Ue. Divisioni sul 20mo pacchetto di sanzioni contro la Russia: niente accordo a Bruxelles

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di Guido Keller – L’Unione Europea fatica a trovare una posizione comune sul nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Durante la riunione dei ministri degli Esteri a Bruxelles, l’Alta rappresentante per la politica estera dell’UE, Kaja Kallas, ha riconosciuto che i Paesi membri non riusciranno a concordare il ventesimo pacchetto di misure restrittive.Il nodo principale riguarda le proposte più dure relative al settore energetico, in particolare al petrolio russo. Nel quadro della preparazione del nuovo pacchetto, la Commissione europea aveva avanzato l’ipotesi di un divieto totale per le imprese europee di partecipare al trasporto di greggio russo e di fornire servizi collegati.La misura avrebbe incluso non solo il trasporto via mare, ma anche una vasta gamma di attività: manutenzione delle navi, approvvigionamento, finanziamento e assicurazione delle petroliere che trasportano petrolio russo, indipendentemente dalla bandiera delle imbarcazioni.L’obiettivo era rafforzare il sistema di restrizioni già esistente e limitare ulteriormente la capacità di Mosca di esportare petrolio sui mercati internazionali attraverso intermediari o flotte registrate in Paesi terzi.Tuttavia il progetto si è scontrato con divisioni politiche sia all’interno dell’UE sia tra gli alleati occidentali. Secondo quanto emerso dai colloqui diplomatici, né gli Stati Uniti né gli altri membri del G7 hanno sostenuto pienamente la proposta europea di un blocco totale delle importazioni e dei servizi legati al petrolio russo.La mancanza di una posizione coordinata tra Bruxelles e i principali partner occidentali ha di fatto impedito la creazione di un fronte comune sul trasporto e sulla gestione del greggio russo. Il sistema di sanzioni energetiche introdotto negli anni precedenti si basava infatti su un coordinamento stretto tra UE e G7, elemento considerato essenziale per garantire efficacia alle misure.In assenza di questo allineamento, il piano per un blocco più ampio rischia di rimanere sulla carta. Fonti diplomatiche indicano che, senza il sostegno degli Stati Uniti, è improbabile che l’iniziativa possa essere ripresa nel prossimo futuro.Lo stallo odierno evidenzia le difficoltà crescenti nel mantenere un consenso internazionale sulle sanzioni energetiche contro Mosca, soprattutto mentre il conflitto in Ucraina continua e le dinamiche economiche globali rendono più complesso l’adozione di nuove restrizioni su larga scala.