Berruto (Pd): "Rinunciare alle Olimpiadi come dicono i 5s? Mai. Ma per quelle estive serve una candidatura europea"

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“Rinunciare alle Olimpiadi in Italia? Per me è inconcepibile”, dice Mauro Berruto, ex coach della nazionale di pallavolo, oggi parlamentare e responsabile Sport del Pd di Elly Schlein. Dopo la chisura dei giochi invernali di Milano e Cortina il paese è ancora in preda all'entusiasmo. E già si sogna una candidatura anche per le Olimpiadi estive. Edizione 2036 o 2040. Negli scorsi giorni lo ha fatto anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, generando subito lo scontento dei futuri potenziali alleati del M5s che sul No alle Olimpiadi (tempi di Virginia Raggi) hanno costruito parte della propria identità politica. Ma per Berruto i pentastellati sbagliano. “Io - ricorda il responsabile Sport del Pd - sono torinese, ho vissuto un'edizione dei giochi a casa mia. La città si è trasformata e i giochi hanno trasformato anche i torinesi. Non è stato solo un tema di infrastruttura, ma proprio un cambiamento antropologico e di mentalità che ha dato benefici ben oltre i giochi, offrendo alla città una ritrovata fiducia e internazionalizzazione. Non si può avere paura di una sfida del genere".    Insomma per Berruto, dire no ai giochi olimpici come fece l’allora giunta Raggi, rifutando la candidatura della capitale per le Olimpiadi del 2024, sarebbe un grave errore. L’ex allenatore della nazionale della pallavolo però consiglia una strategia al governo, a Gualtieri (ma anche a Zaia che sogna di ospitare i giochi a Venezia o a un pezzo di centrosinistra tosco-emiliano che immagina di organizzare Olimpiadi diffuse tra Bologna e Firenze) di stare attenti. “Io - dice - sarei l'uomo più felice del mondo se riuscissimo a riportare un'altra edizione dei giochi olimpici estivi in Italia. Non bisogna però ragionare sull'onda emotiva dei giochi appena chiusi tra Milano e Cortina ma pianificare una strategia, una candidatura seria, molto forte. Magari a livello europeo, proponendo una rete di città europee. L’Europa sta perdendo centralità. Lo vediamo sia sulle Olimpiadi sia su altri eventi sportivi, mondiali di calcio in testa. Andare in ordine sparso rischia di farci solo disperdere energie. Dopo Parigi i prossimi giochi saranno a Los Angeles, poi a Brisbane, in Australia, ma già in quelli successivi potrebbe apparire l’India, una candidatura che potrebbe allargare il panorama dei soggetti interessati dal punto di vista del Comitato olimpico internazionale". Intanto comunque c'è soddisfazione per i giochi appena chiusi. "Il bilancio sportivo ovviamente è eccellente, come lo era stato dopo le Olimpiadi estive a Parigi", dice Berruto. "Non solo per le medaglie, mer per atleti che hanno fatto prestazioni incredibili in condizioni molto complicate, in qualche nonostante le proprie federazioni". Fatti i complimenti però al parlamentare dem preme sottolineare un altro aspetto: "Se guardiamo il medagliere vediamo anche un’altra cosa: ancora una volta a un’Olimpiade invernale in testa c’è la Norvegia, un paese dove all’agonismo e all’eccellenza negli sport si abbina una larga diffusione della cultura sportiva. Il tasso di attività fisica che fanno i bambini è altissimo, così come il numero di ore e la modalità di svolgimento dello sport nella scuola. Noi, invece, continuiamo a confermare un paradosso: l'eccellenza attraverso i risultati dello sport di vertice e, ahimè, ancora una volta il terzo e ultimo posto in Europa nel tasso di sedentarietà per bambini e adolescenti. Una medaglia al contrario che poi determina patologie, costi sociali e costi sanitari". Per questo dice Berruto: “E’ ovvio che siamo tutti felici che l’Italia sia ancora una volta nel gotha dello sport mondiale, ma serve fare uno scatto sulla cultura del movimento. Perché è questo secondo versante quello che deve compete allo stato, e dunque alla politica".   Il modello da seguire insomma sarebbe quello norvegese. "Per vincere medagliesi può fare come fece la Gran Bretagna in vista delle Olimpiadi di Londra del 2012: investire solo nelle federazioni sportive che potevano portare medaglie, cancellando i fondi alle altre federazioni", dice Berruto che a quei giochi porto a casa un  bronzo con la nazionale del volley. "E’ una strategia che paga in termini di medagliere, ma alla lunga è insostenibile. Bisogna fare invece come la Norvegia che attraverso il Norske Tipping, la loro Lottomatica, investe il 64 per cento dei fondi ottenuti dal monopolio sulle scommesse sportive in attività per favorire lo sport di base, nelle scuole e non solo. Si tratta di decine se non centinaia milioni. Avevo presentato una legge per fare una cosa simile anche qui in Italia, c'eran un consenso bipartisan. Poi però la Lega calcio si è opposta dicendo che dato che la maggior parte delle scommesse riguardano col calcio quei fondi devono andare alle società. E’ un errore perché quei fondi possono fare la differenza, consentendoci di promuovere lo sport di base e accompagnando così alla bellezza e all'ispirazione dello sport di vertice una legacy che è immateriale ma che è importantissima e molto misurabile in termini di risparmio generato dal Servizio Sanitario Nazionale, per esempio".