Negli ultimi anni i droni più leggeri (sotto i 250 grammi) hanno goduto di una libertà quasi totale, grazie a norme che li consideravano strumenti a basso rischio. Ora la Commissione Europea prepara una stretta che cambia il quadro, spostando l'attenzione dalla semplice sicurezza operativa alla gestione delle minacce intenzionali.La comunicazione COM(2026) 81 anticipa misure che potrebbero ridisegnare il mercato, toccando proprio quella fascia sotto i 250 grammi che finora aveva beneficiato delle procedure più semplici. La proposta della Commissione vuole abbassare il limite di riferimento da 250 a 100 grammi, eliminando quella zona grigia che permetteva di pilotare molti modelli senza alcuna registrazione. Oggi l'obbligo scatta solo per i droni dotati di telecamera in grado di rilevare dati personali o oltre i 249 grammi, mentre altrimenti si può decollare senza grosse formalità.Con la nuova soglia, tutti i droni oltre i 100 grammi andrebbero associati a un operatore registrato. In Italia questo significa applicare il QR-Code D-Flight anche a prodotti considerati giocattoli avanzati o macchine ricreative prive di fotocamera.L'obiettivo è rendere più omogenea la tracciabilità, ma l'effetto collaterale è un ampliamento dell'utenza obbligata alla trafila amministrativa e di conseguenza il rischio di una "fuga" dal mercato. La stretta non riguarda solo la burocrazia, perché la Commissione vuole estendere il Remote ID (identificazione remota) a tutti i droni sopra i 100 grammi. Inserire moduli Wi‑Fi o Bluetooth in macchine così leggere richiede una riprogettazione che incide su peso e autonomia.Nel pacchetto compare anche la proposta più radicale: introdurre un vero blocco al decollo. Senza un codice operatore valido, i motori non dovranno armarsi. Una logica di “security by design” che lega l’uso del drone all’infrastruttura regolatoria.Bruxelles parla però anche di semplificazioni future, indicate come contropartita. Il documento non entra nei dettagli, ma cita operazioni che potrebbero beneficiare di procedure più snelle. Il pacchetto solleva una questione non secondaria: un aggravio di costi e complessità colpisce solo chi opera nella legalità. Chi usa piattaforme assemblate o derivate da componenti open source, magari per scopi illegali, non viene certo fermato da un blocco firmware, quindi finisce (come sempre) che a pagare saranno sempre e solo "gli onesti".Questa asimmetria rischia di appesantire il mercato vero e proprio, lasciando ai margini del controllo proprio chi rappresenta la minaccia che il pacchetto vuole contrastare. Il che, se ci pensate bene, è un po' paradossale.Restano poi le incertezze sul vasto parco di droni già in commercio e sui modelli autocostruiti. Le piattaforme nate per essere modificate, come quelle basate su Betaflight, difficilmente possono accogliere un blocco al decollo senza perdere la loro natura. Per rendere vincolanti queste misure servirà inoltre intervenire sui regolamenti europei già esistenti, con un percorso legislativo tutt'altro che rapido.In attesa del prossimo passaggio istituzionale, resta la sensazione che la sicurezza a volte finisca per pesare soprattutto su chi non rappresenta alcuna minaccia.L'articolo Droni verso una nuova stretta UE: obblighi e blocco al decollo dai 100g sembra essere il primo su Smartworld.