“Il governo faccia scelte più coraggiose sui senzatetto. La risposta dei dormitori non basta”

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“Non riusciamo da anni ad uscire dalla logica emergenziale con una seria politica sulla casa. La risposta dei dormitori non basta per i clochard”. A lanciare il campanello d’allarme è Alessandro Carta, il presidente Federazione italiana organismi per le persone senza dimora. Da gennaio ad oggi sono già morte 53 persone senza fissa dimora. Il numero dei clochard che hanno perso la vita lo scorso anno è tristemente in linea con quello degli anni precedenti: 414, mentre nel 2024 erano venti in più e l’anno prima 414. “La morte delle persone senza dimora in Italia non è un evento eccezionale né circoscritto a specifiche emergenze stagionali”, dice il numero uno dell’associazione.Da anni il numero dei senza fissa dimora resta stabile. Evidentemente qualcosa non funziona?Il tema cruciale è capire come evitare che le persone finiscano in strada. Il decesso è l’ultimo anello dello stato di vulnerabilità. Il passaggio dalla casa all’essere senza un tetto è sempre più rapido. Nel nostro sistema prevale, spesso, solo la logica emergenziale. Ci sono molti dormitori ma manca una stabilità all’accesso alla casa. Il fatto che molte persone restano clochard per tutta la vita è una condizione che sembra insuperabile. C’è da registrare anche una barriera all’ accesso ai servizi. Si scopre sempre troppo tardi che ci sono patologie che non sono state curate. Il tema della salute è ambivalente, le risposte rispetto ai bisogni sono l’ultima cosa a cui un clochard pensa quando si deve trovare da mangiare ogni giorno.Le morti in strada interessano soprattutto uomini (91,5%) e persone di nazionalità straniera (56,5%). Perché le donne riescono a salvarsi maggiormente?Per la donna in strada esiste una tutela più strutturata, i luoghi di accoglienza per loro sono ben organizzati sul territorio: esistono percorsi di messa in protezione e le opportunità sono rafforzate. L’età è un dato che fa riflettere soprattutto per quanto riguarda i migranti: spesso troviamo queste persone per strada dopo un percorso di accoglienza. Sono uomini molto giovani che non tornano nel proprio Paese, ma allo stesso tempo non trovano soluzioni per la propria vita. Provi a pensare: se è difficile trovare casa per un 25enne italiano con famiglia, figuriamoci per un giovane migrante senza parenti…Un dato di fatto e una responsabilità è chiara: i dormitori non possono essere aperti solo quando fa freddo.È necessario ampliare e rendere strutturale l’offerta di soluzioni e interventi lungo tutto l’arco dell’anno, tenendo conto dei rischi che si presentano in ogni stagione: dalle ondate di calore estive alle problematiche sanitarie spesso trascurate, dalla mancanza di cure tempestive agli incidenti e ai suicidi legati a condizioni di grave isolamento e abbandono sociale. Con il cambiamento climatico è pericoloso vivere per strada anche d’estate. Contestiamo il principio: spesso si percepisce il fenomeno solo quando la vita è maggiormente esposta ma il rischio è 365 giorni l’anno.Manca un lavoro tra governo ed enti locali sul tema?Noi interloquiamo con il governo e con gli enti locali, ma chiediamo al primo scelte più coraggiose. Parcellizzare le politiche dedicate al sociale, non serve. I Comuni hanno avuto risorse dal Pnrr, ma non si può vivere attingendo ai fondi senza scelte programmatiche che hanno un criterio di continuità.L'articolo “Il governo faccia scelte più coraggiose sui senzatetto. La risposta dei dormitori non basta” proviene da Il Fatto Quotidiano.