Rogoredo, fermato Cinturrino per omicidio: “Ha sparato volontariamente”. Meloni: “Tradita la Nazione”

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Ha sparato “coscientemente e volontariamente” verso la “sagoma” di Abderrahim Mansouri mentre questo “cercava una via di fuga” e “riparo tra i cespugli” del ‘boschetto della droga‘ di Rogoredo. Lo ha colpito “alla testa” con un proiettile, esploso dalla Beretta d’ordinanza calibro 9X19, che ha fatto cadere il 28enne “in posizione prona”. Si è avvicinato al corpo e lo ha “girato”. Ha atteso “22 minuti” prima di “allertare i soccorsi” per “modificare la scena del delitto”, piazzare la finta pistola accanto all’uomo steso fra le sterpaglie per inscenare una “situazione compatibile con la falsa versione” della legittima difesa”. E’ un quadro indiziario “allarmante” sulle “potenzialità criminali” di Carmelo Cinturrino quello che lunedì mattina all’alba ha portato gli agenti della squadra mobile di Milano ha eseguire il fermo dell’assistente capo del Commissariato Mecenate con l’accusa di omicidio volontario. Una mossa, decisa con “amarezza” a 28 giorni dai fatti del 26 gennaio in via Impastato ma senza fare “sconti a nessuno” dice il Procuratore di Milano, Marcello Viola, e motivata dal pericolo di fuga dell’indagato che prima di questa vicenda veniva narrato come un brillante appartenente alla polizia di stato, con numeri da record come i 50 arresti che ogni anno portava a casa. Potrebbe scappare perché oltre all’alloggio di servizio, dispone di abitazioni in Sicilia, a Milano e Carpiano. Per il 41enne il pm Giovanni Tarzia ha chiesto la custodia cautelare in carcere perché ci sarebbe un pesante rischio di inquinamento probatorio, di reiterazione e la pericolosità sociale che, secondo fonti inquirenti, sarebbe emersa in modo “inquietante” dalle indagini sui “metodi di intervento” durante le “operazioni di contrasto allo spaccio” di stupefacenti. I colleghi co-indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso hanno dichiarato di aver mentito inizialmente per “paura” che “potesse” anche “sparargli” perché è” una persona pericolosa, aggressiva e violenta” ed è solito “percuotere” i frequentatori del “bosco di Rogoredo” con l’utilizzo di un “martello”. “Un ex” poliziotto “anzi un delinquente” lo definisce in serata il capo della polizia – direttore generale della Pubblica sicurezza, Vittorio Pisani, che annuncia “provvedimenti disciplinari” contro i 4 complici coinvolti nelle indagini. Meloni: “Tradimento nei confronti della nazione”La premier Giorgia Meloni parla di “tradimento nei confronti della nazione” e prova a chiudere le polemiche delle scorse ore: “Non esiste alcuno ‘scudo penale”. Martedì mattina in carcere a San Vittore – dove Cinturrino è stato portato pensando a misure di sicurezza da predisporre a sua tutela dati i sospetti di richieste estorsive, minacce e lesioni che l’uomo avrebbe fatto a pusher e tossicodipendenti – sarà interrogato dal gip Domenico Santoro con l’assistenza dell’avvocato Pietro Porciani. Il legale intanto registra la rinuncia all’incarico difensivo del consulente esperto di investigazioni scientifiche, Dario Redaelli, un passato di 40 anni in polizia, perché è “venuta meno la fiducia”. Il castello di bugieI fatti: il castello di bugie eretto dall’agente su quanto accaduto fra le 17.33 e 2 secondi – quando la vittima effettua uno “screenshot” dallo schermo del proprio “telefono”, ultimo segnale di esistenza in vita, e le 17.33 e 40 secondi, quando le “telecamere” della videosorveglianza registrano l’inizio della “corsa” del più giovane collega indagato “verso l’auto” per recarsi al Commissariato Mecenate – è iniziato a crollare quando i legali dei familiari della vittima, Debora Piazza e Marco Romagnoli, hanno individuato un testimone oculare dello sparo. Un cittadino afgano che ha riferito agli inquirenti come Mansouri sia caduto con “la faccia verso il terreno”. Circostanza compatibile con la traiettoria del proiettile e confermata da una fotografia del corpo, scattata prima dell’arrivo dei soccorsi del 118, che lo mostra a faccia in su ma con il “viso” sporco di “fango”. E’ stato “girato”, ha ammesso durante gli interrogatori di giovedì l’altro poliziotto a cui sarebbe stato “ordinato” di salire sulla Fiat Panda di servizio parcheggiata fuori dal bosco, percorrere un tratto di tangenziale, prelevare una “borsa nera” dal posto di polizia di via Quintiliano e fare rientro in via Impastato alle 17.48. I soccorsi vengono allertati dopo altri 7 minuti, secondo Areu, alle 17.55. Mansouri viene dichiarato morto alle 18.31. Cosa ci fosse in quella “valigia”, “abitualmente utilizzata dai capo pattuglia delle Volanti” si legge a verbale, è ancora un mezzo punto interrogativo. Di certo, subito dopo l’ingresso del borsone sulla scena del crimine spunta la seconda pistola caricata a salve. Che nessuno degli agenti intervenuti ha “visto” prima di quell’ora e che non è “mai” stata impugnata da Mansouri. “Tracce genetiche” del cittadino marocchino non ve ne sono, secondo le “analisi” della Scientifica. Ci sono invece abbondanti quelle “biologiche” di Cinturrino. Situate sulla “guanciola destra” dell’arma, sul “grilletto”, sul “cane” e sul “dorso” dell’impugnatura. Il 28enne nelle mani aveva altro: un “telefono”, con cui era impegnato in una chiamata whatsapp con un secondo testimone, e una “pietra” con cui ha effettivamente minacciato i poliziotti ma a 28 metri di “distanza”, per il pm “incompatibile con la concreta possibilità” di colpirli tanto che il collega interrogato ha “riferito di non aver avuto alcun timore”. Il sasso è “visibile” nella prima fotografia del corpo, ancora per metà stretto nella mano destra con cui, secondo l’indagato, conosciuto come ‘Luca’ nell’ambiente di tossici e spacciatori dell’area, avrebbe dovuto impugnare l’arma. Così come gli investigatori hanno dimostrato che nessuno ha mai “intimato l’alt” ad Abderrahim Mansouri né tantomeno gridato “Fermo polizia” prima di aprire il fuoco, come ha dichiarato il 41enne a poche ore dai fatti. Ancora da chiarire il movente Ciò che ancora c’è da chiarire riguarda il movente dell’assistente capo: è certa la “pregressa conoscenza” con il pusher ma ancora non si sa se il gesto possa inserirsi in dissidi nati per richieste di ‘pizzo’, questioni personali o minacce di denunciarlo all’autorità giudiziaria. Sul punto i legali della famiglia Mansouri attaccano: Cinturrino non ha fatto tutto da “solo”, è stato “aiutato” da altri poliziotti e se hanno “un briciolo di coscienza” è questo il “momento giusto di dire tutta la verità”. Ricevono le rassicurazioni a distanza del Questore di Milano, Bruno Megale, che parla di “anticorpi” dentro la polizia contro inaccettabili “difese corporative”. “Ci assumiamo le nostre responsabilità quando sbagliamo” e “saremo rigorosissimi” contro chi si è “macchiato di questi gravi delitti”, afferma annunciando anche l’avviso di “un’attività ispettiva” alla ricerca di eventuali “errori in passato”. “A nessun poliziotto è consentito di operare al di fuori delle regole” rincara Pisani.Questo articolo Rogoredo, fermato Cinturrino per omicidio: “Ha sparato volontariamente”. Meloni: “Tradita la Nazione” proviene da LaPresse