Con la cerimonia di chiusura a Verona di oggi cala il sipario sulle Olimpiadi 2026 di Milano Cortina. The end. E viene voglia di riavvolgere il nastro e ripartire. Si spegne il fuoco d’Olimpia nello scenario dell’Arena e resta negli occhi degli organizzatori quel senso di profonda soddisfazione e in quelli del Team Italia la consapevolezza di aver fatto un lavoro da record. I Giochi sono stati una pioggia di medaglie azzurre (30, stracciato il primato di 20 podi di Lillehammer ’94), di immagine nel mondo, di ricavi che puntano a non disperdersi nel segno della legacy, principio fondante di questi Giochi ‘diffusi’. “Nulla sarebbe stato altrettanto vincente se non fosse stato accoppiato l’aspetto del risultato della squadra italiana a quello dell’organizzazione”, è la sintesi finale fatta dal presidente della Fondazione, Giovanni Malagò, di questo trionfo che si è rivelato “uno spot formidabile per il Paese”. La scommessa su cui l’allora numero uno del Coni ha puntato sette anni fa, nel consesso di Losanna, è stata vinta. Il sentimento di entusiasmo da parte di atleti, pubblico (non solo quello italiano) e degli operatori del settore era visibile fin dalla prima settimana di gare. Il modello ‘diffuso’ adottato per queste Olimpiadi invernali ha fatto centro (“sarà un modello”) puntando sull’unica strada considerata percorribile, quello di allargare il territorio coinvolto dai Giochi per un bilancio positivo ad ampio spettro. Numeri e trionfiIn questo scenario di trionfi e numeri (si parla di ricadute sui territori per 5,3 miliardi di ricavi, 500/600 milioni di gettito in più) premiati anche dal Cio (“abbiamo ricevuto uno standing ovation, e non è banale”) ad illuminare di armonia, bellezza e storie da romanzo ci ha pensato la squadra azzurra. “Italia da 30 e lode perché ha funzionato tutto e il governo non ci è mai stato così vicino”, ha sottolineato il numero uno del Coni, Luciano Buonfiglio, sottolineando la sinergia di tutti, dalle federazioni ai tecnici, ma anche istituzionale, che ha portato al risultato. La luce si spegne con le immagini del doppio trionfo d’oro di Federica Brignone capace di stupire anche se stessa dopo il grave infortunio della scorsa primavera, la wonder-woman Arianna Fontana in grado di spodestare dal trono (14 podi) dei più medagliati azzurri un totem come Edoardo Mangiarotti, le imprese della mamma volante Francesca Lollobrigida che ha rilanciato ancora un volta il ruolo delle donne madri e atlete. E poi ci sono da inserire nei libri sportivi di storia una serie di altre ‘favole’, quella di Giovanni Franzoni e Dominik Paris insieme sul podio della libera, della giovanissima Flora Tabanelli nel freestyle, di Federico Tomasoni argento nel nome della fidanzata Matilde Lorenzi morta in allenamento, della staffetta mista dello short track, di quella del pattinaggio veloce che ha piegato gli Usa e il bronzo nel team event di artistico. Oltre all’enorme bottino nello slittino sulla pista delle polemiche, lo Sliding Center di Cortina, struttura che il governo ha fortemente voluto venisse realizzata. L’Olimpiade delle prime volteE’ stata l’Olimpiade delle prime volte: mai l’Italia aveva vinto così tanti ori (10), mai era andata a medaglia in dieci discipline diverse. L’effetto onda positiva, e non di stress, di giocare in casa con il proprio pubblico è stato sfruttato in pieno e solo un argento in meno ha negato all’Italia di piazzarsi terza nel medagliere (quarto posto come a Grenoble ’68 e Lillehammer ’94). Ma c’è di più: sono andati a medaglia tutti i quattro portabandiera, Fontana, Pellegrino, Brignone e Mosaner e sul podio sono saliti anche i quattro testimonial che Malagò volle sul palco nel 2019 per promuovere la candidatura dei Giochi (Goggia, Moioli, Confortola e la stessa Fontana). Insomma, tutto perfetto come ha ripetuto Buonfiglio. Per molti questi Giochi sono stati la chiusura di un cerchio, a dimostrazione di un team un po’ ‘agee’ e che suscita qualche allarmismo in prospettiva futura. E in merito al calo delle nascite le previsioni in termini di minori atleti appaiono infatti negative. Negli ultimi 30 anni ci sono stati cinque milioni e mezzo di atleti in meno fra i 18 e i 35 anni, un dato sottolineato anche dallo stesso segretario generale del Coni, Carlo Mornati. Niente tregua olimpicaSi chiudono Giochi che fuori dai cinque cerchi non hanno spento i venti di guerra. E’ mancata la tregua olimpica ma questa non è più una novità. Quello che ha potuto fare Milano Cortina è raccontare storie di vita e di resilienza, “che sembrano un’opera lirica, con grandi emozioni, arie struggenti, tragedie strazianti, trionfi gioiosi e sfondi esotici”, come ha scritto la stampa Usa esaltandone i contenuti. La prima settimana è passata dall‘incidente della sciatrice americana Lindsey Vonn nella libera alla dichiarazione politica dello skeletonista ucraino Vladyslav Heraskevych, fino alla proposta di matrimonio della sciatrice statunitense Breezy Johnson e all’ammissione di infedeltà di Sturla Holm Laigreid in lacrime per il tradimento. Si è poi passati alla caduta sul ghiaccio del mito Malinin, alla piccola grande impresa dell’haitiano ‘Richi’ piazzatosi tra i primi 30 nello slalom. Non c’è da stupirsi che tutte queste storie siano state scritte nel Paese che ha inventato la forma d’arte in cui musica e poesia si fondono. E queste Olimpiadi invernali hanno dimostrato di essere l’occasione perfetta per raccontarle. L’Italia ha vinto e ora si è messa in testa un’altra idea meravigliosa, i Giochi estivi a Roma. Malagò, scottato dalla candidatura abortita del 2024 ci va cauto. “Giusto non trattare ora l’argomento”. Godiamoci il trionfo.Questo articolo Olimpiadi 2026, si spengono i Giochi da 30 e lode. Malagò: “Spot formidabile per il Paese” proviene da LaPresse