Il poliziotto Carmelo Cinturrino, fermato oggi 23 febbraio per l’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri nel bosco della droga di Rogoredo, poteva salvargli la vita dopo avergli sparato. Ha invece aspettato più di venti minuti prima di chiamare i soccorsi, mentre Mansouri dava vari segni di vita, per prendere il tempo di sistemare la scena dell’omicidio in modo da far sembrare che l’uomo, con precedenti per spaccio e figura conosciuta nella zona, l’avesse minacciato con una pistola a salve (messa lì invece, si scoprirà dopo, proprio da Cinturrino). C’è anche questo elemento nelle 16 pagine di provvedimento di fermo eseguito questa mattina nella Questura di Milano, dove Cinturrino alloggia e dove, in mattinata, si è svolta una conferenza stampa organizzata dalla procura di Milano e dalla stessa Polizia di Stato che, tramite la Digos, ha svolto le indagini, raccogliendo le testimonianze dei colleghi del poliziotto. Cosa dicono le carteE il particolare è particolarmente significativo, al punto che la procura guidata da Marcello Viola l’ha considerato un elemento fondamentale da inserire nel provvedimento di fermo come circostanza aggravante. Come si legge nel testo infatti, «l’indagato ha atteso ben ventidue minuti prima di allertare i soccorsi, nonostante il Mansouri desse ancora segni di vita» e, appunto, il tempo fu impiegato per modificare la scena del delitto «in modo da mostrare una situazione compatibile con la falsa versione del colpo esploso per legittima difesa». Il tempo tra lo sparo e la morteLa tempistica è confermata dalle telecamere della zona. L’orario dello sparo è collocato tra le 17.33,02, cioè l’orario in cui Mansouri ha usato, facendo uno screenshot, il suo cellulare per l’ultima volta e le 17.33.40 quando le telecamere immortalano l’agente in servizio con Cinturrino che si allontana per andare in commissariato. I soccorsi, registra il 118, sono stati chiamati alle 17.55 – anche se Cinturrino aveva tranquillizzato i colleghi di aver chiamato immediatamente. E, infine, la morte di Mansouri viene certificata alle 18.31, dai sanitari e dai poliziotti arrivati sulla scena. Anche gli altri agenti, infatti, avrebbero raccontato che Mansouri dava segni di vita. Il provvedimento di fermo è molto esplicito anche sugli altri elementi, a cominciare dall’autopsia che ha dimostrato che il 28enne di origine marocchina stava scappando quando l’agente di polizia gli ha sparato e che è stato proprio Cinturrino a mettergli accanto la pistola a salve, ma lasciando delle proprie impronte. C’è poi un’indagine in corso su un presunto giro di spaccio che avrebbe fatto capo proprio al poliziotto. L'articolo Rogoredo, Mansouri è morto un’ora dopo lo sparo, poteva salvarsi. Ma Cinturrino non chiamò i soccorsi – Le carte proviene da Open.