di aprire il fuoco.Il fronte internoSul fronte interno, però, la tensione resta alta. Teheran prova a mostrarsi salda. Ha testato un nuovo missile navale, attraverso il presidente Masoud Pezeshkian, ha ribadito che l’Iran «non piegherà la testa» alle pressioni delle potenze occidentali. Ma ha anche annunciato la designazione delle «forze navali e aeree» degli Stati membri dell’Unione europea come «organizzazioni terroristiche», in risposta alla decisione del Consiglio Ue di inserire le Guardie Rivoluzionarie iraniane, i pasdaran, nella lista delle organizzazioni terroristiche. Una scelta definita dal ministero degli Esteri iraniano «illegale e ingiustificata». In questo clima di tensione, le università continuano a essere il cuore pulsante della protesta. E mentre la comunità internazionale osserva con apprensione, resta da capire se le manifestazioni studentesche riusciranno a estendersi e trasformarsi in un nuovo movimento di massa, o se, come accaduto nelle scorse settimane, verranno nuovamente soffocate dalla repressione.February 21, 2026 Foto copertina: X | Proteste in un campus iraniano, sabato 21 febbraioL'articolo In Iran riprendono le proteste, studenti manifestano nelle università mentre cresce la tensione per un possibile attacco Usa – I video proviene da Open.