I dazi di Trump decadono: ecco chi dobbiamo ringraziare

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Per l’Amministrazione Trump dopo il 2 aprile 2025, il cosiddetto giorno della liberazione, ora è arrivato il 20 febbraio 2026, il giorno della verità, economica e giuridica. Il 2 aprile, esibendo in maniera molto plateale un librone con indicata la percentuale dei dazi, stile Mosè che scende dalla montagna con le tavole della legge, Trump aveva promesso che l’economia americana non sarebbe più stata derubata dagli altri Paesi; tradotto nel linguaggio ordinario, che il disavanzo commerciale Usa si sarebbe ridotto.La verità economica è stata però ben diversa, anzi opposta. Nel 2025, nonostante i nuovi dazi universali, il disavanzo commerciale Usa è stato il più elevato di sempre. Si è ridotto quello con la Cina, ma è aumentato ancora di più quello che gli altri Paesi asiatici. Il flagello del debito commerciale, se così lo vogliamo pensare, si è ingigantito. I dazi non servono a questo, come avevano correttamente previsto gli economisti, perché è la robusta crescita a trainare le importazioni.Ma è la seconda verità, quella giuridica, quella che più conta in questa piuttosto assurda – economicamente parlando – vicenda. Dopo due sconfitte nei tribunali commerciali, l’Amministrazione Trump ha investito della questione la Corte suprema che si è pronunciata in maniera piuttosto netta. Con un verdetto 6 a 3, i supremi giudici hanno sentenziato che il presidente americano ha violato la Costituzione, non avendo il potere di utilizzare per introdurre i dazi l’Ieepa, International Emergency Economic Powers Act del 1977, che tra l’altro non li menziona. Dopo la sentenza circa due terzi dei dazi di Trump vengono a cadere perché illegittimi.I giudici costituzionali hanno rimarcato che i dazi sono delle tasse e di conseguenza in base all’art. I, sezione 8, della Costituzione americana, solo il Congresso può introdurli in maniera legittima. Quindi gli ordini esecutivi di Trump introdotti ai sensi dell’Ieepa hanno palesemente violato la Costituzione e decadono. Se vogliamo usare un linguaggio militare, l’urto delle truppe Maga allo stato di diritto è stato per una volta respinto. In caso contrario è chiaro che sulla base della decretazione di urgenza il potere del Presidente non avrebbe avuto più alcun perimetro definito, come vorrebbero alcuni giuristi conservatori che propugnano la tesi dell’esclusività del potere esecutivo.Non solo, ma la Corte ha privato Trump dell’arma più micidiale, potremmo pensare a una specie di arma nucleare, nell’ambito del commercio internazionale. Ora Trump II dovrà ripiegare verso strumenti legittimi se vuole perseguire la tortuosa via dei dazi, come ha già fatto Trump I. Bisogna ricordare infatti che già la prima Amministrazione Trump aveva ampiamente usato lo strumento dei dazi, ma in maniera tradizionale, e cioè selettiva nei confronti di settori industriali, alluminio e acciaio, o di singoli Paesi, come la Cina. La novità, accuratamente preparata da tempo, di Trump II è stata l’uso spregiudicato della normativa di emergenza, che consente decisioni rapide e anche molto più incisive, senza alcun controllo da parte del Congresso. Strateria per ora fallita.Peraltro il compito della Corte in questo caso non è stato così difficile, come molti pronosticavano. I giudici si sono limitati a difendere un principio molto antico, che troviamo per la prima volta già nella Magna Carta del 1215, poi diventato uno degli slogan della guerra di indipendenza americana secondo il quale il potere di tassazione è in capo ai parlamenti e non ai sovrani, vecchi o nuovi, veri o presunti, cioè no taxation without representation.La Corte ha dato anche un altro dispiacere all’Amministrazione Trump. La sentenza è rimasta sul piano squisitamente giuridico e non si è avventurata oltre, non indicando la strada da seguire per riparare ai danni governativi. Con i dazi il governo americano ha incassato 150 miliardi in più rispetto alla legislazione ordinaria. Questa somma è stata illegalmente estorta alle imprese e ai consumatori americani che hanno pagato prezzi più elevati. È probabile che, nel silenzio della Corte suprema, ora inizieranno molte cause contro il governo da parte delle imprese per ottenere il maltolto. Inizierà un periodo di confusione che comunque è sempre da preferire all’illegittimità governativa.Chi dobbiamo ringraziare per aver ribadito che le regole dello Stato di diritto vanno rispettate anche nella gloriosa democrazia americana? Curiosamente le piccole imprese che hanno avuto il coraggio e la forza di opporsi all’imperialismo economico governativo iniziando l’azione legale di successo. Le grandi imprese, come Amazon, Walmart o Ford invece hanno pensato bene di non infastidire il potere rimanendo in silenzio, e non si sono nemmeno costituite in giudizio. Non solo le grandi imprese tecnologiche e finanziarie, ma anche quelle produttive ormai sono dei cortigiani alla corte di Re Trump. Il capitalismo una volta democratico sta cambiando, ma decisamente in peggio.L'articolo I dazi di Trump decadono: ecco chi dobbiamo ringraziare proviene da Il Fatto Quotidiano.