Sono sette i sanitati indagatati nell’ambito delle indagini sul trapianto di cuore fallito del 23 dicembre scorso costato la vita al piccolo Domenico, deceduto sabato scorso. L’accusa ipotizzata dagli inquirenti è quella di omicidio colposo. Oltre a Guido Oppido (cardiochirurgo e responsabile Cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Monaldi), Francesca Blasi (anestesista Uoc Cardiochirurgia pediatrica e cardiopatie congenite), Mariangela Addonizio (cardiochirurga Monaldi), Emma Bergonzoni (cardiochirurga Monaldi),Gabriella Farina (cardiochirurga Monaldi, responsabile espianto organo) e Vincenzo Pagano (cardiochirurgo Monaldi, componente équipe espianto) nella lista degli indagati si è aggiunta anche una dirigente medico dell’ospedale napoletano.La procura di Napoli ha anche inoltrato una richiesta di incidente probatorio all’autorità giudiziaria. Nella richiesta – che sarà vagliata nei prossimi giorni dal giudice per le indagini preliminari – viene chiesto di verificare la corretta applicazione delle linee guida in relazione al prelievo, trasporto e trapianto di cuore. Ai consulenti viene anche chiesto di verificare le condizioni dell’organo cardiaco trapiantato, la correttezza e l’adeguatezza delle scelte chirurgiche e terapeutiche. Andrà verificato anche se l’intervento è stato correttamente eseguito in considerazione delle modalità e dei tempi di arrivo e presentazione in sala operatoria della equipe di espianto. Si allungano quindi i tempi per i funerali del piccolo, che saranno probabilmente celebrati ad inizio della prossima settimana nella cattedrale di Nola.La difesa dei familiari del bimbo, intanto, ha chiesto alla Procura la riqualificazione del reato contestato ai 7 indagati “da omicidio colposo in omicidio volontario“. Lo ha spiegato il legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi, che ha incontrato i pm titolari delle indagini. Secondo la difesa “la condotta omissiva portata in essere dopo la fallita operazione, e il fatto che fino al 6 febbraio non sia stato fatto praticamente nulla per valutare delle ipotesi di terapie alternative, comporta il dolo eventuale e quindi la variazione del titolo di reato da omicidio colposo in omicidio volontario”. L’avvocato ha spiegato che “qualora venisse provato che chi non ha posto in essere una valutazione alternativa, costituendo sin da subito un’équipe interdisciplinale, l’abbia fatto per cercare di non fare emergere e quindi occultare i fatti, ha accettato il rischio che il bambino, nel momento in cui fosse arrivato un cuore, non potesse essere più trapiantabile e di conseguenza andare incontro all’evento morte. In questo caso con il dolo eventuale si configura, secondo parere di questa difesa, l’omicidio volontario”.“Siamo arrivati a sette indagati. La giustizia va avanti, adesso è arrivato il momento di fare giustizia, perché voglio la verità. Il dolore me lo tengo per me, ma ora è arrivato il momento della verità”, ha detto Patrizia Mercolino, la mamma di Domenico. La donna, prima di entrare dal notaio per la formazione della Fondazione a nome del bimbo, ha detto che “la rabbia non serve a niente in questo momento. Oggi lavoriamo perché mio figlio non si deve dimenticare e non sarà dimenticata la storia di mio figlio, perché non dovrà succedere più a nessun altro bambino e nessuna famiglia deve soffrire più come la mia”.L'articolo Trapianto cuore “bruciato”, salgono a 7 i sanitari indagati: la Procura ha chiesto l’incidente probatorio proviene da Il Fatto Quotidiano.