Cultura: da marzo la mostra “Vasari e Roma” ospitata ai Musei Capitolini

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A conclusione delle celebrazioni per i 450 anni dalla morte di Giorgio Vasari (1511-1574), Roma rende omaggio a uno dei grandi protagonisti del Rinascimento con la mostra Vasari e Roma, un progetto espositivo dedicato al profondo e duraturo legame tra l’artista aretino e la città eterna.Dettagli della Mostra e CollaborazioniL’esposizione, promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, è organizzata con l’Associazione MetaMorfosi, in collaborazione con Ze’tema Progetto Cultura. A cura di Alessandra Baroni, la mostra ricostruisce il percorso culturale e artistico compiuto da Giorgio Vasari nei suoi diversi soggiorni romani, con l’intento di restituire al pubblico dei Musei Capitolini la ricchezza e la complessità della sua figura poliedrica di pittore, architetto, scenografo e biografo. Inoltre, Vasari si rivela essere un straordinario interprete e testimone delle vite di papi, signori, letterati e artisti del XVI secolo, grazie anche ai numerosi capolavori in prestito da importanti istituzioni italiane e internazionali, tra cui Palazzo Barberini, il Vive – Palazzo Venezia, la Galleria degli Uffizi, l’Archivio di Stato di Firenze, la Pinacoteca Nazionale di Bologna, l’Archivio della Fondazione Casa Buonarroti, il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Galleria degli Uffizi, la Biblioteca Apostolica Vaticana, il Museo e Real Bosco di Capodimonte, il Museo Nazionale di Siena e il Mo’ra Ferenc Mu’zeum di Szeged (Ungheria).Il Ruolo di Roma nella Formazione di VasariIl progetto mette in luce il ruolo determinante che Roma ebbe nella formazione del giovane Vasari, nel confronto con l’arte antica e con i grandi modelli della modernità – da Raffaello al Michelangelo “romano” – e nel rapido e straordinario sviluppo della sua carriera al servizio di prestigiosi prelati e pontefici, ai quali fu introdotto da amici influenti come il ricco banchiere fiorentino Bindo Altoviti e il vescovo comasco Paolo Giovio. Particolare attenzione è dedicata agli incontri con gli ambienti umanistici romani e alla maturazione del suo profilo di scrittore, che proprio a Roma trovò l’assist decisivo per la pubblicazione della prima edizione delle Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori.Opere in MostraIn mostra si potranno ammirare disegni, stampe, incisioni, lettere, medaglie, sculture e dipinti autografi, tra cui la Resurrezione, eseguita insieme a Raffaellino del Colle (1545 circa, Museo e Real Bosco di Capodimonte), la Resurrezione di Cristo, dipinta nel 1550 (Pinacoteca Nazionale di Siena) e il Ritratto di Gentiluomo (Musei di Strada Nuova – Palazzo Bianco di Genova). Di straordinaria importanza sono inoltre i due capolavori concessi dall’Eremo di Camaldoli, nel Casentino: la Natività (1538), opera giovanile dipinta “alla fiamminga” e nota come la “Notte di Camaldoli”, e l’Orazione nell’Orto (1571), tra gli esiti più alti e intensi della fase finale della sua carriera, che segna il punto di approdo della sua lunga e straordinaria parabola artistica. Ad arricchire ulteriormente il progetto espositivo, un significativo prestito internazionale: la poetica Annunciazione (1570-1571), proveniente dal Mo’ra Ferenc Mu’zeum in Ungheria, testimonianza dell’ultima stagione creativa dell’artista.