AGI - Sarà un mese molto lungo, pronosticano dal Nazareno. Il riferimento è all'appuntamento con le urne per il referendum. Esattamente fra un mese, il 22-23 marzo, si saprà se a vincere è la coalizione a favore della separazione delle carriere, il cui perimetro coincide - esponente più esponente meno - con quello della maggioranza di centrodestra. O se vincerà invece il fronte del No, che ha come teste d'ariete i leader di centrosinistra, Elly Schlein, Giuseppe Conte più il tandem rossoverde Bonelli-Fratoianni.Un confronto iniziato a colpi di video in cui si attaccavano i magistrati, post che accomunavano i sostenitori dei Sì ai fascisti, rimpalli di accuse. È stato necessario l'intervento del presidente della Repubblica a riportare la discussione sotto i livelli di guardia. E da virtuale il confronto si è fatto analogico. Il presidente del M5s, Giuseppe Conte ha avuto un faccia a faccia oggi con il vicepresidente della Camera e deputato di Forza Italia, Giorgio Mulè. Il terreno per la sfida lo ha fornito l'Università della Calabria.Il dibattito sulla riforma della giustizia"La Costituzione parla e solo chi fa finta di non sentire può metterne in discussione la chiarezza cristallina. La riforma che voteremo il 22 e 23 marzo preserva e anzi rafforza autonomia e indipendenza della magistratura. Chi dice il contrario mente spudoratamente", attacca Mulè. "Tra tutte le urgenze del Paese, questo governo sta cercando di portare a termine questa riforma. Chiediamoci perché?", è la replica di Conte: "State scardinando la Costituzione per dare potere alla politica. Il disegno è allontanare i pubblici ministeri perché sono quelli che fanno le inchieste sulla politica", aggiunge Conte. Ciò che serve, per il leader M5s, è rafforzare "la pianta organica dei magistrati. Rafforziamo le piattaforme informatiche. Queste sono le urgenze della giustizia".Le strategie di M5s e PdUn primo 'round', per il Cinque Stelle, al quale ne seguirà un secondo mercoledì, quando Conte incontrerà a Palermo un 'peso massimo' del governo come il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Se Conte sale sul quadrato, il Pd non rimane all'angolo. I dem hanno avviato una campagna referendaria molto serrata che si sovrappone al tour di ascolto sul programma lanciato dalla segretaria dem. Dopo le tappe a Firenze e Perugia, domani Schlein sarà a Latina per un confronto con Gianrico Carofiglio. E con la segretaria si mobilita l'intero partito, con l'eccezione dell'ala riformista di Libertà Eguale guidata da Morando e Ceccanti, e con il netto distinguo di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo e sostenitrice convinta del Sì. Il correntone nato a Montepulciano ha dato una 'spinta' alla campagna con un appuntamento che ha visto insieme Dario Franceschini, Andrea Orlando, Roberto Speranza, Dario Nardella e che ha avuto come parola d'ordine la difesa della Costituzione.La campagna "No al Salva Casta" e i sondaggiSul referendum il M5s era già partito il 13 gennaio con una campagna social che aveva come slogan "No al Salva Casta", un 'brand' portato poi nelle città, nelle stazioni e sugli autobus di linea. Nelle prossime settimane, fino al voto, Conte sarà impegnato in teatri e università. Con lui i 'campioni' della giustizia del M5s, Scarpinato, Antoci e De Raho. La leader dem, dopo una partenza 'in sordina', ha imbracciato decisamente la bandiera del No. I sondaggi confortano la scelta. Il fronte del No è dato in netto recupero sul Sì e nei conciliaboli del Transatlantico c'è chi parla di un distacco finale a doppia cifra. Presto per dirlo, ma nell'opposizione nessuno si preoccupa di celare l'ottimismo.Il dopo referendum e la leadership del centrosinistraTanto che si ragiona già sul dopo. Su come sfruttare al meglio la spinta referendaria per prepararsi alle politiche 2027. Il tema rimane quello della leadership, niente affatto risolto e, anzi, più pressante che mai. Perché se è vero che la leader dem ha sempre affermato che la soluzione sarà trovata insieme fra i partiti 'in campo largo', da M5s a Casa Riformista passando per Più Europa e Avs, è altrettanto vero che un luogo per discutere di questo e di altro - il programma, per dirne una - non è stato ancora individuato. Non c'è, insomma, quel "tavolo delle opposizioni" a lungo invocato da Riccardo Magi - il primo a parlarne più di un anno fa - e da Nicola Fratoianni. Anche in questo caso, il referendum potrebbe dare una spinta al lavoro dentro il centrosinistra, è l'auspicio che corre lungo tutto l'asse Pd-M5s-Avs.Il nodo delle primarie per la leadershipAsse che è attraversato anche da un timore: che per raggiungere una quadra sulla leadership occorrano i gazebo. Le primarie sono la soluzione migliore e più sicura per alcuni esponenti Pd. Anche dentro il M5s, complici i dati sul consenso di Giuseppe Conte, la soluzione non sarebbe sgradita. Ma nei due partiti c'è anche chi avverte il rischio che, comunque vadano, le primarie possano finire per indebolire uno dei leader e uno dei partiti. "Immaginate che cosa accadrebbe dentro al Pd con una sconfitta di Schlein. O cosa accadrebbe dentro la coalizione se dovesse perdere Conte".Accordo pre-elezioni e il campo largoLo scenario, sarebbe quello di una leader dem tornata sotto il fuoco amico delle correnti, nel primo caso, e di un capo del Movimento che per riaffermare il suo ruolo nella coalizione potrebbe cominciare a scartare di lato rispetto alle posizioni alleate. La soluzione più auspicabile, per questi scettici, sarebbe quindi quella di un accordo pre-elezioni su ruoli e incarichi all'interno dell'ipotetico esecutivo rosso-giallo, sulla base di un programma ben dettagliato. Oggi, poi, la presentazione della nuova 'Rinascita', storica rivista della sinistra, da parte di Goffredo Bettini ha fornito il pretesto per tornare a parlare, davanti a Schlein, dell'importanza del campo largo. "Anni fa lanciai l'idea del campo largo, oggi sono tutti d'accordo. Molto ha fatto la destra oggi al governo, ma non deve rimanere una necessità. Ognuno con i suoi valori, guai a deprimere le proprie individualità. Ma serve una voglia sincera di stare insieme", ha sottolineato Bettini: "Servono battaglie comuni, perché nella pratica si trovano le ragioni dello stare insieme. L'assetto liberale se non è accompagnato da una azione democratica e progressista è sempre esposta alla logica del più forte. Ecco perché sono grato a chi ha voluto dare attenzione a questa nostra iniziativa, innanzitutto Elly Schlein, che ha risollevato il partito. Poi Giuseppe Conte e Massimo D'Alema. Infine Roberto Gualtieri e Bartano Manfredi che governano due città difficilissime. Penso che insieme troveremo il modo di avere ragione della destra italiana che presenta delle grosse incrinature", ha concluso Bettini.